La burla del pallone: come Edgar Allan Poe inventò le fake news

Greta Luciani

Nell’aprile del 1844, Edgar Allan Poe diede il via a uno dei fenomeni che, a sua insaputa, avrebbe finito per caratterizzare l’era digitale un paio di secoli più tardi: la psicosi dovuta alle fake news. Facendo leva sull’interesse per le scoperte scientifiche del tempo, maneggiando sapientemente la sua sensibilità nei confronti dei gusti del pubblico, il maestro americano del macabro pubblicò sul The Sun quella che è passata alla storia come La burla del pallone (1844, The Balloon Hoax in inglese, ndr.). Si tratta del racconto stravagante e sensazionalistico – ma anche profetico – di un viaggio transatlantico su di un pallone aerostatico: una notizia che mandò in fermento New York e fece vendere al quotidiano centinaia di copie nel giro di poche ore. Peccato, però, che Poe si fosse inventato tutto.

 

1. Edgar Allan Poe, giornalista

2. La burla del pallone di Edgar Allan Poe

3. La ricezione di una fake news ante-litteram

4. Conclusioni

5. Fonti

 

1. Edgar Allan Poe, giornalista

Oggi più conosciuto come autore di racconti del mistero e dell’orrore, la vita di Edgar Allan Poe è esempio emblematico di quella generazione di scrittori americani che per primi si ritrovarono a dover inserire la propria produzione artistica all’interno di un mercato editoriale nel quale il profitto era al di sopra di ogni altra logica. 

La prima metà dell’Ottocento è stata definita l’“età d’oro dei periodici” (Mott, 1930:341), per via della grande fortuna goduta da riviste e giornali nel mercato editoriale a stelle e strisce: all’inizio del secolo, esistevano circa una dozzina di riviste, ma nel giro di venticinque anni divennero più di cento. In particolare, una vera e propria rivoluzione di contenuto, forma e pubblico ebbe luogo a New York a partire dagli anni ‘30 del secolo. La chiave di volta fu l’ascesa della stampa popolare a basso costo, i cosiddetti penny press: la nuova tecnologia di pressa a vapore rese i giornali più economici e, quindi, accessibili a un pubblico più ampio.

In questo contesto, Edgar Allan Poe si inserisce come una personalità di spicco, agendo come vero e proprio impulso di crescita per le redazioni in cui lavorava. Di fatti, era del tutto a suo agio con lo stile giornalistico, del quale la sua prosa si nutrì a piene mani per arricchirsi di tratti più vividi e realistici. L’entrata nel mondo dei periodici statunitensi segnò un momento di svolta nella vita e produzione di Poe. 

La sua carriera di scrittore aveva avuto inizio tra il 1827 e il 1831 con la pubblicazione di tre volumi di poesia, che tuttavia non raccolsero il successo da lui sperato e lo lasciarono in difficili condizioni economiche. In quella circostanza, Poe capì che la poesia – la sua vocazione principale – non sarebbe stata sufficiente a sfamarlo. Neanche la pubblicazione dei primi racconti brevi tra il 1831 e il 1835 fu in grado di risollevare le sue finanze. Queste difficoltà economiche lo spinsero verso la carriera giornalistica, nel 1835

Il mestiere del giornalista lo portò a lavorare e spostarsi in varie città statunitensi: Richmond, BaltimoraPhiladelphia e New York. Lavorò al Southern Literary Messenger di Richmond dal 1835 al 1837, al Burton's Gentleman's Magazine e al Graham’s Magazine di Philadelphia tra il 1841 e il 1842. 

