Conosciamo Giuliano F. Panza, alumnus dell’Università di Bologna, geofisico e Accademico dei Lincei, che continua a promuovere la ricerca e la diffusione della conoscenza anche dopo il pensionamento.
Professore, nel corso della sua carriera ha raggiunto traguardi scientifici di assoluto rilievo, ricevendo anche importanti riconoscimenti a livello mondiale. Che cosa continua ad alimentare oggi la sua curiosità e il desiderio di approfondire nuovi temi e nuove sfide?
Uno scienziato è per natura curioso e desideroso di trovare risposte ai problemi esistenti ancora insoluti e a quelli aperti dalle conquiste acquisite. A ciò si aggiungono gli stimoli derivanti da interazioni con studenti di dottorato impegnati in argomenti di frontiera interdisciplinari. A tal proposito mi piace ricordare un mio contributo ad una tesi discussa nel 2025, cioè dieci anni dopo il mio pensionamento.
Si trattava di un lavoro dedicato alle politiche green in Europa, un'esperienza che mi ha confermato quanto il confronto con giovani studiosi e temi interdisciplinari continui a rappresentare uno stimolo prezioso.
Guardando alla sua esperienza, quanto cambia, o non cambia, il modo di imparare, osservare e mettere in discussione ciò che si è consolidato nel tempo?
Il modo migliore per eventualmente smontare le vecchie conoscenze e mettere in discussione ciò che viene dato per scontato è coltivare attivamente il pensiero critico e la flessibilità mentale. Il cervello umano tende a risparmiare energia automatizzando i processi, il che crea forti preconcetti nel tempo. È necessario prestare la massima attenzione all’uso umano intelligente e costruttivo dell’intelligenza artificiale. Gli antibiotici hanno salvato milioni di vite umane, ma il loro abuso ha generato l'antibiotico-resistenza, una grave minaccia globale che rende i batteri capaci di sopravvivere ai farmaci. Questo comporta l'inefficacia delle terapie e un alto tasso di mortalità per infezioni altrimenti curabili.
Anche dopo il pensionamento ha continuato a collaborare con ricercatori e istituzioni che si occupano di sicurezza sismica e di definizione delle normative in contesti molto diversi tra loro, contribuendo anche a progetti applicativi e di ricerca con ricadute concrete. Che cosa la motiva a restare così attivo e che tipo di valore attribuisce oggi a queste collaborazioni?
Ciò che mi motiva è la possibilità di continuare a contribuire al dibattito scientifico e di confrontarmi con giovani ricercatori. Le collaborazioni attuali mi permettono di mettere in discussione idee correnti e di sviluppare approcci innovativi alla valutazione della pericolosità sismica.
Una recente tesi universitaria che ha ripreso alcune delle mie riflessioni evidenzia come, di fronte ai grandi fenomeni naturali, sia fondamentale investire nella prevenzione e nella protezione delle persone e del territorio. È una prospettiva nella quale continuo a riconoscermi e che alimenta tuttora il mio impegno scientifico.
Aggiungo che nella posizione attuale ho modo di contribuire a smontare vecchie conoscenze e mettere in discussione ciò che viene dato per scontato e quindi
coltivare attivamente il pensiero critico e la flessibilità mentale. A tal proposito mi piace ricordare che fui ospite nella trasmissione “Porta a Porta” in occasione del sisma emiliano del 2012. Durante la puntata andata in onda nel giugno del 2012, il conduttore Bruno Vespa mi invitò in trasmissione introducendomi e definendomi espressamente come un "eretico degno di massimo rispetto". Io gli risposi "la scienza non è una democrazia" (ovvero "la scienza non si fa a maggioranza"). La validità di una teoria scientifica dipende esclusivamente dal rigore dei dati, dalle leggi della fisica e dalle verifiche sperimentali. Non può essere determinata dal numero di scienziati che la sostengono in un dato momento. Con quella chiusura, trasformai l'etichetta di "eretico" in un punto d'onore metodologico. Quella frase era una critica diretta al sistema di valutazione sismica italiano dell'epoca. Le istituzioni purtroppo continuano a basarsi solitamente sui vecchi modelli probabilistici solo perché "accettati dalla maggioranza", anche se, come vedremo, algoritmi deterministici avanzati trovano una legittimazione normativa esplicita all'interno delle NTC (Norme Tecniche per le Costruzioni).
Nel corso della sua carriera ha avuto un ruolo anche nel dialogo tra ricerca scientifica e applicazione alle norme e alla sicurezza delle costruzioni, un ambito in cui le sue idee hanno spesso aperto confronto e dibattito. Quanto è importante, per uno scienziato, vedere le proprie idee confrontarsi con la realtà applicata e con il mondo delle decisioni pubbliche?
Per uno scienziato è fondamentale verificare che le proprie idee trovino applicazione concreta. Credo che il contributo più significativo del mio lavoro sia stato lo sviluppo di nuovi metodi per valutare la pericolosità sismica, basati sulla simulazione fisica della propagazione delle onde generate dai terremoti. L'obiettivo è sempre stato quello di avvicinare la ricerca scientifica alle esigenze concrete della società, mettendo a disposizione strumenti sempre più efficaci per la progettazione delle costruzioni e la riduzione del rischio sismico.
