Le api e Sylvia Plath

Giulia Regoli

Ci sono molte immagini che ricorrono spesso nella poesia di Sylvia Plath: i tulipani, la maternità, vari oggetti domestici e figure mitologiche. Ogni suo testo è costellato di simboli interconnessi che acquistano significati legati alla sua vita, ai suoi pensieri e alle sue emozioni su più livelli - traslati dal piano dell’esperienza a quello dell’immaginazione. Tra questi, le api compaiono nel 1959 e si susseguono fino al 1962, a pochi mesi dalla sua morte, in sei poesie che raccontano e riflettono su ciò che la scrittrice stava affrontando durante quel periodo.

 

1. Le api nella vita e nella morte

2. The Beekeper’s Daughter

3. The Bee Meeting e The Arrival of the Bee Box

4. Stings, The Swarm e Wintering

5. Conclusione

6. Fonti

 

1. Le api nella vita e nella morte

Le api hanno accompagnato Sylvia Plath lungo il corso della sua vita, anche se irrompono con continuità nelle sue poesie solo durante l’ultimo arco di essa. Infatti, suo padre Otto Plath era un entomologo e apicoltore: nonostante sia morto quando la poeta aveva solo otto anni, la loro relazione travagliata echeggia nella produzione letteraria della figlia, quasi tormentandola.

Giulia Regoli scrive di Sylvia Plath e le api su Canadausa

Come figura poetica, questi insetti iniziano a comparire insistentemente dal 1959, ripresentandosi di continuo nel 1962, pochi mesi prima della morte della scrittrice. All’epoca, Plath era sposata con Ted Hughes: un matrimonio che le ha portato via moltissimo, durante cui si sentiva relegata a una dimensione domestica che non le apparteneva ed è stata anche tradita con un’altra donna. Sempre durante quell’ultimo periodo, i due avevano iniziato anche a dedicarsi all’apicoltura - forse da qui si può intuire lo stretto legame tra vita e scrittura che intercorre sempre nelle sue opere. 

Le ultime cinque poesie sulle api, scritte nel giro di una decina di giorni (dal 3 al 9 ottobre del 1962), sono state composte in un periodo particolarmente fertile per l’attività letteraria ed erano state selezionate dall’autrice per chiudere Ariel, la raccolta di poesie che sarebbe stata pubblicata in seguito. L’11 febbraio del 1963, però, Sylvia Plath si uccide e l’infedeltà del marito continua anche dopo la sua morte: infatti, mette in ordine le poesie a suo piacimento, pubblicando una raccolta postuma che non era affatto quella pensata dalla poeta. Fortunatamente, però, anche dopo la fine della sua vita c’è stato chi l’ha ricordata con affetto e rendendo giustizia alla sua persona, come la sua amica Anne Sexton nel componimento Sylvia’s Death, in cui viene citato il suo hobby da apicoltrice.

 

2. The Beekeper’s Daughter

La prima delle poesie, The Beekeper's Daughter (La figlia dell’apicultore1959), è forse quella leggermente più lontana dalle altre e non si inserisce nel ciclo narrativo, anche se comunque tocca tutte le tematiche care alla metafora delle api e alla storia di Sylvia Plath. Il testo, infatti, è scritto dal punto di vista di una figlia che osserva suo padre muoversi tra gli alveari. Facendo eco alla famosa poesia Daddy, riprende quindi questo rapporto ambivalente di affetto e oppressione replicandolo nella struttura e nelle immagini del testo.

Giulia Regoli scrive di Sylvia Plath e le api su Canadausa

Infatti, tutto si apre con una descrizione quasi chirurgica del piccolo giardino osservato: colori vividi, movimenti entusiasmanti, “viola, picchiettate di scarlatto, nere / le grandi corolle si dilatano, arrovesciando la loro sete” (Plath, 331). A prima vista sembrerebbe l’appassionata osservazione di una dinamica naturale, salvo poi l’alone di malinconia e declino che impregna l’intero scenario. L’impollinazione e la fertilità si fanno fatali, “un frutto che è morte assaggiare”, e l’euforia lascia spazio all’afflizione non appena l’occhio si avvicina e si accorge di guardare un contesto di dominio, in cui chi narra si sente in connessione con le api assoggettate. 

L’ultimo verso della poesia, “l’ape regina sposa l’inverno del tuo anno”, contiene in sé questa ambivalenza: un legame emotivo con ciò che distrugge; quello che inizialmente sembra stupendo si rivela morte annunciata, fondendo l’inizio e la fine in un groviglio emotivo difficilmente districabile.

 

3. The Bee Meeting e The Arrival of the Bee Box

Nel 1962, nel pieno di quello che è stato definito il suo exploit creativo, Sylvia Plath compone una sorta di racconto che riguarda proprio il mondo apistico: la prima poesia della sequenza è The Bee Meeting (Il convegno delle api), il cui sfondo è proprio un villaggio-alveare. Qui, le tematiche fondamentali sono l’alienazione e la performatività della femminilità, contenuti che ricorrono spesso nelle opere dell’autrice e che vengono analizzati anche nel suo unico romanzo, La campana di vetro. Nei versi, essi assumono un vestito più metaforico rispetto alla prosa, narrando di un’identità che è in realtà un’imposizione e che, quindi, inevitabilmente conduce a un’estraneazione: “Nel mio abito estivo sbracciato non ho protezione, / loro invece sono tutti guantati e coperti, perché nessuno mi ha avvertito?” (Plath, 615).