Iniziò come correttore di bozze, per poi dirigere i periodici di cui sopra e pubblicarne sulle pagine alcuni fra i suoi più famosi racconti, come La caduta della casa degli Usher (1839), I delitti della Rue Morgue (1841), Il pozzo e il pendolo (1842), Il cuore rivelatore (1843). Tuttavia, più che per i racconti o, men che meno, le poesie, Edgar Allan Poe era conosciuto dai suoi contemporanei per le sue sferzanti recensioni di critica letteraria

I suoi pezzi critici rappresentavano una novità assoluta nel panorama americano del tempo, per due motivi: in primo luogo, perché rivoluzionò il modo di fare critica, introducendo una maggiore attenzione all’analisi del testo e alle sue forme e funzioni; in secondo luogo, per la lingua tagliente e i giudizi netti e perentori lanciati nei confronti di autori come Henry Wadsworth Longfellow. Nonostante – o, forse, proprio per via di – un eccentrico atteggiamento verso i suoi colleghi scrittori, il suo contributo generò una crescita esponenziale nelle vendite dei giornali e delle riviste per cui lavorava. 

Tuttavia, mentre faceva le fortune degli editori, Edgar Allan Poe rimase uno squattrinato con una paga misera. Inoltre, il suo alcolismo gli creò più di un problema sul posto di lavoro.

Poe era consapevole che i proprietari dei periodici non erano interessati a diffondere cultura alta, ma ricercavano chi potesse fornire intrattenimento: era il divertimento del pubblico a rappresentare la chiave del guadagno. Infatti, ad essere popolari non erano solo i prezzi di questi giornali, ma anche i contenuti. In una svolta democratica, ogni evento della vita quotidiana era divenuto degno di essere pubblicato nei penny press. Non solo: a partire da questo principio democratizzante erano nato l’interesse del pubblico – e, quindi, la centralità nei periodici – per fatti di cronaca di vario genere: dalla cronaca nera a quella giudiziaria, all’esposizione della corruzione urbana, senza tralasciare il fascino per le scoperte scientifiche.

La fortuna di Edgar Allan Poe come giornalista fu dovuta a un particolare acume nel saper intercettare i gusti del pubblico, oltre che alla sua attenzione costante alle nuove tendenze nella cultura di massa. Poe usò la città americana ottocentesca come fonte di notizie, immaginari e suoni. Questa sua peculiare capacità simbiotica con l’ambiente urbano raggiunse la sua sublimazione con l’arrivo a New York, nell’aprile del 1844. Proprio lì e allora, si rese famoso per l’invenzione della prima grande fake news giornalistica della storia.

 

2. La burla del pallone

Il 13 aprile del 1844 la prima pagina del The Sun di New York titolava:

 

ASTOUNDING

NEWS!

BY EXPRESS VIA NORFOLK:

---------------

THE

ATLANTIC CROSSED

IN

THREE DAYS!

---------------

SIGNAL TRIUMPH

OF

MR. MONCK MASON'S

FLYING

MACHINE!!!

 

Ossia: "Sorprendenti novità! L’Atlantico attraversato in soli tre giorni! Il trionfo dell’uomo e l’invenzione di una macchina volante! "

Tutto questo era oggetto di quella che la primissima trasposizione in lingua italiana dell’articolo, con la firma di Elio Vittorini, ha tradotto come La burla del pallone, un reportage giornalistico inventato da capo a piedi da Edgar Allan Poe appena pochi giorni dopo aver messo piede nella Grande Mela. 

In quel frangente della sua carriera giornalistica, Poe si stava dedicando con sempre maggior frequenza alla redazione di articoli che discutevano delle ultime scoperte scientifiche e di progressi tecnologici di ogni genere. In un contesto in cui la tematica dei viaggi e delle esplorazioni era molto in voga, l’immagine di un pallone aerostatico in viaggio dall’Europa agli Stati Uniti in soli tre giorni fu accolta dal pubblico con immediato entusiasmo e curiosità, anche perché Poe, ormai esperto scrittore e scaltro giornalista, disseminò la sua bufala di elementi plausibili e convincenti

Ad esempio, a capo di questa miracolosa e rivoluzionaria spedizione, Poe pose un uomo di nome Monck Mason: uno scienziato e avventuriero irlandese che, nel 1836, si era in effetti reso protagonista di un viaggio in pallone aerostatico dal Galles alla Germania. Era perfettamente verosimile, dunque, che Mason fosse riuscito nell’intento di implementare miglioramenti tecnici – per la precisione: un dispositivo in grado di controllare l’altezza del pallone; una fune guida che fungeva da zavorra regolatrice; un timone di canna e seta – al suo mezzo di trasporto, fino a permettergli di attraversare l’Atlantico, dall’Inghilterra a Charleston, in Carolina del Sud. 

