Sulla bellezza: il colore

Ciclo di quattro incontri con altrettanti esperti nel campo dell’arte per indagare il valore del colore da varie prospettive.

  • Data:

    31 MARZO
    -
    12 MAGGIO 2021
     dalle 11:00 alle 17:00
  • Luogo: Diretta streaming su Zoom (verifica sul sito del CUE i link delle dirette)

Sulla bellezza: il colore

Ciclo di incontri Online

Nell'ambito delle attività della Mokichi Okada Chair on Beauty

In collaborazione con: Mokichi Okada Art and Culture Foundation, Centro Internazionale di Studi Umanistici “Umberto Eco”, Dipartimento delle Arti - Università di Bologna

La cattedra “Mokichi Okada Chair on Beauty”, istituita in collaborazione con la Mokichi Okada Art and Culture Foundation e l’Università di Bologna, nasce con l’obiettivo di indagare i vari aspetti e significati della bellezza da una prospettiva interdisciplinare. Il Centro Internazionale di Studi Umanistici “Umberto Eco” ne è la sede ufficiale e ne organizza le attività in collaborazione con il Dipartimento delle Arti.
Il ciclo Sulla bellezza: il colore prevede quattro incontri con altrettanti esperti nel campo dell’arte per indagare il valore del colore da varie prospettive.

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12 maggio, ore 15
Manlio Brusatin (IUAV University)
Colore come illusione

Che cosa sia il colore non ha ancora una precisa risposta oppure ne ha fin troppe: sappiamo però che cosa può succedere se improvvisamente, per un leggero colpo alla nuca, ci capitasse di non vedere più i colori. Alcuni neuroscienziati come Oliver Sacks hanno spiegato tutto questo, mettendo sotto osservazione un pittore improvvisamente cieco ai colori che ha potuto continuate a vivere con la memoria dei colori che non vedeva più, e un piccolo popolo di un atollo della Micronesia (Pingelap), decimato da uno tsunami, che dopo qualche secolo aveva selezionato una metà della popolazione che vedeva a colori e si dedicava all’agricoltura, mentre l’altra metà che non li vedeva si occupava della pesca (notturna). Ora per cercare una risposta possibile, si può dire che il colore, rispetto alla normale visione umana: non è solamente un fenomeno della luce ma una percezione dei nostri occhi e un’elaborazione del nostro cervello. In particolare Goethe, in opposizione  a Newton, nelle sue costanti riflessioni sui colori, percepiti davanti al Cenacolo di Leonardo (1788), pensava che i colori, pur essendo un oggetto ancora oscuro delle nostre percezioni, in quanto fantasie e fantasmi, fossero autentiche manifestazioni della natura, in quanto entità fisiche, chimiche, fisiologiche (o psicologiche). Una natura originaria “a colori”: molto vicina a quella seconda natura che gli artisti sono chiamati a produrre, riuscendo a imitare quell’ordine contradditorio (e complementare) dei colori che sono un’astrazione, ma soprattutto un discorso di qualità in quanto a visione e rappresentazione. Sono anche un’illusione? “Pensate veramente che i colori non esistano?” – chiedeva Goethe a un neo laureato che gli presentava le certezze di una Theoria colorum physiologica (1816). E lui, il giovane  Schopenhauer, rispondeva al maestro fin troppo a tono: “No, sareste voi a non esistere se non foste in grado di vedere i colori”.

Manlio Brusatin (1943) storico delle arti e architetto, ha insegnato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, al Politecnico di Milano e nell’Ateneo Turritano (Sassari). Si occupa di tecniche della visione e della rappresentazione come colori, immagini e design. I suoi libri sul colore (tra cui Storia dei colori) hanno avuto un riscontro internazionale e sono stati tradotti, oltre che nelle maggiori lingue europee in coreano e in arabo. I suoi ultimi saggi sono: Colore senza nome (2006), Arte come design (2007), Verde. Storie di un colore (2013), Stile sobrio (2016) e Il cappello di Leonardo. Storie sulla forma delle immagini (2019).

