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Talk con Cesare Pietroiusti

14OTT 2019

/ La Soffitta

dalle 21:00 alle 22:30 - DAMSLab/Auditorium (piazzetta P. P. Pasolini 5b, Bologna)

TALK CON CESARE PIETROIUSTI

Incontro con Cesare Pietrousti, interprete della pratica performativa e relazionale, tra sperimentazione linguistica e pensiero concettuale.

a cura di Lucia Corrain

dialogano con l’artista
Lorenzo Balbi (direttore artistico MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna)
Simone Menegoi (direttore di Arte Fiera Bologna)


In collaborazione con
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
in partnership con
DAMSLab

 

«Da ragazzo fare l’artista era l’ultima cosa che pensavo di fare, nella vita. Se devo parlare del dato biografico, dirò che ho studiato Medicina (ciò soprattutto dovuto al fatto che mio padre era medico) e poi ho cominciato la specializzazione in Clinica Psichiatrica. Se studiare non è mai stato un grosso problema, al contrario la pratica clinica era molto faticosa, direi quasi dolorosa – una quotidiana esperienza di disagio, che sono molto felice, a posteriori, di essere riuscito ad abbandonare. Mentre ancora studiavo, avevo circa 22 anni, ho conosciuto un artista più grande, Sergio Lombardo. L’ho conosciuto per caso, a una riunione di un comitato vicino al Partito Radicale, che si batteva per l’abolizione della censura nel cinema. Era il 1977. Pochi mesi dopo abbiamo cominciato a lavorare insieme. Naturalmente ero io che seguivo lui: aveva aperto un centro studi, Jartrakor, che era anche uno spazio espositivo e soprattutto un vero e proprio laboratorio. All’inizio non capivo esattamente di cosa si trattasse, però la libertà di questa ricerca senza condizionamenti, quasi senza scopo, mi affascinava. Forse a Sergio era chiaro fin dall’inizio che sarei diventato un artista. A me no, per niente. Però il contesto di gruppo che si era creato e la personalità da maestro-guru di Lombardo hanno contribuito alla progressiva formazione di una coscienza relativa a questa possibilità. Una possibilità “aperta”, senza necessario riconoscimento sociale o accademico-disciplinare. La possibilità di fare l’artista, appunto. Oggi vedo tale possibilità come “la” possibilità di un’esperienza umana e di una pratica di lavoro non alienate. Esplorare sperimentalmente la propria vita, i propri pensieri, le relazioni con gli altri, i loro contesti sociali e politici e psicologici, e fare diventare tutto ciò un “lavoro” – mi sembra un lusso straordinario del quale non so a chi essere grato, di certo a Sergio Lombardo, ma diciamo che sono grato a questo destino» (da un’intervista a Cesare Pietroiusti).

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