I corpi delle donne sono assimilati a quelli delle api, oberati di lavoro e sempre sotto stretto controllo, criticando velatamente la società dell’epoca. Probabilmente, c’è uno stretto parallelismo tra la scrittura di queste parole e il contrasto interiore vissuto dalla scrittrice: essere moglie e madre o essere poeta. Questa è stata una delle dicotomie più profonde che ha attraversato per tutto l’arco della sua esistenza, forse specialmente verso quegli anni in cui aveva anche scoperto il tradimento del marito. 

Man mano che si continua la lettura, la poesia diventa sempre più claustrofobica, comunicando un senso di immobilità e di impotenza proprio dell’oppressione vissuta dai corpi femminilizzati. Nel componimento seguente, The Arrival of the Bee Box (L’arrivo della cassetta delle api), il concetto di potere viene assegnato al punto di vista di chi narra: una persona che ha, appunto, appena ricevuto una cassetta di api e si interroga su cosa e come vivano le creature intrappolate al suo interno. 

Da oggetto passivo quale la cassetta può sembrare, lentamente viene descritta in altri suoi aspetti: dal rumore che la voce narrante sente ai piccoli esseri viventi che contiene, “ho solo ordinato una cassetta piena di pazze. / Si possono rimandare indietro” (Plath 621). Il potere, dapprima subito negli altri componimenti, diventa un’arma se preso in mano - così, può intossicare chi lo detiene o portarlo a riflettere, come in questo caso. Alla fine la decisione è quella della liberazione, perché “la cassetta è solo temporanea” (Plath 621). Questo stesso oggetto si può anche leggere come metafora della vita umana: chi parla sta ragionando sul senso di detenere il potere della propria vita e dei propri pensieri, e non sa cosa farci - la decisione finale è quella di lasciarsi andare, rispecchiando quella che poi è stata la fine della vita di Sylvia Plath col suo suicidio. 

 

4. Stings, The Swarm e Wintering

In Stings (Pungiglioni) questa esplorazione dell’identità passa attraverso la perdita del sé per poi arrivare a una potente reclamazione della propria individualità attraverso la figura dell’ape regina. La sua presenza all’interno dell’alveare all’inizio è un dubbio, poi diventa un timido mormorio, per poi alla fine trasformarsi in un’apparizione energica e vigorosa. “Eccola in volo, adesso, / terribile come non mai, rossa / ferita nel cielo, rossa cometa” (Plath 629), che si libera metaforicamente dalle catene legate all’oppressione e risorge nel suo splendore. A tal proposito, è indicativo il fatto che una delle biografie più complete sulla vita di Sylvia Plath si intitoli appunto Red Comet, scritta da Heather Clark e finalista del premio Pulitzer 2020.

Giulia Regoli scrive di Sylvia Plath e le api su Canadausa

L’immaginario continua a espandersi in The Swarm (Lo sciame): il microcosmo di un tentativo di sparare per distruggere uno sciame di api si fa portavoce di riflessioni che riguardano l’universo reale storicamente e filosoficamente. Plath costruisce, in questo caso, un’allegoria pregna di ironia che rispecchia grandi conflitti mondiali e l’inevitabilità del decadimento del potere, specialmente se esercitato senza misura e considerazione. Lo sciame “è così stupido che scambia le pallottole per tuoni” (Plath 631), viene sconfitto dalla propria sconsideratezza, proprio come Napoleone nel suo disastroso tentativo di invadere la Russia, diventando portavoce della profonda idea che non esiste autorità senza la sua ineluttabile caduta

A conclusione di questo ciclo c’è poi Wintering (Svernare): un componimento dai contorni oscuri che racchiude in sé un’abissale espressione di resistenza. L’inverno pian piano si trasforma in primavera, e le api - vere protagoniste - sopravvivono al periodo più ostile nella “stanza in cui non ho mai potuto respirare” (Plath 637). Anche qui, le aspettative e i limiti posti nei confronti delle persone socializzate donne soffocano a tal punto che non c’è una certezza di salvezza, eppure, “le api volano. Sentono il sapore della primavera” (Plath 639).

 

5. Conclusione

Oltre che un’importante parte della vita quotidiana di Sylvia Plath, le api nelle sue poesie si fanno anche simbolo di tutto ciò che la scrittrice viveva sulla propria pelle: la violenza, le aspettative tradite, le marginalizzazioni patriarcali. Attraverso le varie figure dello sciame, dall’ape regina alle api operaie, l’autrice costruisce metafore potenti riguardo ai temi dell’identità, del potere e dell’abuso. Non a caso, gli insetti cambiano ruolo a seconda del punto di vista e dello stato d’animo di chi li osserva: possono essere comunità, distruzione, o entrambe le cose assieme. Quello che rimangono sempre, però, sono punti di riferimento nell’immaginario letterario dell’ultimo periodo di Sylvia Plath, incarnando i suoi complessi sentimenti riguardo alla sua vita privata e al contesto storico e sociale in cui viveva.

 

6. Fonti

Clark, Heather. Red Comet: The Short Life and Blazing Art of Sylvia Plath. 2020.

Kilkenny, Katie. “The Ending Sylvia Plath Wanted” su The Atlantic (data di ultima consultazione: 10/01/2026).

Plath, Sylvia. Tutte le poesie, a cura di Anna Ravano. 2019.

Zarevich, Emily. “Sylvia Plath’s Fascination with Bees” su JSTOR Daily (data di ultima consultazione: 10/01/2026).



Foto 1 da Hindustan Times.

Foto 2 da Little Green Bees.

Foto 3 da Poetry Rules.

Foto 4 da Penguin Random House.

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