Dell'utilità e il danno dell'algoritmo per la vita. Dell'artificialità intelligente e del potere

Angela Santese discute "Our Posthuman Future. Consequences of the Biotechnology Revolution" di Francis Fukuyama

  • Data: 27 MAGGIO 2021  dalle 17:30 alle 19:30

  • Luogo: Diretta streaming sulla pagina Facebook @Algoritmopotere

Dell'utilità e il danno dell'algoritmo per la vita. 

Dell'artificialità intelligente e del potere

Ciclo di seminari

a cura di
Maurizio Ricciardi
e Raffaella Baritono

evento online
Il seminario avrà luogo sulla piattaforma Zoom, in diretta streaming sulla pagina Facebook @Algoritmopotere

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Scopo del ciclo di seminari è quello di discutere gli ambiti in cui l’algoritmo e più in generale le tecnologie digitali stanno diventando il criterio fondamentale organizzativo e simbolico delle forme sociali e di potere. È nostra intenzione fare dei seminari di discussione, quindi non necessariamente con specialisti dei diversi ambiti che verranno attraversati. Si tratta piuttosto di porre domande a determinati testi, per discutere insieme dei problemi che essi suscitano. Dal punto di vista pratico ogni seminario prevede la lettura ragionata di alcuni testi da parte di una relatrice o relatore e una successiva discussione.

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Il seminario discute criticamente la reazione di Francis Fukuyama di fronte all’impiego sempre più massiccio delle biotecnologie. La «natura umana», intesa come «la somma dei comportamenti e delle caratteristiche tipiche della specie umana, derivanti da fattori genetici piuttosto che ambientali», può essere profondamente alterata dall’impiego delle tecnologie applicate al corpo umano. Con la loro capacità di agire sui geni e di riconfigurare «la natura umana», le biotecnologie possono influenzare e modificare non solo quest’ultima, ma possono mettere in pericolo la tenuta della democrazia liberale e la natura stessa della politica.

Per Fukuyama questi sviluppi scientifici sono problematici perché cambiano la nozione di uguaglianza umana e la capacità di scelta morale; forniscono nuove tecnologie per controllare il comportamento dei cittadini, modificano la capacità di comprensione della personalità umana e dell’identità; capovolgono le gerarchie sociali esistenti, influenzano il grado di sviluppo politico, intellettuale e materiale e finanche la natura della politica globale. Fukuyama assegna Stato non solo il compito di regolamentare la biotecnologia a livello nazionale ma anche a livello internazionale, costruendo istituzioni in grado di distinguere tra il suo uso corretto o scorretto e capaci di imporre le regole a livello internazionale. Inserendosi nel dibattito coevo sulla biotecnologia, lo critica sostenendo che sia necessario superare il contrasto tra chi si oppone ad alcuni sviluppi tecnologici per ragioni etico/morali e chi invece è favorevole a prescindere (la comunità scientifica; gli scienziati).

In tale contesto, Francis Fukuyama in Our Posthuman Future: Consequences of the Biotechnology Revolution cerca di confutare l’idea che il progresso tecnologico non possa essere fermato e/o controllato, sostenendo non solo la necessità di un sistema di regolamentazione internazionale della biotecnologia ma anche l’urgenza di individuare una «guida pratica» per far sì che la tecnologia rimanga al servizio dell’uomo e che essa non diventi il «padrone» di quest’ultimo.