Cos’è la molly culture? Lo racconta A.J. West, autore del romanzo Il tradimento di Thomas True

Susanna Luppi

Intervista ad A.J. West

Il tradimento di Thomas True (The Betrayal of Thomas True, 2024) è un romanzo giallo ambientato nella Londra georgiana, incentrato sulla cultura gay underground della città, nota come molly culture

In questo contesto, il giovane protagonista Thomas True si troverà a scoprire l’affascinante realtà clandestina delle molly house londinesi, potendo finalmente esprimere la sua omosessualità senza essere perseguitato o torturato. Dal suo ingresso alla molly house di Madre Clap, una serie di omicidi inizia a minacciare la comunità, rendendo sempre più evidente che tra loro si annida un traditore. Si tratta di Thomas, borghese di periferia e figlio vessato di un rigido uomo di chiesa, oppure ci sono intrighi più profondi, legati ad altri membri del gruppo? Il mistero si fa più fosco quando Thomas si avvicina sentimentalmente a un altro uomo e la Society for Reformation of Manner (violenti persecutori di gay e prostitute legittimati dal governo, ndr) sembra sul punto di scoprire e condannare gli avventori di Madre Clap.

AJWest_autore_romanziere_IlTradimentoDiThomasTrue_narrativa_SusannaLuppi_CanadaUsa

L'autore di questo intenso mystery thriller è A.J. West, scrittore britannico originario del Buckinghamshire. Dopo gli studi di letteratura inglese, West è stato giornalista presso la BBC a Londra e nell'Irlanda del Nord. Oltre a trascorsi radiofonici e televisivi, oggi lavora nel settore della comunicazione e delle pubbliche relazioni e, soprattutto, è un autore di narrativa. La sua prima opera, La meccanica degli spiriti (The Spirit Engine, 2021) ha vinto l'HWA Debut Crown Award nel 2022. La seconda, Il tradimento di Thomas True, è stata nella Top Ten Bestseller del Sunday Times e ha vinto il CWA Historical Dagger Award nel 2025.

A.J. West ci ha gentilmente concesso un’intervista scritta, permettendoci di conoscere meglio lo spirito eclettico con cui ha congiunto la ricerca giornalistica alla passione per storia e narrativa.

 

D: Parliamo un po’ di te. Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

R: Penso che tutto sia iniziato quando ero solo un ragazzino in cerca di amici. Il mondo sembrava un logo spaventoso o, perlomeno, non mi sentivo abbastanza per farne parte. Così, mi sono rifugiato nella mia dimensione e ho letto libri - anzi, li divoravo, trovando evasione e amicizia. È stato dunque un processo naturale iniziare a scrivere le mie storie, riflettendo sul potere delle parole. Tuttavia, non mi sono sentito qualificato per essere uno scrittore fino alla fine dei 30 anni.

 

D: Entrambi i tuoi romanzi - La Meccanica degli Spiriti e Il tradimento di Thomas True - possono rientrare nella narrativa storica. Mentre il primo è ambientato in una gotica Irlanda del Nord all’inizio del XX secolo, il secondo prende vita tra le strade della Londra georgiana. Perché hai scelto di esplorare questo particolare periodo storico? 

R: Direi che sono loro ad aver scelto me. Almeno, non ho pianificato di scrivere proprio queste storie: sono solo incappato in loro durante le mie ricerche storiche. Mi piace imparare dalla storia e sono rimasto colpito da quanti avvenimenti incredibili siano stati dimenticati. Vite di un’enorme importanza non si ricordano più. Persone conosciute in tutto il mondo sono ora sconosciute, anche per i propri discendenti. Trovo sia affascinante e un sano promemoria del fatto che anche noi, verosimilmente, saremo dimenticati. Per cui dovremmo cercare di divertirci mentre siamo qui.

Comunque sì, mi è piaciuto il primo ‘900 per il conflitto tra tecnologia moderna, guerra e fede; mentre del ‘700 mi ha colpito quanto le molly house fossero simili ai club e spazi queer del presente. In ogni momento della storia, si trovano più affinità che differenze tra le epoche, e ciò dà speranza in questi tempi difficili; tuttavia, sono contento quando i lettori affermano che i miei libri offrono lezioni dal passato. Questo è ciò che rappresentano anche per me.

mollyhouse_molly_mollyculture_Londra_1700_AJWest_SusannaLçuppi_CanadaUsa

D: Puoi raccontarci qualcosa sulla molly culture? Da dove viene la parola molly?

R: Sì pensa che il termine “Molly” provenga dal latino “Molis” che significa morbido, ma non è certo. In ogni caso, abbiamo una parola in inglese “Mollycoddling”, ovvero quando una madre tratta il figlio con troppa gentilezza, rendendolo tenero: un termine con cui la società intende “gay”. L’etimologia è interessante, ma ciò che più mi intriga è che le molly usavano questo termine per indicare se stesse, come motivo d’orgoglio. Sembra simile al modo in cui “queer” è stato assunto dalla comunità in tempi più recenti.

 

D: La molly house di Madre Clap è molto affascinante nella sua ambivalenza: è un luogo sicuro ma anche un locale in cui bisogna guardarsi le spalle dai ratti, o traditori. Quì un altro animale calca la scena: il pavone. Perché questo uccello si fa simbolo della molly house di Madre Clap?

R: È un’ottima domanda: non mi era ancora stata posta. La verità? Ero alla ricerca di un simbolo per le molly, senza di fatto trovarlo. Poi, mentre mi occupavo dell’editing finale, è arrivato il primo progetto della copertina che presentava un pavone nella parte alta. È stata un’epifania. In quel momento ero in palestra, ho posato il manubrio e ho pensato: devo correre in biblioteca!

Alla fine del giorno seguente, il pavone è divenuto l’emblema delle molly. Naturalmente, il modo in cui il pavone maschio rivela la sua bellezza, ondeggiando le piume, simboleggia le molly, che fanno lo stesso con i loro abiti, la loro sessualità, le loro voci e il trucco. Ad ogni modo, nel libro ci sono altri espedienti visivi che i lettori notano: uno tra questi è la cupola della cattedrale di Saint Paul. È presente in tutta la narrazione. All’inizio è una dura sporgenza di mattoni in lontananza. Alla fine è una morbida cupola, al centro della storia d’amore di Gabriel. Il lettore può interpretarla come preferisce.

D: I personaggi de Il tradimento di Thomas True sono intensi e pittoreschi: alcuni di loro mostrano una sensibilità profonda, altri una crudeltà a tratti grottesca. Ti sei ispirato a personaggi storici realmente esistiti?

R: Mi sono ispirato innanzitutto a persone reali, tratte dalla mia esperienza personale. Credevo che chiunque condividesse la mia sessualità potesse essere un amico. Ovviamente era un pensiero ingenuo. Preferisco le storie queer che riflettono il vero animo delle persone: a prescindere da chi troviamo attraente, possiamo essere buoni o meschini, onesti o falsi, generosi o impietosi. Questo è emerso anche nella mia ricerca. Nella vita reale, le molly erano una comunità coraggiosa e personalità come Madre Clap erano alleati incredibilmente importanti per la cultura omosessuale dell’epoca. Gabriel e Thomas (i protagonisti del romanzo, ndr) si basano su persone reali, giustiziate in seguito alle incursioni del 1726 nella molly house di Madre Clap – tra cui Gabriel Lawrence, un lattaio e padre single di sua figlia, rimasta orfana dopo la sua impiccagione. La sua famiglia e la comunità hanno testimoniato in tribunale per salvarlo, ma non ci sono riusciti. C’erano anche veri traditori, come Mark Partridge che indirizzò i poliziotti da Madre Clap, forse per dispetto, forse perché minacciato, ricattato, spaventato, o per mero opportunismo. Charles Hitchin era – in senso moderno – il capo della polizia londinese e membro della Society for the Reformation of Manners, circa nel periodo in cui è ambientato il mio libro. Era noto anche per frequentare le molly house e, di fatto, quando fu arrestato e messo alla gogna a Charing Cross, le molly si ribellarono. Il passato è un luogo molto complicato.

 

D: In quale personaggio de Il Tradimento di Thomas True ti riconosci di più? Avresti agito come lui se ti fossi trovato nei suoi panni?

R: Credo in parte Thomas per la sua speranza, la sua capacità di perdersi e il modo di fidarsi un po’ troppo facilmente delle persone. [Attenzione spoiler, ndr] Ho provato profonda empatia scrivendo la storia, soprattutto quando gli altri personaggi fraintendono le sue azioni. Mi sono sentito così molto spesso nella vita, tentando il mio meglio e senza riuscirci. In ogni caso, [Thomas] mi piace per la sua positività e penso sia un personaggio dolce, quindi cerco di somigliargli piuttosto che differire da lui. 

