Raymonda

Tra il 10 e il 20 giugno 2026 all’Università di Bologna, in parte al Teatro del DamsLab, Jean-Guillaume Bart ha svolto, insieme a Marco Argentina, un preliminare lavoro di ricerca sulla coreografia originaria di Raymonda di Marius Petipa in vista della messinscena per l’Opera di Roma nell’ottobre del 2027. In particolare, si sono concentrati sul Grand pas d’action e sulle danze di carattere del secondo atto, oltreché sul Grand pas hongrois del terzo atto.

 

Precedentemente, tra gennaio e maggio 2026, Argentina, con la supervisione di Elena Randi, aveva preparato la traduzione dalla notazione Stepanov delle scene prescelte di Raymonda, a partire dalla partitura coreica conservata nella Sergeev Collection di Harvard (MS Thr 245, 67). Benché tale testimone sia senza data, risale per certo al 1903, cioè ad un anno che non è esattamente quello della première (1898), ma è ad esso assai prossimo.

Argentina aveva anche iniziato a mettere in relazione la musica di Aleksandr Glazunov con i passi della coreografia di Petipa, benché la partitura coreica offra agganci piuttosto oscuri al dettato musicale, né si sia rintracciato uno spartito musicale che possieda consistenti riferimenti all’azione (musica trascritta da Antonio Frigé).

 

Per la connessione con la composizione di Glazunov e per la decriptazione di alcuni passi particolarmente enigmatici, è stato fondamentale il lavoro di “messa in corpo e in musica” svolto da Jean-Guillaume Bart, già danzatore étoile dell’Opéra di Parigi e attualmente professore della compagnia di balletto dell’Opéra, oltreché coreografo presso i più grandi teatri internazionali, che, forte di una raffinatissima competenza, è riuscito a risolvere in modo scientificamente credibile anche passaggi molto problematici.

 

Dell’impegnativa operazione di connessione stretta e complessa fra l’attività dello studioso e quella dell’artista, condotta secondo criteri filologici, offriamo di seguito un paio di spezzoni video.