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Giuseppe Gerola

La storia personale e professionale di Giuseppe Gerola permette di ripercorrere il clima culturale europeo tra la fine dell’800 e il primo trentennio del secolo successivo. L’intensa attività di questo studioso, spesso pionieristica, è caratterizzata da spirito di sacrificio e passione. I temi affrontati durante la sua carriera sono molteplici, comprendendo ricerche di toponomastica, storia medievale, storia dell’arte, archeologia, iconografia, archivistica, epigrafia, paleografia, numismatica, araldica, sfragistica, con un’ampiezza di vedute e una sistematicità di metodo che si accompagnano sempre ad una rigorosa contestualizzazione storica. Gli interessi diversificati si riflettono in una produzione bibliografica veramente ingente, che ad alcune celebri monografie unisce oltre ottocentocinquanta tra opuscoli, articoli, interventi congressuali, segnalazioni e recensioni, sempre corredati da un numero notevole di immagini fotografiche, utilizzate come strumento documentario privilegiato. Nato ad Arsiero (Vicenza) il 2 aprile 1877 da Domenico Gerola, roveretano con simpatie filo-italiane, e Augusta Cofler, compie gli studi liceali a Rovereto e a Desenzano del Garda; tra il 1894 e il 1895 frequenta il primo anno di Lettere a Padova; a Firenze studia presso il Regio Istituto Superiore di Studi Storici, dove si
laurea nel 1898 ottenendo anche il diploma di Paleografia. Collabora con il conterraneo Cesare Battisti alla redazione della rivista Tridentum. Nello stesso 1898 si trasferisce a Berlino per un semestre di perfezionamento con il diplomatista e storico positivista Paul Scheffer-Boichorst, uno dei suoi maestri insieme al medievista Heinrich Finke, del quale nel 1899 frequenta le lezioni presso la Albert- Ludwigs Universität di Friburgo. Ancora studente, pubblica lavori sui rapporti tra l’Impero germanico e l’Italia nel XIV secolo, svolge ricerche dantesche e studi
sulle Compagnie di ventura nel Trecento italiano.Nel 1899 viene segnalato da Federico Halbherr all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti per condurre uno studio sistematico delle memorie documentarie e monumentali della presenza veneta a Creta, all’indomani della fine della dominazione turca e dell’instaurazione del protettorato europeo sotto la reggenza del principe danese Giorgio. Tra i primi mesi del 1900 e il luglio 1902 soggiorna dunque nell’isola, raccogliendo un’enorme mole di materiale, successivamente confluito nell’opera Monumenti veneti dell’isola di Creta (Gerola 1905-1932). Ritornato in Italia, dal settembre 1903 diviene direttore del museo di Bassano del Grappa, ne fonda il Bollettino e vi rimane fino al 1906, quando si trasferisce a Verona per assumere la direzione del Museo Civico. Il 19 maggio 1907 sposa Ernesta Cena. Tra il 1907 e il 1910 riordina la pinacoteca di Verona e fonda la rivista Madonna Verona. Bollettino del Museo civico di Verona, dedicandosi inoltre a studi sulla scuola rinascimentale locale. Nel 1909 diventa ispettore effettivo della Soprintendenza e poco dopo, grazie ai rapporti con Corrado Ricci, Direttore generale delle Belle Arti, è promosso Soprintendente ai Monumenti della Romagna con sede a Ravenna, dove rimane fino al 1920. In questo ruolo istituzionale si dedica ai restauri dei principali monumenti della città (S. Vitale, S. Apollinare Nuovo, mausoleo di Galla Placidia, battistero degli Ariani), allestisce il Museo Nazionale e fonda con il Ricci e Santi Muratori, bibliotecario della Classense, la rivista Felix Ravenna, di cui si celebra quest’anno il centenario. I primi numeri del periodico accolgono numerosi saggi dello stesso Gerola sull’arte e l’architettura bizantina e sui restauri effettuati nella città romagnola. Il legame con Ravenna si manifesterà anche successivamente, come dimostra, nel 1924, la sua partecipazione alle indagini relative al furto della cd. Corazza di Teoderico dal Museo Nazionale, per il quale erano sospettati alcuni studiosi tedeschi. Nei mesi di giugno e luglio 1910 svolge un viaggio in Grecia insieme alla moglie,spesso ritratta nelle foto, visitando Corfù, Atene, Sira, Keos, Serifos, Thermià(Fermenia), Keos, Creta e Corinto. Ad Atene soggiorna presso la sede della Scuola Archeologica Italiana, in odos Sina 36, dove si trovano anche il direttore Luigi Pernier con Federico Halbherr. Due anni dopo si reca a Rodi e nelle isole del Dodecaneso, appena conquistate dall’Italia, per svolgere un regesto sistematico dei monumenti medievali su incarico del Ministero dell’Istruzione (Gerola 1914-1915). Nel 1916 è chiamato alle armi. Subito dopo il primo conflitto mondiale, grazie al Ricci, sovrintende la tutela dei beni artistici, archeologici, bibliografici e archivistici di Trento e del Trentino, in collegamento con il Governatorato provvisorio italiano. Tra il novembre 1918 e il 1921 svolge trattative diplomatiche a Vienna e a Innsbruck per il recupero di beni trentini conservati in Austria da oltre un secolo. Nel 1919 Giuseppe Gerola invia al Ministero una lettera di dimissioni dalla carica di Soprintendente ai Monumenti della Romagna come forma di protesta per l’abbattimento del campanile di Codigoro, avvenuto senza il permesso dell’ente di tutela preposto. Nel marzo 1920 viene nominato dirigente dell’ufficio regionale per i Monumenti, le Belle Arti e le Antichità (dal 1923 divenuto Soprintendenza dell’arte medievale e moderna per Trento e l’Alto Adige), con sede presso il Castello del Buonconsiglio; fino al 1933, quando termina la sua carica di soprintendente, dirige con rigore filologico i lavori di restauro del complesso. Nel 1930-31 tiene un corso di Arte Bizantina all’Università di Padova. Alla fine del mese di ottobre 1930 torna per l’ultima volta a Creta, in seguito alla morte di Halbherr, per provvedere insieme a Luigi Pernier alla sistemazione e alla spedizione in Italia dei documenti ed effetti personali dell’archeologo. Dopo il 1930, in qualità di Commissario per l’Iconografia Storica, su invito del Comitato Internazionale di Scienze Storiche, si dedica a progetti sulla storia e l’iconografia dei re d’Italia, dei Pontefici, dei membri di Casa Savoia, dei reali di Polonia. Nel 1933 riceve in Campidoglio il premio Mussolini conferitogli dell’Accademia d’Italia per la pubblicazione dei Monumenti Veneti. L’anno successivo è nominato cittadino onorario di Creta e commissario italiano della Commissione Internazionale di Numismatica istituita a Parigi per volontà di August Loher, presidente della Società Numismatica di Vienna. Muore il 21 marzo 1938, a Trento, all’età di 60 anni