Londra_mappa_1720_PieterVanDerrAa_SusannaLuppi_CanadaUsa

D: Puoi raccontarci qualcosa dei Blackguard Children?

R: Era una vera comunità composta per lo più da bambini orfani e squattrinati che ottenevano cibo e qualche soldo sorvegliando il retro delle taverne da ladri e vagabondi. Dormivano nei caldi recessi in mattone delle fabbriche di bottiglie, dove queste ultime venivano raffreddate. I bambini avevano la propria rete criminale ed erano conosciuti per essere gli “occhi e orecchie” di Londra. Alcuni lettori li trovano un po’ inverosimili in un contesto storico, ma vorrei controbattere che una realtà così pericolosa, dal punto di vista di un bambino, non è tanto lontana da come l’ho rappresentata; inoltre, volevo catturare il loro underworld lillipuziano, con un tocco di magia.

 

D: Hai saputo ricreare una Londra incredibile. Tra scorci affascinanti e brutture da sobborgo il lettore è letteralmente immerso nelle vie della città: può vederla e respirarla. Può perfino sentirne gli odori. Hai visitato personalmente i luoghi che descrivi?

R: Una delle cose che preferisco di Londra è che si può ancora camminare per le stesse strade e negli stessi vicoli di centinaia di anni fa. Gli edifici sono cambiati, ma non le vie principali ed è possibile farsi un’idea molto vicina alla città di allora. Chiaramente alcuni palazzi esistono ancora come le chiese, il Royal Exchange e il Covent Garden, e ho trascorso molto tempo a familiarizzare con loro e a perlustrare le catacombe e i passaggi nascosti della città. Per esempio, [nel libro, ndr.] c’è un momento cruciale in cui Gabriel deve scendere dal tetto della torre di Saint Paul e correre verso una chiesa lungo il vecchio London Bridge: mi sono cronometrato percorrendo precisamente quella strada, servendomi della mappa di metà del ‘700 di John Rocque per capire come realizzare questo passaggio. È il modo in cui posso avvicinarmi di più al viaggio nel tempo. 

Circa la ricerca su come fossero le molly house, non ho avuto bisogno di spingermi oltre ai gay bar della Londra odierna. The Admiral Duncan, The Royal Vauxhall Tavern, Halfway To Heaven, The Cock in Kennington, The Eagle; mi hanno tutti dato un’ispirazione più che sufficiente. 

TheOldBeau_1773_MollyCulture_SusannaLuppi_CanadaUsa

D: Siamo in epoca georgiana, ma ogni tanto si percepisce un’atmosfera inquietante, quasi gotica. Riconosco uno stile che richiama senz’altro Charles Dickens, ma anche qualche nota dei grandi autori americani, come Edgar Allan Poe – per le atmosfere e la tensione in crescendo – e Henry James – per l’approfondimento psicologico. Ti identifichi in questi autori? Ci sono altri scrittori americani a cui ti senti più vicino?

R: Ammiro Charles Dickens più di quanto possa esprimere. Lui era affascinato da persone di ogni estrazione sociale e, a causa delle sue esperienze di vita, provava una grande indignazione. Anche lui aveva le sue imperfezioni e credo che questo conflitto e il senso di colpa si riflettano nella sua scrittura. Un aspetto che risuona con me. Non ho intenzione di scrivere libri per persone che cercano approvazione per le proprie opinioni; vorrei che le mie storie portassero a reagire e a pensare nello stesso modo in cui la ricerca ha innescato in me nuove prospettive. Provo una forte ammirazione per Henry James e Poe. Ciononostante, trovo difficile ammettere che leggere grandi autori mi ispira e mi intimidisce allo stesso tempo. Penso sempre a Isabelle Allende, quando ero un giovane lettore e scrittore, mi ha influenzato con le sue trame avvincenti e multi-generazionali; mi ci è voluto molto tempo per capire che semplicemente non scrivo come i grandi autori, e mai potrei o dovrei farlo. Loro fanno tutti parte del mio bagaglio personale. A proposito, sto leggendo Mary Renault, un’autrice che sapeva con precisione ciò che voleva e lo ha realizzato con uno stile straordinario.

