Didattica per la scuola

n.15 (maggio 2026)

 

I Percorsi di Griselda

 

Apriamo la sezione dei “Percorsi” con una proposta di Michele Abbati (La Guerra sucia: la letteratura racconta la dittatura argentina - 1976-1983), tutta incentrata su testi della contemporaneità, solo in parte italiani (Erri de Luca e Massimo Carlotto), che hanno affrontato la tragedia della dittatura argentina e dei ‘desaparecidos’. Un articolo che offre molti suggerimenti di lettura (accompagnati da una ricca raccolta antologica) che non solo si misura con un evento storico che ha fortemente colpito l’opinione pubblica mondiale e ha ispirato, oltre alla letteratura, il cinema (dal premio Oscar La historia oficial di Luiz Puenzo, del 1985 a Garage olimpo, del regista e scrittore Marco Bechis, del 1999) e la musica (basti ricordare They dance alone di Sting), ma che si pone al centro di forme narrative importantissime nella letteratura contemporanea, coniugando biografia e non-fiction novel, il romanzo (‘novel’) che affronta fatti ed eventi reali della grande storia facendoli interagire con le storie individuali di persone comuni (questi sì ‘personaggi’, creature finzionali). Il richiamo a Manzoni (che, come al solito, aveva già capito tutto) è sottinteso, ma resta il grande modello di una letteratura capace di assumersi la responsabilità etica della denuncia e della riflessione sul mistero vertiginoso dell’incontro tra destini individuali e fenomeni collettivi.

Agostino Arciuolo (Leggere è toccare con gli occhi: il titolo nasce da una piccola variazione di un’immagine del filosofo Maurice Merleau-Ponty), propone un agile articolo di riflessione sulla varietà neurologica (ma anche psicologica e motivazionale) legata a quell’atto biologicamente ‘innaturale’ che è il leggere. Un invito, stimolante per ogni insegnante, a prendere coscienza (e ad approfondirne la conoscenza delle dinamiche profonde) della complessità di un atto che diamo per naturale e scontato. Saperi da cui possono derivare approcci creativi per far nascere negli allievi l’habitus, non scontato, del ‘lettore’.

 

Dalla scuola

 

Roberta Carpano (Fare spazio è necessario. Proposte operative per l’inserimento de La Storia di Elsa Morante nella programmazione del quinto anno della secondaria) rende conto di una concreta esperienza didattica che si è snodata su due percorsi (uno letterario, l’altro di educazione civica), che partendo dalla Storia di Elsa Morante incrociano sia aspetti linguistico/letterari (cosa significa per uno scrittore ‘raccontare’ l’incontro di vite individuali e Storia: in una sguardo che si allarga dal modello verghiano a molte articolazioni narrative del dopoguerra: Pavese e Fenoglio, Calvino e Viganò ecc.) sia etici (tra lo Sciascia de La scomparsa di Majorana e il film Oppenheimer di Christopher Nolan). Un’esperienza (conclusa da una modalità di verifica non banale) che offre al lettore interessanti spunti didattici.

Una duplice esperienza, nata da una matrice comune (un corso di formazione su "Letteratura e disabilità" tenuto dalla docente di Letteratura italiana dell’Università di Macerata Sara Lorenzetti, recentemente e prematuramente scomparsa) propongono Michela Grossi (Dalle tenebre della miniera alla scoperta della luna) e Anna Maria Giorgi (Il treno ha fischiato: identità, normalità e disabilità nel mondo pirandelliano), con due percorsi di lettura pirandelliani (ma con aperture verso altri autori e forme d’arte nella proposta di Grossi) rivolti rispettivamente a una terza media e una classe di biennio. Esempi di come il confronto con il testo letterario (interrogato intelligentemente con riflessioni e schemi guidati che attivino una rielaborazione critica) si può rivelare un importante strumento di coscienza e riflessione. In questo caso indagando il confine incerto e convenzionale che, nell’ambito delle forme della “disabilità sociale”, marca l’opposizione tra normalità e anormalità.

 

Libri di oggi per la scuola

 

Gianpaolo Missorini propone la lettura di uno dei libri della cinquina dello Strega 2025 (Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia di Michele Ruol), mescolando una essenziale recensione del testo e delle sue qualità, con utili indicazioni sulla sua praticabilità didattica, di romanzo costruito sulla frammentarietà, ma con significative strutture coesive. Oltre a suggerimenti per un’interpretazione complessiva del libro, Missorini fornisce l’analisi di due capitoli esemplari che possono fornire utili suggerimenti di lavoro in classe, coniugando l’ottica dell’analisi microscopica del testo allo sguardo complessivo sul romanzo e sulla sua poetica.

Non un libro di lettura per gli studenti, ma uno strumento importante per gli insegnanti che vogliano approfondire un tema centrale per la nuova didattica e i suoi metodi, come quello delle risorse digitali (in questo caso in relazione a due giganti del canone, come Manzoni e Leopardi), è quello recensito da Alessia Carmen Nizeti Panebianco (Manzoni e Leopardi in digitale. Idee e proposte per la scuola, a cura di Ersilia Russo con una premessa di Paola Italia e Francesca Tomasi, Bologna, Clueb, 2024). Un libro lontanissimo da “elucubrazioni teoriche”, ma capace di indicare risorse e stimoli concreti per un approccio didatticamente efficace a testi complessi e, per i nuovi studenti, sempre più ‘difficili’, come i Promessi sposi e le Operette morali. Un bell’esempio di come Scuola e Accademia devono parlarsi sempre di più, non nel segno di una erudizione sterile e impraticabile, ma alla ricerca di approcci culturali capaci di parlare alle nuove generazioni senza rinunciare alla complessità del medium letterario.

Arianna Capirossi (Il mondo e le sue parole e Il segreto delle isole: due libri sui misteri di parola e scrittura) parla di due libri appena stampati, apparentemente disciplinarmente lontani (il primo è l’ultimo lavoro di un italianista, il secondo è scritto da una studiosa di forme antiche di scrittura): Il mondo e le sue parole (Carocci) di Gian Mario Anselmi e Il segreto delle isole (Feltrinelli) di Silvia Ferrara. Libri interessanti di per sé, ma che rivelano intrecci suggestivi che bene Capirossi sottolinea: tanto più interessanti per chi insegna a scuola, che più che mai deve misurarsi, senza paura, sulle domande profonde di senso che un adolescente pone rispetto al senso della scrittura, della letteratura e della memoria.

Una segnalazione di lettura interessante offre Cristina Nesi: Svegliarsi adulti, vita di Sandro Delmastro, di Roberta Mori (Einaudi, 2025). Non una biografia, ma un disegno corale generazionale incentrato sul protagonista di uno dei più famosi testi di Primo Levi (Ferro), capitolo de Il sistema periodico. Un libro che può fornire importanti spunti per un percorso di lavoro che, incrociando uno dei capolavori della narrativa italiana degli Settanta, coniughi il nesso tra storia collettiva, memoria individuale e creazione letteraria.

 

Per capire il secondo Novecento

 

Francesca Romana Camarota (Dislessia famigliare: verità, menzogne, costruzioni e distruzioni nelle narrazioni autobiografiche degli ultimi decenni), individua una serie di recenti romanzi italiani, quasi tutti successivi al 2010, di carattere autobiografico o autofinzionale, incentrati sul tema dei rapporti parentali. Lontanissimi dal Lessico familiare della Ginzburg (1963), importante punto di riferimento nella pratica didattica (il capolavoro della Ginzburg continua ad essere un testo frequentemente letto a scuola, e spesso nel non mai abbastanza auspicato approccio integrale), i romanzi di cui Camarota parla sono tra loro diversissimi per stile, modalità narrativa e atmosfere, ma guardano a un genere di scrittura che va concepito a scuola come un’importante risorsa: se i rapporti interni alla famiglia costituiscono, sempre, per ogni adolescente, un campo complesso di tensioni e di mediazioni.

Paola Rocchi (Geografie reali e immaginarie nella scrittura femminile. Il difficile percorso dell’identità tra terra-matria e dis-matrie: il caso Scego e Durastanti) prende in esame, in modo più specifico (ma con apertura ad altri testi della scrittrice), l’ultimo libro di Igiaba Scego (forse la più nota scrittrice ‘straniera di seconda generazione’), Cassandra a Mogadiscio e La straniera di Daniela Durastanti (nata negli stati Uniti da madre italiana e poi rientrata nel paese di origine). Narrazioni con forti componenti autobiografiche attraversate da Rocchi partendo dal concetto/chiave di Matria (ripreso recentemente da Michela Murgia e da Massimo Cacciari, ma già da tempo entrato nella riflessione filosofica e sociologica europea). I temi dell’identità etnica (e del ruolo essenziale della lingua come ‘luogo’ di appartenenza) e quelli del rapporto madre/figlia, si intrecciano in un attraversamento dei due romanzi che vuole fornire all’insegnante linee di interpretazione dei due testi che diventano spunti vivaci di riflessione su temi inaggirabili del nostro tempo.

 

Buona lettura!

 

Magda Indiveri e Carlo Varotti