I dettagli non si fermarono qui: le sfide della pericolosa traversata vennero elencate con dovizia di particolari; una raffigurazione del pallone fu stampata sul giornale affinché i lettori potessero esaminarne le caratteristiche aerostatiche. Persino le modalità con le quali, a detta di Poe, il The Sun si era accaparrato i dettagli di questa storia sorprendente erano narrate secondo i canoni di un’epoca in cui si susseguivano tumultuose le scoperte scientifiche, alludendo a immagini di notizie che si spostavano con grande velocità dalla Carolina del Sud fino a New York, sospinte dall’energia del progresso, usufruendo di treno e telegrafo. 

Tuttavia, per quanto verosimile, non c’era nulla di reale. Fu solo nel 1919 che il primo dirigibile riuscì ad attraversare l’Atlantico e, per di più, mettendoci cinque giorni. 

 

3. La ricezione di una fake news ante-litteram

La pubblicazione della notizia scatenò una reazione senza precedenti nella comunità newyorkese. Il The Sun andò a ruba, arricchendo le tasche dei venditori ambulanti, che sfruttarono l’ondata di isteria collettiva per vendere gli esemplari a loro disposizione anche a prezzi maggiorati. Nel giro di poche ore, non c’era neanche più una copia in giro.

Dall’alba fino alle due del pomeriggio, la sede del The Sun venne circondata e letteralmente assediata da centinaia di persone che aspettavano di poter comprare un’edizione straordinaria del giornale. Il fermento proseguì ancora per qualche giorno e, una volta emerso che il contenuto dell’articolo era una gigantesca bufala, arrivarono anche aspre critiche dai giornalisti rivali del New York Herald. Eppure, i lettori che si erano bevuti la storia senza batter ciglio erano tanti e variegati: possibili viaggiatori emozionati all’idea di una rivoluzione tecnologica nei trasporti; imprenditori pronti a pianificare futuri investimenti; uomini d’affari che già fiutavano la possibilità di dirigere nuovi finanziamenti. 

Un mese dopo, Edgar Allan Poe pubblicò un saggio in cui commentava l’accaduto. La reazione smisurata dei lettori lo aveva sorpreso e in lui erano scaturite riflessioni affascinanti. Secondo Poe, a credere alla bufala furono le persone più intelligenti, mentre la folla meno colta aveva da subito rigettato la notizia con sdegno. Per Poe questo segnava una svolta storica: erano gli intellettuali a essere diventati i veri creduloni della massa. La spiegazione del ribaltamento era da rintracciare nelle caratteristiche della società dell’epoca: nonostante falsità, imbrogli e truffe fossero all’ordine del giorno, altrettanto si poteva dire di scoperte e invenzioni sconvolgenti. Pertanto, la nuova prassi era quella di credere subito a ogni novità. Per le domande c’era sempre tempo.

In effetti, Poe non era stato il primo a pubblicare una bufala sul The Sun. Nel 1835, Richard Locke si era reso protagonista di una serie di articoli conosciuti con il nome di The Moon Hoax (La bufala della luna, ndt.). Secondo alcuni, La burla del pallone fu addirittura un tentativo di rivalsa di Edgar Allan Poe su Locke: stando a Poe, il collega di burle aveva plagiato un suo racconto, che aveva preceduto di due mesi la pubblicazione degli articoli di Locke che millantavano l’esistenza di una società di uomini-pipistrello sulla luna. Secondo altri, invece, Poe era soltanto un amante delle bufale e si divertiva a creare scompiglio. In effetti, la vera grande differenza fra le due bufale fu la portata dell’impatto mediatico di La burla del pallone, che secondo Poe fu di molto superiore a quello seguito alla storia di Locke. Quest’ultima, pur avendo venduto più copie, non aveva generato la stessa frenetica reazione nel pubblico.

