Videodrome: il corpo criminale di David Cronenberg

Susanna Luppi

Sempre più spesso termini come “ibridazione e “schizofrenia rimbalzano nell’aria e contribuiscono a definire i tratti distintivi della società contemporanea. David Cronenberg lo aveva già capito negli anni ‘80, decade in cui ha dato il via a una carrellata di film passati alla storia nonostante l’etichetta riduttiva – o che forse ne amplifica la densità di contenuti – di sci-fi horror come Brood (1979), Videodrome (1983), The Fly (1986), Dead Ringers (1988), Naked Lunch (1991), Crash (1996), eXistenZ (1999).

 

Tra i temi più cari al regista figurano l’estensione tecnologica del corpo umano, la psicologia di soggetti che vivono in una realtà sovraeccitata a livello consumistico, sfocamenti percettivi tra realtà e immaginazione, e la sovversione della propensione tradizionale al sesso e alla morale (Lamberti, 2000). In definitiva, uno sci-fi horror intriso di sociologia fino al midollo. Non a caso, si riconosce un’attenzione alla letteratura contemporanea come nel caso di Naked Lunch (1959) e Crash (1973), trasposizioni rivisitate degli omonimi romanzi di William Burroughs e James G. Ballard.

 

Forse, Videodrome è il primo lungometraggio che ha indagato in modo manifesto il potenziale manipolativo dei media e come l’essere umano ne resti travolto senza alcun sospetto. Questa riflessione è introdotta già dai primi frame, in cui si cela una sovrapposizione tra realtà e realtà simulata.

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La prima ripresa si muove in un salotto buio e, mentre si assiste alla canonica carrellata di titoli introduttivi, l’immagine si assesta su uno schermo televisivo in secondo piano, su cui scorrono altri titoli (forse di coda). Il primo piano è occupato dalla sagoma di un uomo (Max) che, rigorosamente di spalle, dorme su un divano. Dopodiché, il televisore interno presenta il nome della rete, CIVIC-TV, e la macchietta grottesca di un uomo che guarda la Tv accoccolato su un sofà. I titoli iniziali di Videodrome, si configurano come estensione del televisore di fronte a cui dorme passivamente il protagonista del film, e non solo lui. 

 

Cronenberg dà il via a un gioco concettuale che sfonda lo schermo e coinvolge lo spettatore in modo diretto, forse anche un po’ ironico, servendosi di una concomitanza attoriale (personaggio, attore, spettatore) che innesca una serie di proiezioni di soggettività.

Tra il televisore di Max e quello dello spettatore si genera una reazione a catena che sfocia in una triplice proiezione: la macchietta corrisponde al personaggio che, a sua volta, si riflette nella persona reale.

 

Max Renn (James Woods) è il presidente della CIVIC-TV, rete televisiva di basso budget che vivacchia su un palinsesto di programmi forti, basati su sesso e violenza di bassa qualità. L’obiettivo di Max è offrire spettacoli di largo consumo, assecondando la richiesta della massa, senza porsi troppi problemi sull’etica. Frase emblematica è “Quello che serve a noi è qualcosa di forte. Che spacchi” (Videodrome, 1983).

Qualcosa che “spacca” è trovato da Harlan (Peter Dvorsky), operatore al soldo di Max, specializzato nel piratare segnali satellitari per rubarne gli spettacoli.

Così, al protagonista/spettatore è somministrata la prima dose di un programma presumibilmente trasmesso dalla Malaysia, Videodrome: trenta secondi di tortura, su sfondo neutro e dalla resa estremamente realistica.

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Dopodiché, è introdotta Nicki Brand (Debbie Harry), conduttrice radiofonica dalla propensione sadomaso che instaura una relazione con Max. I due si conoscono a un talk show a cui partecipa anche il professor Brian O’Blivion (Jack Creley), personaggio piuttosto controverso che si mostra e comunica solo in video – la sua presenza fisica è rappresentata dal suo volto in un televisore.