Vedere questi strumenti confrontarsi con la pratica ingegneristica e con il quadro normativo è stato particolarmente importante, perché significa tradurre la ricerca scientifica in un contributo concreto alla sicurezza delle persone e del territorio. È motivo di soddisfazione vedere che alcuni di questi strumenti trovino oggi spazio anche nell'evoluzione delle norme tecniche e continuino a essere oggetto di confronto nella comunità scientifica internazionale.
Un aspetto che considero essenziale è inoltre la possibilità di sottoporre continuamente le proprie teorie a verifica e confronto, secondo quel principio di falsificabilità che Karl Popper individuava come fondamento del metodo scientifico.
Nel corso della sua carriera la ricerca l'ha portata a collaborare con numerose istituzioni internazionali, in particolare in Cina. Che cosa ha rappresentato questa esperienza e quale valore attribuisce oggi alla collaborazione scientifica internazionale?
La collaborazione con la Cina, iniziata nei primi anni Duemila, ha rappresentato una delle esperienze più significative della mia carriera. Mi ha permesso di confrontarmi con comunità scientifiche diverse e di sviluppare progetti comuni sulla valutazione della pericolosità sismica. Nel 2005 ho ricevuto il titolo di Professore onorario dell'Istituto di Geofisica della China Earthquake Administration e, durante la cerimonia, fui definito il "Marco Polo della Sismologia", un riconoscimento che ho accolto con grande soddisfazione. Ancora oggi questa collaborazione prosegue attraverso attività di ricerca e di verifica di nuovi modelli scientifici, confermando quanto il dialogo internazionale sia fondamentale per il progresso della conoscenza.
In una sua precedente comunicazione ci ha raccontato di aver conosciuto sotto i portici di via Belmeloro quella che sarebbe poi diventata sua moglie. Quali ricordi conserva del suo periodo all’Alma Mater e quale significato ha oggi per Lei questo legame?
Nel 1964, all'Alma Mater Studiorum, ebbi la fortuna di incontrare Rita, colei che sarebbe diventata mia moglie nel 1970 e che avrebbe rappresentato per me una fonte inesauribile di ispirazione. Il nostro primo incontro fu segnato da una sintonia immediata, una complicità che si rafforzò nel tempo, fatta di condivisione di sogni, passioni e ideali. Rita non solo ha vissuto al mio fianco ogni esperienza raccontata in queste pagine, ma ha saputo arricchirle con la sua presenza, la sua intelligenza e la sua straordinaria capacità di comprensione. Posso dire di avere un carattere non facile, per essere eufemistico. Nei momenti più difficili, quando le sfide sembravano insormontabili, è stata lei a infondermi coraggio, a farmi vedere la luce anche quando tutto sembrava buio. E non sono mancati i bisticci, ma, fortunatamente, ci sono stati momenti di gioia e di soddisfazione: in ogni successo, piccolo o grande che fosse, c’è sempre stata la sua mano, la sua vicinanza, il suo amore incondizionato. Se sono riuscito a raggiungere determinati traguardi, lo devo soprattutto a lei, al suo sostegno silenzioso ma costante, al suo sguardo comprensivo e alla sua straordinaria capacità di gioire sinceramente per ogni mio passo avanti. Nel dicembre del 1970, entrambi Alma Mater Alumni, rispettivamente con laurea in Fisica ed in Lettere classiche, coronammo il nostro sogno d’amore sposandoci e affrontando insieme una nuova avventura: il trasferimento a Los Angeles. Fu un salto nel vuoto, carico di aspettative, entusiasmo e anche qualche timore, ma la presenza di Rita rese ogni difficoltà più lieve. Los Angeles divenne così il palcoscenico dei nostri primi passi da coppia nella vita adulta e, per me, l’inizio vero e proprio della mia carriera professionale. In quegli anni, ebbi la fortuna di essere guidato da mentori eccezionali, figure che seppero indirizzarmi con saggezza e generosità. Tuttavia, ciò che davvero fece la differenza fu avere Rita accanto a me, ogni giorno: la sua presenza era un porto sicuro in una città sconosciuta, il suo affetto una costante che mi dava la forza di affrontare ogni nuova sfida. Insieme, tra difficoltà e conquiste, imparavamo a costruire la nostra vita, sostenendoci a vicenda e coltivando quella complicità che ancora oggi rappresenta la base solida del nostro legame. Nel 2021 l’Italia ha celebrato il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri (avvenuta a Ravenna nel 1321). In quella occasione entrambi pensionati, integrando le nostre competenze scientifiche ed umanistiche, abbiamo contribuito in modo sostanziale al saggio a puntate “Dante Alighieri, Marco Polo e il ‘segreto nascosto’ nella Divina Commedia: quando letteratura e geofisica si incontrano” .
Intervista effettuata il 25 giugno 2026