Quale che fosse la verità, l’unica certezza fu che Edgar Allan Poe non ricevette un centesimo dei massicci profitti accumulatisi nel giro di poche ore. Inoltre, due giorni dopo la pubblicazione, The Sun pubblicò una errata corrige in cui si distanziava dall’articolo e ne dichiarava la natura fraudolenta. Una mossa che potrebbe sembrare controproducente per gli affari futuri, ma la realtà era che al The Sun non erano troppo preoccupati: una grossa somma era già stata guadagnata e il mondo editoriale dell’Ottocento statunitense si muoveva veloce. L’unico a rimetterci davvero fu solo Poe. 

La burla del pallone era stato un tentativo di farsi pubblicità dato il suo recente arrivo a New York. Poe era convinto che presentare una scoperta scientifica stupefacente sarebbe stato un ottimo biglietto da visita, anche a costo delle controversie che ne sarebbero seguite. Infatti, New York era una città dove il sensazionalismo stava diventando una prassi che molto doveva a una sorta di misticismo cittadino fondato sulla tendenza a credere a qualsiasi tipo di mistero. Tuttavia, tutto ciò che Edgar Allan Poe ne trasse fu uno smacco alla sua reputazione di giornalista.

 

4. Conclusioni

Pensandola oggi, quella della folla di creduloni invasati che assalta la sede del The Sun in preda alla frenesia della notizia è un’immagine ridicola, paradossale, nonché anacronistica. Ormai, le notizie viaggiano davvero oltre la velocità della luce, sono disponibili in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, sempre fresche, sempre impacchettate ad hoc. Ma, a rifletterci bene, forse la realtà che viviamo non è così distante da quella che Edgar Allan Poe descrisse in La burla del pallone

Come allora, crediamo a quello che vogliamo credere. Al fenomeno delle fake news e dei forum complottisti, sta seguendo l’epoca dei contenuti prodotti con IA, a cui ci affidiamo pigri, molto spesso senza neanche prenderci la briga di verificare che le informazioni fornite siano veritiere. Eppure, in un mondo in cui le teorie del complotto più macabre e apparentemente paranoiche su deep state e circoli di élite mondiali massoniche sembrano aver guadagnato più credibilità con la pubblicazione degli Epstein Files, le riflessioni di Edgar Allan Poe sulla ricezione della sua La burla del pallone sembrano acquisire una rinnovata rilevanza. 

Forse noi, come i newyorkesi del 1844, siamo così abituati a un mondo pronto a sorprenderci di continuo – nel bene, ma soprattutto nel male – da partire dal presupposto che tutto può succedere. Forse, siamo facili da abbindolare perché abbiamo bisogno di credere in qualcosa di più grande di noi. O, forse, ci crediamo perché sappiamo come, anche se non sono ancora realtà, certe cose sono destinate a verificarsi. Come viaggiare da una parte all’altra dell’Atlantico in poche ore.

 

5. Fonti

Hutchisson, James M., “Introduction”, in Edgar Allan Poe, Selected Poetry and Tales, Broadview Press, 2012.

Jung, Yonjae, “Poe’s Magazinist Career and ‘The Cask of Amontillado’”, in American Studies in Scandinavia, 46 (2), 2014.

Mott, Frank Luther. A History of American Magazines, 1741-1850. Harvard University Press, 1930.

Tresch, John, The Balloon-Hoax of Edgar Allan Poe and Early New York Grifters. John Tresch on the Advent of Extreme Publicity, su Literary Hub (data ultima consultazione: 25/02/2026)

Poe's Balloon Hoax: How Fake News Conquers Mediocrity, su Urban Fictionary (data ultima consultazione: 25/02/2026)

The Balloon Hoax by Edgar Allan Poe, su PoeStories.com (data ultima consultazione: 25/02/2026)

 

Foto

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