The Batman: la metafora del degrado nelle metropoli moderne

Vera Lentini

Quando, il 4 marzo 2022, The Batman esce nelle sale cinematografiche statunitensi, il film diretto da Matt Reeves e prodotto da DC Films, 6th & Idaho e Dylan Clark Productions viene accolto con forte scetticismo dai fan del Bat-verso.

 

Dopo la trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, composta dai tre film iconici distribuiti tra il 2005 e il 2012, la DC Comics non era più riuscita a realizzare film su Batman (o, più in generale, sui supereroi del proprio universo) capaci di soddisfare davvero il pubblico. Il malcontento nasceva da buchi di trama, toni spesso confusi, film che non seguivano un filo conduttore chiaro e soggetti a continui cambi di direzione. A ledere ulteriormente la reputazione della DC Comics contribuiva il costante confronto con il Marvel Cinematic Universe, che in quegli anni realizzava film diventati punti di riferimento.

 

Un ulteriore elemento di dibattito fu la scelta di Robert Pattinson per interpretare il Cavaliere Oscuro. Pattinson, conosciuto per una carriera eterogenea che spazia dalla saga di Harry Potter fino al recente Mickey 17, veniva associato quasi del tutto al ruolo che lo ha reso celebre in Twilight. Molti fan della DC Comics erano convinti che questa scelta avrebbe inferto un ulteriore colpo alla reputazione della casa editrice, ritenendo Pattinson inadatto a gestire un personaggio complesso, cupo e introspettivo come Bruce Wayne.

 

Lo scetticismo iniziale viene ribaltato da 176 minuti di cinema rivoluzionario. The Batman, infatti, è un film coerente, riconoscibile e intenso che rilegge in chiave moderna l’iconico giustiziere mascherato, affrontando temi poco trattati della storia del Cavaliere Oscuro. Tutto viene affrontato con una profonda fedeltà ai fumetti, un approccio a metà tra il thriller e il realistico, ereditato da Nolan, e una scenografia noir e gotica degna di Tim Burton.

La trama evita il classico cliché dell’eroe che combatte contro un villain per ripristinare la pace. In apparenza, il nemico del film sembra essere solo l’Enigmista (Paul Dano), perché è il responsabile dell’omicidio del sindaco di Gotham, Dr. Mitchell Jr. Gli amputa un dito mentre è ancora vivo, lo colpisce con violenza alla testa con un oggetto contundente, gli copre il volto con del nastro isolante grigio e ci scrive sopra la frase “No more lies”, tema ripetuto anche sulle finestre, coperte da fogli di giornale. Come sua firma lascia infine un biglietto rivolto a Batman con, al suo interno, uno dei suoi classici indovinelli. L’Enigmista, però, si rivela paradossalmente anche uno dei principali aiutanti di Batman. La scia degli omicidi che compie e i suoi indovinelli, infatti, forniscono all’eroe tutti gli elementi necessari per aprire gli occhi e smascherare il vero antagonista del racconto: la corruzione di Gotham

 

Gotham è rappresentata come una metropoli dei nostri giorni, con una piazza che ricorda Times Square, con vicoli e strade all'ombra di edifici solenni e minacciosi, con locali e stazioni che fanno da teatro a spaccio, delinquenza e corruzione. Le istituzioni restano a  guardare la città distruggersi, senza fare nulla. Come simbolo del degrado, in una delle scene iniziali, un poliziotto permette a un ladro di fuggire, purché non si faccia investire dall’auto di pattuglia. 

 

Attraverso i suoi indovinelli e la scia di omicidi, l’Enigmista permette di ricostruire le vere cause dell’aumento della corruzione a Gotham negli ultimi vent’anni, risolvendo anche il mistero sull’omicidio dei genitori di Bruce.

 

La vicenda inizia vent’anni prima, quando il filantropo miliardario Thomas Wayne, padre di Bruce, si candida per la carica di sindaco a Gotham. In campagna elettorale dona un patrimonio miliardario, promettendo di investirlo in progetti di rinnovamento e riqualifica urbana. A minacciare questi piani è un giornalista intenzionato a rivelare informazioni scottanti sulla famiglia della moglie di Wayne. 

Per proteggere la loro reputazione, Thomas cerca di comprare il silenzio del giornalista. Quando questo rifiuta, per disperazione, si rivolge al suo socio segreto di vecchia data, il mafioso Carmine Falcone, chiedendogli di spaventare il giornalista.  Falcone, però, ragiona secondo le sue logiche ben diverse e lo uccide. La vicenda sconvolge Thomas ma, come dice lo stesso maggiordomo Alfred Pennyworth a Bruce, avrebbe dovuto aspettarselo, perché Falcone si muove solo con l’intento di creare debiti cari da ripagare

 

Thomas e la moglie vengono poi assassinati in un agguato voluto dallo stesso Falcone, dopo che il filantropo aveva minacciato di denunciare l’accaduto alla polizia. Dopo la loro morte il fondo di Wayne, che non è limitato da vincoli normativi, viene diviso tra le istituzioni di Gotham, finendo per finanziare opere di riciclaggio e mazzette. Tutte le figure di potere della città sono coinvolte, ma Falcone desidera diventarne il principale beneficiario, essendo stato lui la causa scatenante del sistema che si è creato.

 

Alcuni tentano di contrastare il piano di Falcone ma lui li scopre, sacrifica parte del suo traffico e distribuisce incarichi a chi avrebbe dovuto ostacolarlo, così da farle diventare pedine nel suo scacchiere.

 

Nel film, infatti, si sottolinea quanto il vero sindaco di Gotham sia sempre stato Falcone, indipendentemente da chi rivestisse la carica. Gli omicidi dell’Enigmista, quindi, puntavano solo ai rappresentanti delle categorie sociali coinvolte: il sindaco, che è in realtà un burattino di Falcone; il commissario di polizia, che rappresenta l’istituzione corrotta che lo protegge; e il procuratore distrettuale, che preferisce morire piuttosto che rivelare la verità sui legami con Falcone. 

 

Anche il tentato omicidio di Bruce Wayne, che risulta nel ferimento di Alfred, rientra in questa logica: le colpe dell’incoscienza del padre ricadono sul figlio, costringendolo ad aprire gli occhi. L’Enigmista sa che Batman è Bruce, pertanto aveva pianificato l’attentato non per ucciderlo, ma per metterlo a conoscenza del suo piano.

L’omicidio di Falcone, infine, rappresenta l’estirpazione dell’origine della corruzione, anche se l’Enigmista sa benissimo che non significa avervi posto fine. 

Per questo motivo, l’Enigmista organizza un attacco finale con l’aiuto dei suoi seguaci, reclutati come cecchini: sette camion bomba vengono fatti esplodere nelle dighe di Gotham,  allagando la città. La popolazione si raduna, come previsto, nel Gotham Square Garden, una grande arena coperta ispirata al Madison Square Garden di New York, usata come un rifugio di emergenza per i civili evacuati. 

 

È proprio lì che il piano dell’Enigmista raggiunge il culmine, con i cecchini appostati sulle alte passerelle per sparare sulla folla. Batman, il tenente Gordon e Catwoman, alter ego di Selina Kyle intervengono per fermarli.

 

L’Enigmista appare quindi per la sua vera natura: non è un semplice villain, bensì il prodotto di un sistema corrotto che tenta di ribellarsi con tutti i mezzi a sua disposizione. È una sorta di antieroe che richiama il simbolismo ribelle di Katniss Everdeen in Hunger Games, tanto quanto il Gotham Square Garden, ricorda molto le arene e la loro funzione nella saga di Suzanne Collins.

