Dante in Unione Sovietica: lo studio di un'Alumna dell'Università di Bologna

Kristina Landa, ricercatrice presso l'Alma Mater, ha scritto un saggio sull'accoglienza della Divina Commedia nell'URSS di Stalin

Pubblicato: 30 agosto 2021

La Divina Commedia di Dante giunse per la prima volta in Russia alla metà del '700, come dono per l'allora zarina Elizaveta Petrovna. Una storia curiosa quella del rapporto tra l'opera più celebre del sommo poeta, di cui quest'anno ricorrono i 700 anni dalla morte, e la Russia, fatta di aneddoti, traduzioni e revisioni storico-politico-culturali.

Nell'ultimo numero della rivista "Studi Slavistici", l'Alumna dell'Università di Bologna Kristina Landa ha scritto un saggio illuminante sulla ricezione della Commedia nella Russia zarista e, successivamente alla Rivoluzione d'Ottobre (1917), durante il periodo staliniano: Dante Canonized and Discarded. Some Remarks on the Reception of the Divina Commedia in the Stalin Era (l'articolo è stato pubblicato in cirillico).

Una ricostruzione che indaga, ad esempio, sulla fama raggiunta da Dante nell'Unione Sovietica di inizio '900 - si pensi che, nel 1921, vennero addirittura celebrati a San Pietroburgo i 600 anni dalla morte del poeta -, ma anche su come la Divina Commedia, fino al 1930 ritenuta un testo religioso, venne reinterpretata dal regime comunista di Stalin attraverso la pubblicazione di una nuova edizione che ne mise in evidenza il lato progressista e anticlericale.

Dopo essersi laureata in Russia, Kristina Landa si è trasferita in Italia, dapprima a Perugia (dove ha insegnato presso l'Università per stranieri), e poi a Bologna, dove ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Traduzione, interpretazione e interculturalità presso l'Alma Mater. Attualmente è ricercatrice presso il Dipartimento di Traduzione e Interpretazione dell'Università di Bologna.

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