Tavola rotonda che mette a confronto docenti e analisti per discutere se sia possibile ripensare le regole del calcio.
Data: 08 MAGGIO 2026 dalle 15:00 alle 19:00
Luogo: Complesso di Santa Cristina, Aula del Consiglio | Piazzetta Morandi, 2 - Bologna
Tipo: Tavola rotonda
Tema: DAMSLab | La Soffitta
Organizzato da: Fulvio Cammarano
In collaborazione con: Silvia Benini, Riccardo Brizzi, Nicola Sbetti
Con: Simone Alberici, Christian Caporaso, Antonello De Oto, Walter Fuochi, Lorenzo Longhi, Daniele Manusia, Giacomo Manzoli, Emanuele Meschini, Nino Minoliti, Dario Ronzulli, Dario Saltari, Stefano Tattini, Flavio Tranquillo, Enrico Turcato, Giulia Zonca.
Il problema del calcio italiano è solo tecnico o è culturale?
Partendo da una proposta provocatoria, separare vittoria e merito, questa tavola rotonda mette a confronto docenti e analisti per discutere se sia possibile ripensare le regole del calcio. L’ennesima eliminazione dell’Italia da un Mondiale non è soltanto un fallimento sportivo, ma il sintomo di una trasformazione più profonda. Negli anni, il calcio italiano ha progressivamente privilegiato organizzazione, disciplina e risultato, spesso a scapito della creatività, del gioco e della formazione spontanea.
A partire da questa riflessione, la tavola rotonda propone di discutere una possibile riforma tanto semplice quanto radicale: distinguere il risultato dal merito. L’idea è quella di mantenere la vittoria come elemento centrale - assegnando due punti a chi segna di più - ma rendere il terzo punto non automatico, bensì attribuito alla squadra che ha espresso la prestazione migliore sulla base di criteri oggettivi.
Una proposta che apre interrogativi cruciali: è possibile misurare il “giocare bene”? Quali effetti avrebbe un simile sistema sul modo di allenare, competere e formare i giovani? E soprattutto: il calcio deve continuare a premiare solo chi vince, o può evolversi verso una cultura più attenta al "merito"?
Attraverso il contributo di docenti, esperti e osservatori, l’incontro intende esplorare la fattibilità concreta di questa ipotesi e le sue possibili conseguenze, andando oltre la dimensione sportiva per interrogare il rapporto tra regole, valori e società.
Perché cambiare il modo in cui si assegnano i punti significa, in fondo, ridefinire ciò che consideriamo importante.