 

Tra fato e caso, Nicki scopre le registrazioni di Videodrome, ne è ammaliata e decide di fare un provino per partecipare allo show. In seguito,.  Max scopre che il segnale del programma non proviene da un luogo esotico e lontano come la Malaysia, ma è trasmesso da Pittsburgh, quindi dagli Stati Uniti, casa sua – elemento metaforicamente molto efficace.Inoltre, sembra essere coinvolto il professor O’Blivion il cui quartier generale risulta insediato in una missione cattolica, ironicamente chiamata The Cathodic Mission, ovvero, la missione catodica. Qui, sono offerte dosi di TV a senzatetto che hanno sviluppato una dipendenza verso questo medium. Bianca O’Blivion (Sonja Smits), figlia del professore, gestisce l’attività e offre a Max delle risposte attraverso una videocassetta in cui suo padre ha registrato un monologo: “mio padre si rifiuta di conversare con chiunque da almeno vent’anni. Solo il monologo è il tipo di discorso che lui sa fare” (Videodrome, 1984).

Durante la notte, Max è a casa intento a lavorare con in sottofondo una registrazione di Videodrome, scena che richiama la dipendenza video dei senzatetto ospitati dalla missione.

Il protagonista è in preda alla paranoia: ha acquistato una pistola a scopo di difesa ma, paradossalmente, non sa usarla. Nel frattempo, riceve una visita inaspettata dalla segretaria, che gli consegna alcuni materiali. Ed ecco la prima allucinazione: Max immagina di schiaffeggiare la donna, visualizzando al suo posto una richiesta sadomaso di Nicki. Di fatto, primo sintomo di intossicazione da Videodrome. Ancora più confuso, Max guarda la cassetta di O’Blivion in cui quest’ultimo inizia una riflessione socio-filosofica sull’utilizzo dei media, sostenendo che Videodrome è un campo di battaglia socio-politico in cui si combatte una guerra per controllare le menti degli statunitensi. Poi, una seconda allucinazione: O’Blivion è soggetto a un’esecuzione in diretta (elemento violento) e subito dopo compare una gigantografia delle labbra di Nicki che inducono Max ad avere una sorta di rapporto sessuale con il televisore (elemento sessuale) – da notare che Cronenberg ha trasformato la macchina in corpo organico, con tanto di vasi sanguigni, rigonfiamenti e pulsazioni tipici di un organo “vivo”.

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Il giorno seguente, Max torna alla Missione Catodica in cerca di risposte e, finalmente, le ottiene: Bianca O’Blivion spiega che il messaggio malsano non è contenuto nelle immagini, che sono allucinazioni soggettive, bensì nel segnale di Videodrome. Inoltre, chiunque sia sottoposto ad esso è destinato a subire una mutazione interna, poiché sviluppa una sorta di cancro che plasma un nuovo tipo di carne.

 

Questa sorte è capitata a suo padre che, da bravo pioniere, si è esposto a Videodrome, ne è rimasto contagiato ed è morto. Durante il suo ultimo anno di vita, O’Blivion ha registrato migliaia di video, che ora costituiscono la base delle sue apparizioni televisive.

Più tardi quella notte, Max assiste a un’altra VHS di O'Blivion e vive un’ennesima allucinazione in cui si infila la pistola in una fessura nell'addome e la ingloba dentro di sé – metaforicamente, Max incorpora la violenza di Videodrome.