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Appuntamenti conclusi

31 marzo, ore 11
Yukie Osumi (National Living Treasure of Japan)
The Japanese Metalwork and My Work. History, Techniques, Characteristics, ‘Nunome Zogan techniques’: color

Yukie Osumi è un’artista giapponese specializzata nella lavorazione del metallo integrato con la martellatura, l’incisione e l’intarsio dei tessuti. Laureata presso la Tokyo University of Arts nel 1969, nel 2010 ha ricevuto la Medaglia d’Onore con Nastro Viola dal governo giapponese e il premio Mokichi Okada dal MOA Museum of Art. Nel 2015 è stata designata come “National Living Treasure” dal governo giapponese per il valore dei suoi lavori con il metallo.

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14 aprile, ore 15
Philip Ball (scrittore)
The invention of colour

"Una componente spesso trascurata dell'arte è la materia di cui è fatta: la pittura. Oggi, una grande quantità di colori è disponibile sugli scaffali dei negozi d'arte, per ciò tendiamo a darli per scontati, ed è facile dimenticare che questi colori dovevano essere creati, uno per uno, in quello che a volte era un processo minuzioso. Dove si sono procurati i colori gli artisti, e come i cambiamenti nel repertorio dei colori nel corso dei secoli ha influenzato il modo in cui gli artisti dipingono? Gli artisti dei tempi passati avevano una tavolozza molto più limitata di quella attuale, e alcuni dei loro colori erano immensamente costosi, mentre altri erano instabili e tendevano a sbiadire o scurire. Per realizzare i loro materiali e utilizzarli al meglio, i pittori di un tempo dovevano avere seppur minime competenze chimiche. Traccerò la storia chimica dei pigmenti sulla tavolozza dell'artista, e mostrerò come l'invenzione di nuovi colori abbia costantemente trasformato l'arte".

Philip Ball è uno scrittore e divulgatore freelance, e ha lavorato in precedenza per oltre 20 anni come redattore per “Nature". Scrive regolarmente sui media scientifici e popolari, ed è autore di molti libri sulle interazioni tra le scienze, le arti e la cultura in generale, tra cui H2O: A Biography of WaterBright Earth: The Invention of ColourThe Music Instinct e Curiosity: How Science Became Interested in Everything. Il suo libro Critical Mass ha vinto il premio Aventis 2005 per i libri scientifici. Philip Ball è conduttore di Science Stories, la serie di BBC Radio 4 sulla storia della scienza. Si è formato come chimico all'Università di Oxford e come fisico all'Università di Bristol. Il suo ultimo libro è The Modern Myths: Adventures in the Machinery of the Popular Imagination (giugno 2021).

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28 aprile, ore 15
Patrizia Magli (IUAV University)
Dentro il colore. L'attraversata del nero

«Il n’y a pas de noir», diceva Jean Dubuffet, «il y a des matières noires».
Un colore acquisisce proprietà diverse non solo se è trattato a tempera, con l’uovo, a olio, o in affresco, ma conformemente al modo in cui, in ciascuno di questi procedimenti, è steso. In altre parole, la materia che costituisce un colore non solo impone pratiche e trattamenti specifici, ma produce anche effetti estetici diversi. Particolarmente interessante è il caso del nero che Fludd rappresenta come l’idea della materia prima. Cosa accade nell’esperienza di un quasi invisibile, come le monocromie nere? Quando non c’è nulla da vedere? In che modo avviene la traversata del nero che, all’interno della sua densità materica, ci espone a un’esperienza sensoria assoluta?

Patrizia Magli, professore di Semiotica all’Università di Bologna e all’Università IUAV di Venezia, si è occupata di varie forme di testualità, dal teatro al design, dalla letteratura all’arte contemporanea. Tra i suoi libri, Corpo e linguaggio (1981), Il
volto e l’anima (1995), Pitturare il volto (2013), Il volto raccontato (2016), prossima pubblicazione, Semiotica della materia.