vai al contenuto della pagina vai al menu di navigazione

Tavola rotonda. La malattia che cura il teatro

27MAR2020

/ La Soffitta

dalle 15:00 alle 18:00 - DAMSLab/Teatro (piazzetta P. P. Pasolini 5b, Bologna)

LA MALATTIA CHE CURA IL TEATRO

Tavola rotonda | A cura di Cristina Valenti
Partecipano Guido Di Palma (La Sapienza Università di Roma), Fabrizio Fiaschini (Università degli Studi di Pavia), Claudio Longhi (direttore di ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione), Stefano Masotti (psicoterapeuta e regista della compagnia ZeroFavole, Reggio Emilia), Antonio Viganò (regista e attore, direttore artistico del Teatro la Ribalta-Kunst der Vielfalt, Bolzano), Rosita Volani (direttrice artistica del festival “Da vicino nessuno è normale”, Milano) | coordina Cristina Valenti (Alma Mater Studiorum Università di Bologna)

 nell'ambito di
Corpi eretici. Il teatro di Antonio Viganò
A cura di Cristina Valenti
In collaborazione con ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione


Ci sono pratiche teatrali e laboratoriali che “vedono il teatro come un atto politico vero e proprio, un luogo per l’impegno che cerca e trova un dialogo stretto con la parte più sofferente ed emarginata della nostra società”. Tale dialogo appartiene ai processi di trasformazione del teatro che, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, ha saputo interagire con la scena sociale “mettendosi in gioco, ammalandosi, contagiandosi e infettandosi”. Sono questi i temi ai quali intende riallacciarsi la tavola rotonda La malattia che cura il teatro, per proseguire la riflessione che Antonio Viganò ha posto alla base del convegno organizzato a Bolzano nell’ottobre scorso. “Il teatro ha bisogno della malattia” ha detto il regista in quell’occasione, ricordando Artaud: “deve sanguinare, mettere le dita profondamente nelle nostre ferite, se vogliamo davvero essere narratori del nostro tempo”. Cosa significa per il teatro dialogare con il disagio e la malattia? Quali risultati, trasformazioni, scoperte, rivelazioni in termini di linguaggio, metodi di lavoro, professionalità? E quali acquisizioni nell’incrocio inevitabile tra territori, saperi e competenze diverse? E se ammalandosi il teatro cura essenzialmente se stesso, quale verificabilità delle ricadute artistiche è sul piano teatrologico? E delle ricadute terapeutiche sul piano scientifico? Questi e altri interrogativi saranno al centro del confronto fra studiosi, operatori e artisti sullo sfondo del riferimento privilegiato agli spettacoli di Antonio Viganò.

Seguici su: