vai al contenuto della pagina vai al menu di navigazione

La malattia che cura il teatro

13 NOVEMBRE 2020

La Soffitta

dalle 17:00 alle 19:00 - DAMSLab/Teatro (piazzetta P. P. Pasolini 5b, Bologna)

La_malattia_che_cura_il_teatro

LA MALATTIA CHE CURA IL TEATRO
Incontro con presentazione di libro

Coordina Cristina Valenti (docente di Teatro Sociale, Università di Bologna)
Partecipano Fabio Acca (curatore, critico e studioso di arti performative, Università di Bologna), Laura Mariani (docente di Storia dell’Attore, Università di Bologna), Stefano Masotti (psicoterapeuta e regista della compagnia ZeroFavole, Reggio Emilia), Antonio Viganò (regista e attore, direttore artistico del Teatro la Ribalta-Kunst der Vielfalt, Bolzano)

 nell'ambito di
Corpi eretici – 2a tranche. Il teatro di Antonio Viganò
A cura di Cristina Valenti

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA TRAMITE FORM ON LINE DISPONIBILE A PARTIRE DAL 3 NOVEMBRE

 

Ci sono pratiche teatrali e laboratoriali che “vedono il teatro come un atto politico vero e proprio, un luogo per l’impegno che cerca e trova un dialogo stretto con la parte più sofferente ed emarginata della nostra società”. Tale dialogo appartiene ai processi di trasformazione del teatro che, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, ha saputo interagire con la scena sociale “mettendosi in gioco, ammalandosi, contagiandosi e infettandosi”.
Sono questi i temi ai quali intende riallacciarsi l’incontro La malattia che cura il teatro, in occasione della presentazione del libro omonimo (AA.VV., La malattia che cura il teatro. Esperienza e teoria nel rapporto tra scena e società, a cura di Andrea Porcheddu e Cecilia Carponi, Dino Audino Editore, 2020), che raccoglie i risultati del convegno organizzato a Bolzano da Antonio Viganò nell’ottobre 2019. L’incontro, che si inserisce organicamente nell’attività didattica, vedrà artisti e studiosi dialogare con gli studenti del corso di Teatro Sociale sulle ragioni di un teatro che ha bisogno della malattia per curare le ferite proprie e quelle del suo tempo.
Il teatro, ha detto il regista in quell’occasione, ricordando Artaud: “deve sanguinare, mettere le dita profondamente nelle nostre ferite, se vogliamo davvero essere narratori del nostro tempo”. Cosa significa per il teatro dialogare con il disagio e la malattia? Quali risultati, trasformazioni, scoperte, rivelazioni in termini di linguaggio, metodi di lavoro, professionalità? E quali acquisizioni nell’incrocio inevitabile tra territori, saperi e competenze diverse? E se ammalandosi il teatro cura essenzialmente se stesso, quale verificabilità delle ricadute artistiche è sul piano teatrologico? E delle ricadute terapeutiche sul piano scientifico? Questi e altri interrogativi saranno al centro del confronto fra studiosi, artisti e studenti a partire dal riferimento ai “corpi eretici” di Antonio Viganò.

Seguici su: