Immagini nello spazio

Mostra personale dell’artista Nataly Maier, a cura di Cristina Casero

  • Data:

    24 GENNAIO
    -
    12 APRILE 2026
     
  • Luogo: Fondazione Sabe per l'arte | Via Giovanni Pascoli, 31, 48121 Ravenna RA

Sabato 24 gennaio 2026 alle ore 11, la Fondazione Sabe per l’arte presenta Immagini nello spazio, mostra personale dell’artista Nataly Maier (Monaco di Baviera, 1957), a cura di Cristina Casero e realizzata con il patrocinio del Comune di Ravenna e del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna – Campus di Ravenna e in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

Sin dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, Nataly Maier ha sperimentato una forma espressiva molto originale, quella della fotoscultura , una soluzione efficace per mettere a confronto l’immagine fotografica con la “forma” del suo soggetto. Sin dalle origini, l’artista si è impegnata nell’indagare le possibilità espressive del mezzo, arrivando così ad affrontare – con un impianto concettuale non rigido, anzi non privo di ironia – uno dei nodi centrali della rappresentazione, anche fotografica: la bidimensionalità dell’immagine e il suo complesso rapporto con il reale . Come questa esposizione dimostra, Maier ha praticato nel corso dei decenni anche la fotografia e la pittura, ma sempre con l’obiettivo di verificare, seppur da differenti punti di vista, la complessa relazione tra immagine e realtà.

Il titolo della mostra, Immagini nello spazio, intende sottolineare il particolare rapporto tra le due e le tre dimensioni sperimentato dall’artista lungo tutto il suo percorso: superare la bidimensionalità dell’immagine fotografica restituendole un’estensione fisica che coincida con l’oggetto stesso della fotografia. Sono esempi di questa pratica opere quali Albero girevole (1991), Agrumi, arancio, limone (1992) o Mare in scatola (1994). Una riflessione sullo statuto oggettuale della fotografia è invece al centro di opere quali Fotoscultura con salice (1994) e Sampietrini (1995), dove le immagini rivestono solidi bidimensionali di ascendenza costruttiva. Completano il percorso espositivo alcuni dittici basati sull’accostamento tra fotografia in bianconero e pittura monocroma, funzionali a svelare l’illusorietà della fotografia stessa a confronto con superfici aniconiche.

Nataly Maier, nata nel 1957 a Monaco di Baviera, studia al Leibniz Kolleg di Tübingen e frequenta la Scuola di Fotografia di Monaco. Nel 1982 si trasferisce a Milano e lavora come fotografa. Dalla fine degli anni Ottanta avvia una ricerca sulla memoria del colore e adotta il formato del dittico per accostare fotografia e pittura monocroma, integrando poi il disegno e la scrittura. Parallelamente si dedica al superamento della fotografia come immagine bidimensionale, impiegando supporti tridimensionali che attribuiscano un valore plastico alla fotografia stessa. La sua prima mostra personale si tiene alla galleria L’Attico di Roma nel 1992. Ha esposto in diverse istituzioni pubbliche e private, tra le quali Goethe Loft di Lione (2000), Villa Romana di Firenze (2001), Fondazione Antonio Calderara di Vacciago (2015), Soeffker Gallery dell’Hamline University di St. Paul, nel Minnesota (2017), Ballinglen Arts Foundation di Ballycastle, in Irlanda (2018), Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2018), Villa Olmo di Como (2022), Fondazione Filiberto Menna di Roma (2023) e in numerose gallerie in Italia e Germania. Vince il Premio Michetti nel 2018 e l’Arteam Cup per la pittura nel 2022. Vive e lavora tra Milano e Starnberg.

Cristina Casero insegna Teorie e tecniche della Fotografia e Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Parma, dove è professoressa associata. Dal 2022 al 2025 dirige il CSAC, Centro Studi e Archivio della Comunicazione. I suoi studi si sono dapprima concentrati sulla cultura figurativa italiana del secondo dopoguerra e sulla scultura ottocentesca italiana, con particolare interesse per i legami della produzione visiva con le questioni politiche, sociali e civili dell’Italia del tempo. Su questa linea sono anche le indagini sugli ultimi quaranta anni del Novecento, dedicate soprattutto all’immagine fotografica, con affondi intorno alle ricerche di marca concettuale.