Ex Alumnus dell’Università di Bologna, dal ruolo di Chief Innovation Officer alla carica di CEO in un percorso che ridefinisce il rapporto tra innovazione e leadership aziendale
Pubblicato il 23 gennaio 2026 | I nostri Alumni
Matteo Mingardi, Amministratore Delegato di Nespak Imballaggi (società della multinazionale francese Guillin) ed Alumnus dell’Università di Bologna, è stato protagonista di un recente articolo di Economy Up dedicato alla figure di Chief Innovation Officer diventati CEO.
Matteo Mingardi rappresenta una figura emblematica delle trasformazioni in atto nei modelli di leadership manageriale contemporanea, in particolare per quanto riguarda il progressivo avvicinamento tra funzioni di innovazione e governo complessivo dell’impresa. Il suo percorso professionale si distingue infatti per un passaggio significativo da ruoli specialistici legati alla gestione strategica dell’innovazione a una posizione apicale di direzione generale, in cui tali competenze vengono rilette e integrate all’interno di una visione aziendale complessiva.
Dopo una lunga esperienza come Chief Innovation Officer in Pelliconi, realtà industriale di rilievo internazionale nel settore delle chiusure per il food & beverage, Mingardi ha contribuito alla strutturazione dell’innovazione come processo organizzativo stabile e trasversale, superando una concezione meramente tecnologica o progettuale della funzione. Il suo operato si è concentrato sulla costruzione di meccanismi interni capaci di favorire la partecipazione dei dipendenti, la valorizzazione delle competenze diffuse e l’interazione costante tra strategia, cultura organizzativa e sviluppo del prodotto. In questo senso, il ruolo di Chief Innovation Officer è stato interpretato non come funzione isolata, ma come snodo centrale per l’evoluzione dell’impresa in contesti competitivi caratterizzati da elevata incertezza e rapidi cambiamenti.
Il passaggio alla carica di amministratore delegato di Nespak Imballaggi segna una discontinuità solo apparente. Piuttosto che una rottura, rappresenta l’estensione di un approccio maturato nell’ambito dell’innovazione a tutte le dimensioni della gestione aziendale. Nel nuovo ruolo, Mingardi si confronta con la responsabilità diretta delle scelte strategiche, economiche e organizzative, portando con sé una visione sistemica che considera l’innovazione non come ambito separato, ma come principio ordinatore delle decisioni di governance.
Matteo Mingardi considera l’innovazione come un’arte complessa di “ordinare il caos”, un processo che va oltre la semplice generazione di idee nuove. Per lui, l’innovazione è una disciplina che richiede un equilibrio tra creatività e rigore metodologico, con attenzione alla applicabilità concreta delle idee innovative.
Il suo percorso evidenzia una tendenza sempre più rilevante nel management contemporaneo: la valorizzazione di profili in grado di tradurre competenze innovative in capacità di direzione complessiva, superando la tradizionale separazione tra chi immagina il cambiamento e chi lo amministra. L’esperienza di Matteo Mingardi si colloca dunque all’incrocio tra innovazione e governance coniugandole, offrendo uno spunto di riflessione sul ruolo che le competenze sviluppate in ambiti specialistici possono assumere quando vengono trasferite ai livelli più alti della leadership aziendale, soprattutto nei settori manifatturieri chiamati a ripensare i propri modelli di sviluppo in chiave sostenibile e competitiva.
A conclusione di questo percorso, abbiamo raccolto alcune riflessioni di Matteo:
“Quando ripenso al passaggio da Chief Innovation Officer ad Amministratore Delegato, mi rendo conto che non è stato solo un cambiamento di ruolo, ma soprattutto di prospettiva. Lavorare sull’innovazione mi ha insegnato a guardare oltre l’operatività quotidiana, a leggere i trend, a sperimentare e a mettere in discussione lo status quo. Tuttavia, diventare CEO mi ha costretto a fare un passo ulteriore: trasformare quella visione in decisioni concrete che impattano l’intera organizzazione.
Ciò che ho imparato — e che mi sento di condividere con gli studenti ed ex studenti — è che l’innovazione non è mai solo tecnologica. È organizzativa, culturale e relazionale. Nel mio percorso ho capito quanto siano fondamentali competenze come l’ascolto, la capacità di creare consenso e il saper coinvolgere le persone attorno a una direzione comune. Sono qualità che contano almeno quanto le competenze tecniche o analitiche.
Per chi oggi studia all’Università di Bologna, credo che il messaggio chiave sia questo: costruite un profilo solido nelle vostre discipline, ma coltivate anche una visione ampia, curiosa e aperta. Le carriere più interessanti non seguono traiettorie lineari — e spesso le opportunità più trasformative arrivano quando si è pronti a mettersi in gioco oltre i confini del proprio ruolo iniziale.”
Puoi leggere l’articolo di EconomyUp a questo link.