A cura di Carla Cuomo e Anna Scalfaro, in dialogo con la compositrice Silvia Colasanti
Data: 30 OTTOBRE 2026 dalle 16:30 alle 19:30
Luogo: DAMSLab/Teatro (Piazzetta P.P. Pasolini, 5b - Bologna)
Tipo: Incontro
Tema: DAMSLab | La Soffitta
Organizzato da: Carla Cuomo e Anna Scalfaro
In collaborazione con: ADUIM - Associazione fra Docenti Universitari Italiani di Musica
Con il contributo di: MIC - Ministero della Cultura | DiAC - Dipartimento per le Attività Culturali | Direzione Generale Spettacolo
Con: Silvia Colasanti, Carla Cuomo, Anna Scalfaro
Anna A. è il titolo dell’opera musicale di Silvia Colasanti. Commissionata dal Teatro alla Scala, ove ha debuttato nel 2025, l’opera racconta gli ultimi giorni e i ricordi della poetessa Anna Andreevna Achmatova, nella sua resistenza al regime sovietico.
La vicenda si svolge nel 1966 in un ospedale, dove l’anziana Anna è assistita dall’amica scrittrice Lidija Čukovskaja, mentre aspetta che vada a trovarla il figlio, ignaro di quanto lei abbia fatto per lui quando questi era in carcere. Anna rievoca le tragiche vicende dei suoi cari: il primo marito, il poeta Nikolaj Gumilëv, fucilato nel 1921; il figlio Lev, avuto da Nikolaj, incarcerato dal 1935 al 1940 e che lei aspettò in fila per diciassette mesi di fronte al carcere di San Pietroburgo, insieme a tante altre madri, nella vana speranza di riportarlo a casa; l’amico Osip Mandel’štam, uno dei più grandi poeti russi del Novecento, pure condannato a morte; il terzo marito Nikolaj Punin, raffinato ed erudito intellettuale, morto poi in un lager nel 1953. Nel filo conduttore dei dialoghi tra Anna e Lidija, l’opera si svolge su due piani temporali: il presente del dialogo con Lidija e il passato evocato sul filo della memoria della protagonista, con sulla scena anche altri intellettuali russi che furono amici di Achmatova: Michail Afanas'evič Bulgàkov, Marina Cvetaeva, Boris Pasternak, fra gli altri. Ai due piani si aggiunge quello sovratemporale delle poesie della Achmatova: il linguaggio narrativo del libretto si alterna a quello poetico dell’autrice russa che culmina nel Requiem, ciclo di poesie scritto negli anni di carcerazione del figlio. Colasanti lo evoca nell’opera per sancire la profondità del legame di una madre con il figlio, ma anche per esprimere, con il coro, il dramma di tutte le madri di cui la Achmatova si fece portatrice. L’opera si sviluppa attraverso situazioni musicali distinte: le notizie sui vari avvenimenti vengono affidate a voci recitanti su una musica evocativa dell’orchestra; la narrazione vera e propria, quando emergono le relazioni tra i personaggi, si svolge attraverso un “canto di conversazione”; i momenti di forte intensità emotiva ed espressiva, per esempio quando giunge la poesia della Achmatova, o di Mandel’štam, si sviluppano con il canto lirico. Una forte tinta russa, malinconica e tragica al contempo, contraddistingue l’opera, attraversata continuamente dal personaggio del Potere che canterà una sola aria, poco prima del
finale, affidata al baritono. Questi, con l’affermazione «la libertà è solo una parola», evoca il pensiero di Dostoevskij sulla libertà di scelta come «terribile fardello». L’opera mette in scena, in definitiva, il rapporto tra Arte e Potere.
La conversazione sarà seguita dalla proiezione dell’opera.
L’iniziativa è organizzata in coproduzione con ADUIM, Associazione fra Docenti Universitari Italiani di Musica, con il contributo del MIC, Ministero della Cultura - DiAC, Dipartimento per le Attività Culturali, Direzione Generale Spettacolo.