Con questo battesimo del fuoco, il corpo di Max è divenuto una nuova fucina in cui carne e armi si possono fondere e diventare estremamente pericolose. Così, entra in scena Barry Convex (Leslie Carlson) che è manager della Spectacular Optical Corporation, una ditta di occhiali che funge da facciata per un'azienda che sperimenta nuovi tipi di armi. Barry induce Max a indossare una sorta di casco realizzato per somministrare il segnale di Videodrome e registrare le allucinazioni di chi lo indossa — l'anticipazione dell’Oculus VR è quasi sconcertante. Dopo l’ennesima fantasia sadomaso in cui la figura di Nicki si sovrappone a quella dell’apparecchio tv, Max si sveglia a casa sua e trova accanto a sé il cadavere di una sua collaboratrice, Masha, paelesemente sodimizzata. In preda al panico, il protagonista contatta il fidato Harlan per fotografare la scena del crimine. Tuttavia, al suo arrivo Harlan non vede nulla. Max ha completamente perduto la capacità di distinguere la realtà dall’allucinazione. E finalmente, è tutto svelato: Harlan ha sempre lavorato segretamente per Barry, il cui scopo è porre fine al decadimento culturale del Nord America utilizzando Videodrome per uccidere chiunque sia ossessionato dal sesso e dalla violenza. Il coinvolgimento di Max in questa faccenda è stato pilotato fin dall’inizio, al solo fine di utilizzare la sua rete per diffondere il malsano segnale. Ormai Max è compromesso; il suo corpo, mutato dall’interno, è succube di Videodrome e per questo manipolabile. Ora, Harlan sfrutta la sua metamorfosi e inserisce una VHS pulsante nell’apertura sul suo torace, programmandolo a uccidere i suoi soci per ottenere il pieno controllo della CIVIC-TV.

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L’automa Max esegue e anche Bianca O’Blivion sta per liberarsi quando quest’ultima però lo pone di fronte all'allucinazione di se stesso e riesce a riprogrammarlo. Ora è Bianca a impartire ordini a Max offrendogli un’altra VHS (sempre più organica) e convincendolo a seguirne il verbo: il suo scopo è distruggere Videodrome in quanto arma, ma vuole preservare il potenziale alla sua base. Come un fondamentalista religioso, il suo motto è “morte a Videodrome. Gloria e vita alla nuova carne”.

 

Max adempie agli ordini: si libera di Harlan e Barry attraverso il suo corpo mutato che, da quando si è unito alla pistola, può generare armi-organismo. Dopodiché, si rifugia in una nave abbandonata in stato confusionale. Qui ha luogo la sua ultima allucinazione in cui Nicki, ora solo una voce di un dispositivo tv palpitante, gli suggerisce di passare allo step successivo: abbandonare il suo corpo. Uccidersi per poter ascendere e vivere nella nuova carne. Max, senza altre soluzioni per mano, esegue, recitando un'ultima volta “gloria e vita alla nuova carne”.

 

Elemento notevole in Videodrome è il potere simbolico dei personaggi. I principali sono introdotti durante la scena del Talk Show il cui topic del giorno ne sviscera strategicamente la natura: può un bombardamento mediatico di sesso e violenza influire sul pubblico, contribuendo a una disumanizzazione e de-sensibilizzazione collettiva? 

 

La prima grande apparente dicotomia si nota tra Max e Nicki.Max corrisponde metaforicamente all’emittente televisiva, ovvero al medium visivo. Vende eccitazione sensoriale, che sia sesso o violenza, poiché il mercato lo richiede. L'individuo vive in una dimensione di sovraeccitazione costante, per cui Max si sente autorizzato a venderla per sopravvivere. Inoltre, la ritiene una valvola di sfogo, un modo per evitare che comportamenti estremi si verifichino nella realtà. In sostanza: se ne lava le mani.

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La sua controparte è Nicki che metaforicamente corrisponde alla radio, al medium orale.

Nicki è una psicologa e conduce un programma radiofonico in cui aiuta in diretta persone in preda a forti crisi. Persone sovraeccitate o che hanno difficoltà a gestire la sovraeccitazione di massa intorno a loro. Nicky sembra impersonare la cura ai traumi veicolati da Max.

 

Questa contrapposizione polarizzata tra video e audio richiama fortemente le teorie di Marshall McLuhan a proposito dei media caldi e freddi, che egli riconosce nella radio e nel televisore (McLuhan, 20011).

