La svolta scientifica decisiva nella comprensione della media valle del Cesano è avvenuta nel 1987 con l’avvio del Progetto Suasa, frutto di una collaborazione storica tra la Soprintendenza, il Comune di Castelleone di Suasa e l’Università di Bologna. Avviato sotto la direzione dei professori Pier Luigi Dall’Aglio e Sandro De Maria, il Progetto è oggi uno dei programmi di scavo e ricerca più longevi e sistematici dell’archeologia italiana. Le indagini, iniziate con l’esplorazione di aree inizialmente considerate marginali, hanno rapidamente fornito dati fondamentali sul tardo periodo imperiale, aprendo la strada a una stagione di scoperte senza precedenti.
Tra gli anni ’80 e i primi anni 2000, gli scavi didattici dell’Università di Bologna hanno portato alla luce i principali monumenti della città romana, definendo il carattere monumentale dell’antico centro urbano. In questo periodo sono stati scoperti la famosa Domus dei Coiedii, la Casa del Primo Stile, il Foro Commerciale e le necropoli settentrionale e meridionale. Un momento di particolare rilevanza scientifica è stato il ritrovamento del Teatro nel 2003, individuato grazie a un meticoloso monitoraggio delle tracce nella vegetazione, una tecnica che ha confermato l’idoneità del sito all’archeologia non invasiva.
Questo lungo processo di ricerca ha portato all’inaugurazione ufficiale del Parco Archeologico della Città Romana di Suasa il 24 giugno 2000. La sua apertura permanente al pubblico ha gettato le basi per una rete museale integrata che oggi comprende i comuni di Castelleone di Suasa, San Lorenzo in Campo e Corinaldo, rendendo accessibili a un vasto pubblico la cultura materiale e la storia del territorio. Un ulteriore progetto di valorizzazione ha avuto luogo nel 2011 quando, grazie a finanziamenti europei, è stata rimossa la moderna strada che divideva il parco, consentendo di riportare alla luce la Via del Foro e ricollegando fisicamente le principali aree monumentali della città.
Suasa si è distinta negli anni come un vero e proprio campo di prova per le tecnologie diagnostiche d'avanguardia. La particolare natura del suolo e lo scarso interramento dei resti rendono il sito ideale per l'applicazione della geofisica e del telerilevamento. Uno spartiacque metodologico fondamentale è rappresentato dalla Summer School internazionale "In Profondità Senza Scavare", avviata nel biennio 2008-2009. Questa iniziativa ha riunito ricercatori da tutto il mondo per sperimentare tecniche capaci di mappare le strutture sepolte limitando la necessità di scavo estensivo, definendo un nuovo paradigma che oggi guida la ricerca: lo scavo stratigrafico viene utilizzato principalmente per riscontri mirati, permettendo di preservare il deposito archeologico e ridurre i costi di manutenzione.
Seguendo questa linea, dal 2012 le indagini si sono concentrate su prospezioni e scavi puntuali, come quelli condotti nella Necropoli Orientale.
Tra il 2018 e il 2024, le ricerche nell’area del “Tappatino” hanno rivelato l'esistenza di una grande piazza porticata con un monumentale edificio pubblico, probabilmente un tempio di età imperiale.
Le campagne più recenti, giunte fino al 2025, stanno esplorando i margini dell’abitato antico per approfondire il rapporto tra spazi urbani, aree funerarie e zone produttive, portando all'individuazione di un intero quartiere artigianale lungo la Via del Foro che apre nuove prospettive sulla vita economica di Suasa.
Formazione e Terza Missione: un patrimonio della comunità
Oltre al valore scientifico, il Progetto Suasa è un polo d'eccellenza per la formazione universitaria. Ogni estate, i laboratori e i cantieri di scavo sono animati da studenti e giovani ricercatori dei campus di Bologna e Ravenna, costituendo una "scuola di archeologia classica" che ha formato generazioni di professionisti oggi attivi in Università e Soprintendenze.
L’Università di Bologna opera in stretta connessione con il tessuto locale attraverso iniziative di Terza Missione, come conferenze estive e giornate di "scavo aperto". Questo impegno ha trasformato il Parco in un centro di memoria collettiva, riconosciuto ufficialmente dal FAI come "Luogo del Cuore" nel 2014.
Oggi, grazie al supporto del programma Alma Scavi dell'Università di Bologna e del Comune di Castelleone di Suasa, il Progetto continua a delineare un quadro sempre più completo dell'evoluzione della Valle del Cesano, garantendo la tutela e la valorizzazione di un patrimonio che appartiene integralmente al suo territorio.