Dal 1884 l’Italia è presente a Creta grazie alle ricerche di Domenico Comparetti e Federico Halbherr. Nel 1898 una nuova missione archeologica governativa diretta da quest’ultimo era stata fi nanziata dal Ministero della Pubblica Istruzione sotto l’amministrazione di Luigi Pigorini, presidente della Scuola Italiana di Archeologia della R. Università di Roma. Approfi ttando
dell’apertura della Grecia alle missioni straniere a seguito dell’indipendenza dalla dominazione turca, nel 1899 l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti di Venezia, intenzionato a salvaguardare la memoria dei cinquecento anni (1204-1699) di presenza veneziana a Creta, decide di inviare un delegato dell’istituzione presso la missione di Halbherr, con l’incarico di raccogliere in maniera sistematica questo materiale documentario prima della distruzione, pur troppo facilmente prevedibile (A. Fogazzaro, Presentazione al primo volume dei Monumenti Veneti: Gerola 1905-1932). È lo stesso Halbherr, come si è già accennato, a segnalarlo presso l’Istituto e ad incoraggiare il giovane studioso, allora ventitreenne, ad accettare l’incarico (Lettera del 30 aprile 1899 presso l’Archivio Gerola di Trento, incitandolo anche a imparare un po’ di inglese e di greco moderno e indicandogli la principale bibliografi a di riferimento. Trascorsi due mesi di preparazione a Venezia, il 18 gennaio 1900 Gerola raggiunge Creta, utilizzando come base operativa la sede della missione diretta da Halbherr nel villaggio di Aghii Deka, l’antica Gortina. Ad agevolare le ricerche, oltre al direttore e ai componenti della spedizione italiana Luigi Pernier, Enrico Stefani e Roberto Paribeni (1876-1956) con il fedele collaboratore di Halbherr, Manolis Iliakis, sono anche Josiph Chatzidakis, medico e archeologo, e Stephanos Xanthoudidis, archeologo e epigrafista, come anche i vescovi metropoliti Eumenio e Basilio. Nei due anni di permanenza a Creta, Gerola percorre tutta l’isola a cavallo e a piedi, dormendo su brande da campo o sulla nuda terra, spesso in alloggi di fortuna o, nei casi migliori, ospitato dalla popolazione locale, condividendo spazi ed esperienze con gli altri componenti della missione archeologica, alcuni dei quali rappresenteranno per lui amicizie vere e durature. Da Aghii Deka si reca a Candia (Hiraklion), poi nelle province meridionali di Castelnuovo (Kenurio), Priotissa (Pirgiotissa) e Bonifacio (Monofatsi) (7 febbraio- 7 aprile). A Lebena (Gerola 1914-1915.2) alloggia con Halbherr, impegnato nello scavo del santuario di Asclepio. Il sito costituisce una delle basi operative della missione, insieme ad Aghii Deka e a Aghii Iannis, presso Festos. Da Candia riparte il 25 aprile per Castelnuovo e Priotissa. Tra il giugno e il luglio esplora la provincia di Amari e nel mese di agosto nuovamente le province di Castelnuovo e Bonifacio, per trasferirsi poi in quelle di Malvesin (4-14 settembre), Temene (ottobre), Chissamos e Rethimno (novembre) e nuovamente nella zona di Temene (8-15 dicembre). Il 18 gennaio 1901 ritorna in Italia e trascorre un periodo di studio negli archivi e nelle biblioteche veneziane. Fa ritorno a Creta il 10 aprile e da questa data fi no a dicembre si dedica alle esplorazioni delle province orientali di Sitia, Ierapetra, Lassithi e Belvedere, poi delle province occidentali di Selino, Sfakia, Ag. Basilios e Chania. Nel mese di febbraio 1902 ottiene l’autorizzazione ad un distacco presso la Missione archeologica italiana e partecipa allo scavo della necropoli di Festos (7 febbraio-26 marzo), che riceve anche una visita del principe Giorgio di Grecia. Riprende quindi le ricerche nelle province di Rethimno, Bicorna, Pediada, Chissamos, Chania e Milopotamos e termina la missione nel luglio del 1902.

