Mostra di Silvia Camporesi nei nuovi spazi del Centro della Fotografia di Roma Capitale, a cura di Federica Muzzarelli
Data:
Luogo: Piazza Orazio Giustiniani, 4, 00153 Roma RM
La mostra C’è un tempo e un luogo, che apre al pubblico sino al 29 giugno nei nuovi spazi del Centro della Fotografia di Roma Capitale, è curata da Federica Muzzarelli, ed è dedicata al lavoro fotografico di Silvia Camporesi.
Il titolo trae ispirazione dal film Picnic at Hanging Rock (1975) di Peter Weir, opera cult intrisa di mistero e sospensione temporale, in cui i luoghi diventano protagonisti assoluti di una narrazione senza soluzione e nasce da una riflessione profonda sul concetto di frattura: tra reale e artificiale, natura e cultura, presenza e assenza, passato e presente. Come nel film, anche nelle immagini di Silvia Camporesi il tempo sembra arrestarsi e lo spazio si carica di un’energia enigmatica. I luoghi – veri, alterati, ricostruiti o immaginati – non sono mai semplici soggetti, ma l’esito visibile di un processo più profondo: il viaggio, l’esperienza fisica e mentale dell’artista attraverso territori geografici, storici e emotivi.
“Sono i luoghi i protagonisti indiscussi delle fotografie di Silvia Camporesi: veri, falsi, modificati, inventati, vissuti, stravolti o, invece, solo trovati. Ma questi luoghi, queste fotografie, sono il punto finale, l’esito oggettuale, di qualcosa di molto più importante e fondante per il suo lavoro di artista. Che è il percorso, l’esperienza, il viaggio attraverso e insieme a quei luoghi. Da La terza Venezia a Journey to Armenia, da Atlas Italie ad Almanacco Sentimentale e da Mirabilia all’Omaggio al Mattatoio, il lavoro di Silvia Camporesi rappresenta molto bene quella speciale e magica fusione tra l’espressione artistica e il bisogno autobiografico che la fotografia riesce a rendere in modo speciale. Un’attrazione verso quello che non sta dove dovrebbe stare, e che ti chiede di essere aiutato e sostenuto per essere reso ancora più strano e perturbante. In sostanza, quel segreto che sta dentro le cose, e che per questo non può che stare anche dentro l’anima della fotografia”dichiara la curatrice Federica Muzzarelli, Professoressa Ordinaria di Storia della Fotografia presso il Dipartimento delle Arti, Università di Bologna e coordinatrice del Centro di Ricerca FAF (Fotografia Arte Femminismi).
Il percorso espositivo, che si articola in cinque sezioni e riunisce cinque serie fondamentali realizzate nell’arco di quindici anni di attività: La terza Venezia, Journey to Armenia, Atlas Italiæ, Almanacco sentimentale e Mirabilia, contempla anche Omaggio al Mattatoio, opera che entrerà a far parte del neonato Archivio del Centro della Fotografia.
Progetti diversi ma interconnessi, che testimoniano una pratica fotografica in equilibrio costante tra documento e finzione, rigore metodologico e libertà immaginativa. Dalla Vènèzia sospèsa è rèinvèntata, alla stratificazionè storica è umana dèll’Armènia; dai paesi abbandonati italiani, luoghi di memoria e cura, fino alla ricostruzione fotografica di eventi mai avvenuti o irrisolti e alle architetture visionarie di Mirabilia, Camporesi costruisce un atlante poetico in cui la fotografia diventa strumento di conoscenza, controllo e insieme di smarrimento. Al centro della ricerca emerge l’idea della fotografia come esperienza di fratture: frattura temporale, che costringe passato e presente a coesistere; ontologica, tra verità e manipolazione; simbolica, tra apparenza e sostanza. In questa tensione si colloca una pratica artistica che unisce il bisogno autobiografico all’indagine sul paesaggio, trasformando l’immagine in luogo di meditazione, silenzio e mistero. Una riflessione sulla fotografia come confine: tra vero e falso, naturale e artificiale, passato e presente. Le immagini mettono in discussione ciò che vediamo e ciò che crediamo di conoscere, invitando lo spettatore a rallentare lo sguardo e ad accettare l'incertezza come parte dell'esperienza. C’è un tempo e un luogo è quindi un racconto per immagini che parla di memoria, fragilità e trasformazione. Una mostra che invita a perdersi nei luoghi e nei loro segreti, ricordandoci che, come nella fotografia, anche nella realtà esistono spazi e momenti che sfuggono a ogni spiegazione. La mostra restituisce una visione coerente e stratificata del lavoro di Silvia Camporesi, confermandone il ruolo centrale nel panorama della fotografia contemporanea italiana: una ricerca capace di rivelare, attraverso i luoghi, ciò che resta nascosto, fragile e indicibile. La mostra è promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e Musei.
Accompagna la mostra un catalogo a cura di Cimorelli Editore.
BIOSilvia Camporesi (1973) laureata in filosofia, utilizza i linguaggi della fotografia e del video. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano. Dal 2004 ha tenuto numerosi mostri personali e collettivi in Italia e all’estero, vinto numerosi premi e pubblicato diversi testi tra i quali Una foto è una foto è una foto, 2025, Einaudi, Torino o Romagna sfigurata, Sagèp, Genova.
Oltre all’attività artistica si interessa alla ricerca sulle tendenze della fotografia contemporanea e tiene workshop e conferenze in Italia. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.