 

Nel discorso finale, anche Bruce dimostra di essere consapevole che la corruzione e la criminalità non possono essere sradicati del tutto. Verranno sicuramente applicati piani di emergenza, per la ricostruzione di Gotham e per permettere ai cittadini di riacquistare fiducia nelle istituzioni e nei politici. Nei quartieri dove nessuno guarda, però, l’illegalità dominerà ancor di più e la situazione peggiorerà ancora, prima di ottenere un ordine sociale. Ci sarà sempre qualcuno che approfitterà della situazione di emergenza per trarne benefici personali

 

È questo il motivo per cui, verso la fine del film, Bruce rifiuta l’invito di Selina a scappare via: Gotham ha bisogno di una figura che controlli il disordine della città, e che aiuti a riportare ordine e fiducia sociale.

Anche dal punto di vista strutturale, The Batman introduce delle nuove sfumature sull’eroe. Non ci troviamo davanti al solito Cavaliere Oscuro, ma emerge una contrapposizione ancora immatura tra due identità. Da un lato c’è Bruce Wayne, l’orfano di madre e padre incapace di superare il lutto e il trauma della perdita.  Dall’altro, c’è l’eroe mascherato guidato solo da dogmi e regole imposte dalla maschera, senza essere vincolato da obblighi esterni. Due poli uniti dal complesso del salvatore, una condizione psicologica che spinge un individuo a percepirsi sempre come responsabile della salvezza altrui, con lo scopo di riuscire a controllare il dolore e prevenire le tragedie che non si è riusciti a evitare in passato.

 

Per Batman, però, questa ossessione incontra due limiti: in una città dominata dal caos, l’uomo pipistrello non può essere ovunque contemporaneamente; essendo una figura ancora relativamente nuova in città, non viene preso sul serio dalle autorità, che lo discriminano e cercano di cacciarlo dalle scene del crimine ogni volta che possono. Ne consegue un percorso tormentato verso una maturità psicologica, un vero e proprio  viaggio interiore che lo rende, alla fine, più empatico, umano e coinvolgente. 

 

Robert Pattinson si è rivelato la scelta ideale per il ruolo, riuscendo a rappresentare la contrapposizione tra le due identità di Bruce Wayne e a dare spessore alla sua evoluzione psicologica, accompagnando a espressioni facciali adeguate un preciso linguaggio del corpo in rapporto allo spazio.

 

Emblematica a riguardo è la scena in cui Bruce chiede chiarimenti a Falcone. Qui Pattinson mette in scena la frattura interiore di una persona le cui certezze crollano, sotto il peso di un lutto dentro al lutto: sembra che abbia le lacrime agli occhi e uno sguardo spento e sconfitto; il labbro trema, pur mantenendo un certo rigore per la propria reputazione; il corpo sembra raggomitolarsi.

 

La scenografia, inoltre, rafforza la contrapposizione tra la corruzione della città e la purezza dei protagonisti, grazie a un intervento mirato sulle luci. Nella maggioranza delle scene, infatti, intorno al buio che circonda la città corrotta emerge il barlume di luce dei volti di Bruce, Gordon e Selina, anime pure che si sacrificano per il bene comune.

 

In questo senso, il salvataggio dei civili dall’inondazione, dopo la neutralizzazione dei cecchini, risulta particolarmente evocativo. Qui la luce sembra emanata dallo stesso Batman, che guida le persone verso la salvezza, come faro di speranza

 

Le nostre cicatrici possono distruggerci, anche dopo che le ferite fisiche sono guarite ma, se sopravviviamo, possono trasformarci. Possono darci il potere di resistere e la forza di combattere.” (Reeves, 2022)

 

Sitografia

 

Che cosa sta succedendo all'universo di film e serie Dc Comics, da wired.it (data di ultima consultazione: 15/02/2026)

Lorenzo Bianchi, Perché i supereroi DC Comics non funzionano più al cinema?, da gqitalia.it (data di ultima consultazione: 15/02/2026)

Gaia Loconte, Hunger Games: un romanzo di resilienza e di speranza, da Canadausa.it (data di ultima consultazione: 15/02/2026)

 

Foto 1 da i400calci.com

Foto 2 da supergeek.cl

Foto 3 da imdb.com

Foto 4 da heroichollywood.com

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