 

Stando al critico canadese, la radio è un medium caldo, estremamente coinvolgente e monopolizzante poiché veicola un’informazione ad alta definizione e a senso unico. NIcki è convincente con i suoi ascoltatori, riesce a persuadere solo con la voce. La stessa voce che indurrà Max al suicidio.

 

Il televisore invece corrisponde a un medium freddo, veicola informazioni a bassa definizione, frammentate, e necessita la partecipazione dell’utente. Tuttavia, Max è inconsapevole della sua funzione di televisore: ne è solo sommerso e si fa veicolo passivo: infatti, quando il suo corpo muta, la sua essenza devia verso il videoregistratore

Come due media in fase di contaminazione, Max e Nicki sono attratti l’uno dall’altra e, dopo l’incontro al talk show, iniziano a frequentarsi. La ragazza è un personaggio controverso, che sembra essere cosciente della realtà sovraeccitata in cui vive ma ne è anche succube. Infatti, è attratta dalle registrazioni pirata di Videodrome, tanto da tenerle in sottofondo mentre ha un rapporto sessuale sadomaso con Max. Proprio qui, ha inizio la caduta negli inferi del protagonista che esperisce la prima sovrapposizione tra realtà e video – per un istante, il setting di Videodrome scavalca lo schermo ed entra a far parte della sua stanza. La passività di Max è tra le prime cause che lo condurrà a una condizione fatale di narcosi. 

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Nicki invece, essendo consapevole, accorderà la sua essenza di medium caldo con quello freddo, dando avvio alla sua metamorfosi col televisore. La voce della nuova Nicki-Tv ora necessita di partecipazione per trasmettere il suo messaggio; Max, in posizione di fruitore/spettatore, asseconda la richiesta entrando fisicamente nello schermo durante un rapporto sessuale.

 

Il professor O’Blivion e sua figlia Bianca sembrano simboleggiare una strana miscela tra potere scientifico e religioso: il primo in quanto martire; la seconda in chiave di sacerdotessa. Il professore sacrifica se stesso per la ricerca, per offrire all’umanità una nuova estensione tecnologica. La seconda, svolge un’operazione di conservazione e diffonde il verbo del padre. Bianca, Brian e la tecnologia si sovrappongono alla sacra trinità, proponendo una contaminazione con la scienza. Il messaggio degli O’Blivion ha una nuova forma ed è fatto di nuova carne; è custodito nelle urne di una videoteca (che richiama un reliquiario agiografico) e, come il verbo divino, ha un forte potere di manipolazione. Non a caso padre e figlia operano in una chiesa. La chiesa è un luogo sacro e simbolico in cui si cercano risposte attraverso un contatto virtuale con il divino. Si comunica in genere attraverso la preghiera. Di fatto, si parla da soli. Il monologo è la comunicazione che più si confà all'ambiente della chiesa. Il monologo è l’unica forma di dialogo utilizzata dal professor O’Blivion.

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In Videodrome il linguaggio (medium per eccellenza) ha un ruolo significativo. Le parole sembrano costruire una rete nascosta di significati funzionali all’interpretazione del film. Il nome CIVIC-TV gioca col fatto che di civico, dunque normo-educativo, la rete di Max ha un bel niente. Combinazioni come “the Cathode Ray Mission”, o il professor “O’Blivion” che, oltre a significare oblio, fa amichevolmente il verso a Marshall McLuhan (peraltro, professore alla University of Toronto durante il periodo di studi di Cronenberg), intavolano il gioco tra simulazione e realtà che pervade tutto il film. Lo stesso vocabolo “Videodrome” indica letteralmente un video-dromo, una video-arena (se si considera la derivazione greca di δρόμος «corsa, corso» dal tema di δραμεῖν «correre»); ma sembra sottendere anche la parola sindrome, dunque una concomitanza di sintomi che confluiscono nell’espressione di una malattia. Nel corso del film, Max subirà, di fatto, un crescendo di allucinazioni, sintomo di una malattia organica che cresce dentro di lui e che lo porterà all’autodistruzione. “Il tuo corpo ha già subito molti cambiamenti. Ma è solo l’inizio. In te sta nascendo la nuova carne” (Videodrome, 1983)

