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Duchamp, la scienza dell’arte

Evento annullato o riprogrammato a data da destinarsi in adempimento all’ordinanza n° 1 del 23 febbraio 2020 emanata dal Ministro della Salute d'intesa con il Presidente della Regione Emilia-Romagna.

26FEB2020

/ La Soffitta

dalle 17:00 alle 19:00 - Complesso di Santa Cristina, Aula Magna (p.tta G. Morandi 2, Bologna)

a cura di Silvia Grandi

con Marco Senaldi (Università di Milano Bicocca)

nell'àmbito di
I mercoledì di Santa Cristina - Incontri con l’arte 2020

 

L’uscita negli ultimi tempi di diversi studi sulla figura di Marcel Duchamp attesta un rinnovato interesse nei confronti di questo an-artista iconoclasta, anarchico, provocatorio. La conferenza proposta da Marco Senaldi è incentrata sul legame tra l’opera di Duchamp, l’estetica sperimentale e la ricerca psicofisiologica di fine XIX secolo. Lo studioso dimostra che nel corso del tempo l’enfasi riservata al ready-made come opera fisica (quando si è voluto vedere nel francese un ispiratore delle poetiche concettuali) o mentale (nel momento in cui lo si è voluto apparentare alle poetiche dell’oggetto) ha finito con lo svalutare la portata della produzione artistica duchampiana. I ready-made, invece, sottolinea Senaldi, sono stati sempre replicati dall’artista attraverso “mezzi mediali”, dunque sono soprattutto “immagini” e, in particolare (riprendendo le riflessioni di teorici di fine ’800 come Charles Henry ed Henri Bergson), “immagini ideo-motrici”, cioè in grado di produrre una reazione nello spettatore. Le opere di Duchamp “non si incarnano né nella materialità di un oggetto nel senso ordinario della parola (oggetti già esistenti, sculture, ecc.), né si intrattengono in una regione puramente concettuale e smaterializzata (parole, numeri, progetti, ecc.)”. Quelle di Duchamp sono dunque “interazioni mediali” come dimostra il suo rapporto con la fotografia, “con il cinema […] e perfino le sue apparizioni televisive”.
Per Senaldi, Duchamp “trasforma la nozione di opera d’arte da oggetto contemplativo immobile a test dinamico e ideo-motorio. Questo gesto radicale sovverte anche il senso generale dell’Arte, trasformandola da un’attività individualista, dedita alla ricerca della bella forma, a un esperimento psicologico intersoggettivo il cui scopo è la liberazione da ogni stereotipo visuale, e anche esistenziale”.

Marco Senaldi, PhD, è curatore, teorico d’arte contemporanea e filosofo. Ha curato mostre internazionali come "Cover Theory" (2003) e rassegne video ("Fuorifuoco", 2012), e pubblicato numerosi saggi tra cui "Van Gogh a Hollywood. La leggenda cinematografica dell’artista", Meltemi, 2004; "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea", Bompiani, 2008; "Filosofia dell’arte contemporanea", Guerini, Milano 2012; "Duchamp. La scienza dell’arte", Meltemi, 2019, oltre a numerosi testi e saggi per cataloghi e volumi collettivi. È stato autore televisivo di programmi culturali dedicati all’arte per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre; suoi articoli e interventi sono apparsi sui principali quotidiani e riviste come Flash Art. Firma la rubrica mensile “In fondo in fondo” per il magazine Artribune. Suo il recentissimo programma tv per RAI Storia "Genio & Sregolatezza", sulla storia d’Italia vista dagli artisti – 1950-2000, in quattro puntate ora visibili su RaiPlay.

 

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