Giornata di studi dedicata ai rapporti tra arte e moda
Data: 22 MAGGIO 2026 dalle 10:15 alle 17:00
Luogo: Aula Magna (via Domenico Angherà 22, Rimini)
Tipo: Convegno
Organizzato da: Pasquale Fameli e Valentina Rossi
In collaborazione con: CFC - Culture, Fashion, Communication
Nei dibattiti culturali sulla moda ci si chiede spesso se questa possa o meno essere considerata arte. Premesso che l’ipotesi di un’identificazione tra moda e arte implicherebbe una preliminare definizione del concetto stesso di arte, la questione poggia su almeno due vecchi pregiudizi.
Il primo è ritenere che l’arte, nei suoi formati più convenzionali, rappresenti l’unico paradigma creativo culturalmente legittimo, rispetto al quale i prodotti della moda, o quelli del design, costituiscono forme subordinate o succedanee.
Il secondo pregiudizio, scaturito dal primo, sta invece nell’idea che la legittimazione culturale della moda debba necessariamente passare dalla sua assimilazione a tale paradigma.
Prendendo le distanze da entrambe le posizioni, la giornata di studi intende affrontare il rapporto tra arte e moda attraverso l’analisi di mostre e di pratiche artistiche che hanno accostato, incrociato e quindi messo in tensione i due ambiti.
Qui la moda non è intesa quale sistema commerciale, ma come l’insieme dei prodotti e dei media tramite cui essa si progetta, si produce e si comunica: l’abito, il figurino, la fotografia, la pubblicità, l’editoria. Nelle mostre, questi oggetti vengono spesso riorganizzati criticamente per rendere visibili processi operativi e simbolici solitamente trascurati. Il loro accostamento a opere d’arte affini per stile, per tecnica o per la ricorrenza di fattori culturali e materiali non è tuttavia neutrale, ma orienta la comprensione dei loro rapporti. In questa prospettiva, la mostra diventa quindi un osservatorio privilegiato per interrogare le modalità tramite le quali la moda e l’arte si relazionano, si contaminano o si distanziano, producendo frizioni, alleanze temporanee o processi di ridefinizione reciproca.
Nel corso del Novecento molti artisti hanno adottato, impiegato o reinventato le istanze della moda: forme, materiali, immagini e processi produttivi o presentativi sono diventati elementi caratterizzanti di performance, installazioni, dipinti e modalità di allestimento.
L’abito, il figurino, la pubblicità di moda o la sfilata hanno costituito in vari casi e con diversi risultati i media attraverso cui dare forma all’opera. Queste soluzioni artistiche, scaturite dall’esigenza di stabilire confronti più diretti con la cultura materiale coeva, testimoniano un’inversione di rapporti che intensifica le tensioni tra i due ambiti e che induce dunque a riflettere sulla loro reciprocità oltre ogni principio di subordinazione.