 

Questa “nuova carne” è un elemento ricorrente nel cinema di Cronenberg, tanto da divenire una dichiarazione poetica sul corpo e la sua implicazione col cinema. Citando il regista,

 

Il pittore Willem de Kooning disse ‘La carne è la ragione per cui è stata inventata la pittura ad olio’. Io dico, il corpo umano è la ragione per cui è stato inventato il cinema. Il volto, il corpo, sono il suo vero soggetto, l’oggetto più fotografato del cinema. Il cinema è il corpo”. (Cronenberg, 2021).

 

Il corpo e le sue metamorfosi estreme sono il medium artistico attraverso cui Cronenberg si esprime. E secondo il canadese, l’arte è per natura è criminale. Questo perché l’arte è intrinsecamente dirompente e si muove in modo sottocutaneo, sotto il radar, mentre la società al di sopra di essa cambia (Cronenberg, 2021). 

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Videodrome è estremamente sottocutaneo. È una sindrome criminale che infetta e travolge chiunque ne entri a contatto. Muta i corpi e muta il cinema. Girando film come Videodrome, Cronenberg supera i generi convenzionali  impastando una materia nuova: nuove estensioni tecno-organiche si amalgamano perfettamente alla sociologia e all’arte, prefigurando nuove situazioni cognitive e nuove categorie di umani.

In Cronenberg il corpo è medium: servendosi di estensioni più o meno tecnologiche, i corpi si fanno terreno di gioco e soggetto insieme, si ibridano con l’artificiale e generano una nuova “organicissima” carne. Traducono in materia biologica la sovraesposizione a meccanismi sociali, perlopiù malsani, facendosi tutt’uno con i media che li veicolano. Il corpo è il primo e imprescindibile strumento percettivo dell’uomo, il primo medium.

Il medium è il messaggio, dice McLuhan. 

Il messaggio è fatto di nuova carne: è un corpo criminale, aggiungerebbe Cronenberg. 

 

Bibliografia e sitografia 

Lamberti E., Crash by J. G. Ballard and D. Cronenberg: Prosthetic Bodies and Collective Psychopathologies, in TEXTUS, vol. XIII-1, 2000;

 

Rodley C., (a cura di), Cronenberg on Cronenberg, London, 1992;

 

Cronenberg D., L’arte come crimine, in Linus n° 10, ottobre 2021;

 

McLuhan M., Media caldi e freddi in Capire i media. Gli strumenti del comunicare, Milano, 2011;

 

Cronenberg, David in treccani.it (data di ultima consultazione: 08/03/25);

 

Cronenberg D., Introduction. The beetle and the fly, in The Metamorphosis, a new translation by Susan Bernofsky, New York, , 2015, consultabile online in books.googl.it (data di ultima consultazione: 08/03/25);

 

Armentano C., Elementi postmoderni nell’horror americano contemporaneo. Forme testuali e culturali della mutazione 1968-1998, 2008, consultabile in core.ac.uk (data di ultima consultazione: 08/03/25);

 

Intervista esclusiva a David Cronenberg: tra cinema e fumettolezionidifumetto.it (data di ultima consultazione: 08/03/25);

 

Il desiderio indicibile. Corpo, malattia e linguaggio nel cinema di David Cronenbergliminavista.it (data di ultima consultazione: 08/03/25);

 

Cinema has been permanently disrupted, David Cronenberg Venice (2018)youtube.com (data di ultima consultazione: 08/03/25).

 

Foto 1, visitcomo.eu

Foto 2, senscritique.com

Foto 3, tohorrorfilmfest.it

Foto 4, moriareviews.com

Foto 5, i400calci.com

Foto 6, theartsdesk.com

Foto 7, coeval-magazine.com

Foto 8, moma.org