Il materiale consegnato all’Istituto Veneto comprendeva 70 calchi in gesso, 450 apografi di iscrizioni e 1000 di graffi ti, circa 1600 lastre fotografi che, 50 piante topografi che, oltre 650 planimetrie di monumenti, 60 ritratti ad acquerello tratti da aff reschi parietali del pittore Halvort Bagge (Gerola 1934-1935).Questa enorme mole di documentazione confluirà nei Monumenti Veneti dell’isola di Creta, quattro volumi pubblicati tra il 1905 e il 1932, che con consapevolezza storica non aff rontano solo l’oggetto del titolo, ma analizzano anche le testimonianze monumentali anteriori alla dominazione veneziana, per una migliore comprensione dello sviluppo dei singoli complessi edilizi e dei fenomeni architettonici generali. Il testo include, inoltre, categorie di edifi ci tradizionalmente poco trattati nella bibliografi a del periodo, come ad esempio le residenze private.
La profondità di analisi di Gerola, oltre che dai volumi di sintesi, si può apprezzare dai diari personali, come appare evidente, ad esempio, nel caso della documentazione riguardante la basilica protobizantina di S. Tito a Gortina , della quale nel 1900 dà inizio agli scavi. Il complesso di culto si trova nell’area dell’agorà di età classica e a poche decine di metri a sud dell’Odeion, che era stato il primo elemento di interesse per la Missione italiana dopo il rinvenimento eclatante, nel 1884, della Grande Iscrizione. Le annotazioni di Gerola
contengono, come in altri casi, schizzi e osservazioni personali utilissime alla ricostruzione della storia della chiesa, elementi che possono essere integrati con la fonte complementare rappresentata dalle immagini fotografi che dello stesso studioso. 

 

(L’avventura archeologica di Giuseppe Gerola dall’Egeo a Ravenna, Ravenna 2011; Giuseppe Gerola: Αρχαιολογικές Διαδρομές, Bologna 2012)

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