 

D: La tua scrittura è coinvolgente e, potremmo dire, immersiva, come un film. Hai mai pensato di scrivere per il cinema? 

R: Ti ringrazio, mi piacerebbe molto. Il mio sogno è trasformare i miei libri in copioni teatrali e adattamenti cinematografici, ma dovrei lavorare con qualche esperto del settore. Scrivere romanzi richiede qualità specifiche, ma non si trasferiscono necessariamente a un’altra disciplina. Detto ciò, mi è stato riferito che la mia scrittura è piuttosto visiva, quindi potrebbe essere un ottimo punto di partenza: sarei entusiasta di lavorare per il teatro e il cinema. Se mi si presenterà un’opportunità, accetterò il tuo consiglio e coglierò al volo l’occasione.

 

D: Sul tuo website ajwestauthor.com – che consiglio caldamente di visitare – condividi parecchie informazioni relative alla tua ricerca sul periodo georgiano. Un tempo in cui persone omosessuali e queer erano perseguitate, torturate e giustiziate pubblicamente. Oggi queste pratiche inconcepibili e sadiche sono fortunatamente cessate. Ma nell’aria si respira molta intolleranza. Cosa ne pensi?

R: Sinceramente, penso che rischiamo di tornare all’epoca in cui l’omosessualità era illegale. Sembra difficile da credere per le persone del Regno Unito di oggi, e spero, per quelle di altri Paesi culturalmente liberali; ma la storia non ci narra di un progresso senza ostacoli o di libertà tutelate. Purtroppo, le civiltà si sono formate ed estinte e, con loro, molte libertà che un tempo erano date per scontate. Nel complesso, le cose oggi vanno meglio, ma un piccolo imprevisto nella storia può durare una vita intera, protraendosi per generazioni. Quindi, dobbiamo essere vigili e pronti a difenderci l’un l’altro. Come dicono le molly: “Always Together!

molly_mollyculture_AjWest_gogna_Londra_SusannaLuppi_CanadaUsa

D: Il tradimento di Thomas True ci mostra come a volte, una cosa semplice come l’amore sia un atto di sovversione o ribellione. L’espressione "Always together" lo rappresenta. Cosa significa per te?

R: Stavo cercando un grido di battaglia per le molly senza trovarlo. Poi, una sera ero al gay pub Halfway to Heaven e ho iniziato a parlare con una Mammy (mamma) irlandese che mi disse di essere lì con il figlio che aveva appena fatto coming out. È stato difficile per lei, ma voleva accertarsi che lui stesse bene al suo primo gay pub perchè era un ragazzo piuttosto giovane. Lei gli voleva bene e si preoccupava per lui. Ho detto che era un ragazzo fortunato e con un’alzata di spalle mi rispose :”That's my mantra…family should stick together, always together (“questo è il mio mantra… una famiglia dovrebbe restare unita, sempre unita”, ndt). L’ho tirata su, in un abbraccio (sono abbastanza alto e lei era minuta). In quel momento ho capito che lo avevo trovato. Personalmente, non sono sempre d’accordo con ciò che si dice nella comunità queer, ed è proprio questo il punto: non dobbiamo sempre condividere le nostre opinioni, ma ascoltarci e difenderci a vicenda quando abbiamo bisogno di aiuto. 

Di recente, ho finito di scrivere la prima storia mondiale delle librerie queer e una cosa è  emersa forte e chiara: ci sono sempre state divisioni all'interno della comunità LGBTQ+ ma, nei momenti cruciali, le persone si sono unite. 

 

D: Ultimo, ma non per importanza: stai lavorando a nuovi progetti? Puoi rivelarci qualcosa?

R: Sì, il mio primo libro di saggistica How Queer Bookshops Changed The World (il titolo non è tradotto poiché non ancora pubblicato, ndt) che sarà pubblicato negli USA a giugno. Spero verrà tradotto anche in altre lingue. È una storia intrigante e coinvolgente, piena di sorprese, fatti stimolanti e testimonianze. Sto anche ultimando la bozza del mio terzo romanzo, un giallo che si addentra nella vita del famoso attore vittoriano William Terriss.

Colgo l'occasione per ringraziare il mio pubblico e persone come te, il cui coinvolgimento aiuta molto il mio lavoro.