Ascoli Piceno sorge nelle Marche meridionali, nel cuore dell'antico Piceno, in posizione strategica lungo la valle del fiume Tronto. L'antica Asculum era un nodo cruciale della viabilità romana: vi passava la via Salaria che, nel suo assetto di età augustea, attraversava il centro storico cittadino collegando il Piceno con Roma e con l'area tirrenica. Da questo stesso distretto si dirama verso nord, in direzione di Fermo, la via Salaria Gallica. Il territorio circostante, attraversato dal Tronto e dai suoi affluenti, conserva ancora numerose testimonianze dell'ingegneria stradale romana (ponti, sostruzioni e muraglioni di contenimento) lungo il percorso della consolare, fino ai borghi appenninici ai piedi dei Monti Sibillini.
Asculum fu la civitas caput gentis dei Piceni, cioè il centro principale della gente picena, come ricorda Floro (I, 14, 2). Dopo la fase di città federata, divenne colonia romana — la colonia Piceni nobilissima della tradizione pliniana (Naturalis Historia III, 111) — e si dotò di un impianto urbano monumentale di cui le ricerche stanno ricostruendo la forma, a partire dalla localizzazione del foro. Della città antica restano testimonianze di grande rilievo, spesso inglobate nel tessuto successivo: un tempio corinzio poi racchiuso nella chiesa romanica di San Gregorio Magno, le imponenti sostruzioni tardo-repubblicane del Colle dell'Annunziata e un santuario poliade, i cui materiali ceramici hanno gettato nuova luce sulla genesi urbana e sul complesso fenomeno dell'acculturazione latina degli abitanti del Piceno.
Ascoli è infatti una città a lunga continuità di vita, un palinsesto pluristratificato in cui le fasi romane, medievali e moderne si sovrappongono nello stesso spazio. Lo si coglie con particolare evidenza nell'area dell'odierna Piazza del Popolo, dove le indagini hanno riconosciuto i resti sepolti di edifici medievali demoliti in più fasi, fino all'ampliamento della piazza con la costruzione del Convento di San Francesco, mentre strutture più profonde, alla stessa quota dei resti romani conservati sotto il Palazzo dei Capitani, vanno probabilmente riferite all'assetto della colonia romana. Una stratificazione analoga caratterizza l'antica Platea Inferior medievale, oggi Piazza Ventidio Basso.
L'interesse degli archeologi dell'Università di Bologna per l'area medio-adriatica, e per il territorio marchigiano in particolare, ha radici profonde: affonda in una solida tradizione di studi che prende le mosse da Nereo Alfieri, scopritore di Spina e fondatore della scuola bolognese di Archeologia del Paesaggio, alla quale si devono progetti storici dell'Ateneo come quelli di Colombarone, presso Pesaro, e del municipio romano di Suasa, nell'entroterra di Senigallia. Nello stesso filone, più di recente, si collocano gli studi sul territorio e sul centro urbano di Ascoli Piceno. Questi si inseriscono in un disegno unitario che intreccia ricerca, tutela e valorizzazione, reso possibile dalla collaborazione tra Soprintendenza, Università ed enti di governo del territorio, con il coinvolgimento attivo degli archeologi presenti sul territorio e delle associazioni culturali locali, nella convinzione che i risultati della ricerca vadano restituiti prima di tutto a chi quei luoghi continua ad abitarli. Il lavoro si articola in tre filoni complementari, dedicati rispettivamente al territorio, alla viabilità antica e all'archeologia urbana.
Il primo filone è la Carta Archeologica delle Province di Ascoli Piceno e Fermo, programma triennale inaugurato nel 2017 e nato da un'intuizione della Soprintendenza, che ha valorizzato le potenzialità della normativa sull'archeologia preventiva, con il sostegno del gestore idrico CIIP. Il progetto prevede la mappatura, su una banca dati geografica condivisa e secondo i criteri metodologici più aggiornati, di tutte le emergenze archeologiche note nei comuni delle due province; il lavoro è già ultimato per gran parte dell'ascolano. Allo studio cartografico, bibliografico e d'archivio si affiancano ricognizioni di superficie a campione, nel circondario di Ascoli e, più di recente, nell'area di contatto con Fermo lungo la via Salaria Gallica, e indagini aerofotografiche, geognostiche e verifiche stratigrafiche condotte in collaborazione con la British School at Rome. L'obiettivo finale è arrivare a una Carta delle Potenzialità Archeologiche, strumento capace di orientare insieme la ricerca e la tutela preventiva.
Il secondo filone è la Mappa della Salaria antica, completata nel 2015 in previsione di un intervento di riqualificazione infrastrutturale promosso dall'Anas. Dopo lo studio d'archivio, la ricognizione ha percorso il tracciato della consolare nella valle del Tronto, con nuovi rilievi delle strutture superstiti realizzati con fotogrammetria, laser scanner e posizionamenti GPS, utili sia alla lettura critica dei resti secondo i metodi dell'archeologia dell'architettura sia all'individuazione dei rischi di conservazione e statici. Sono stati documentati ponti, sostruzioni e muraglioni, schedati reimpieghi significativi di epigrafi e miliari (come il Miliario di Trisungo o quelli della chiesa di San Pietro d'Arli) e mappati con tracciati GPS interi tratti ormai perduti, ad esempio attraverso il Bosco di Castagne Coperte, a monte di Quintodecimo. La ricognizione ha permesso anche nuove scoperte, quali imposte di antichi ponti in legro presso Trisungo, resti di laterizi di impianti termali presso San Salvatore, sotto Arquata del Tronto, dove si colloca la stazione di posta di Surpicano nota dalla Tabula Peutingeriana, e, soprattutto, ha fissato lo stato di queste costruzioni prima dei danni del terremoto dei Monti Sibillini, costituendo una base preziosa per futuri progetti di messa in sicurezza e di valorizzazione, come la creazione di percorsi turistici o ciclovie lungo i tratti "fossili" della Salaria.
Il terzo filone è il progetto di archeologia urbana ad Ascoli Piceno, avviato nel 2012 nell'ambito di una convenzione a scala urbana e svolto in collaborazione con il Comune, in particolare con il Servizio Urbanistica e Pianificazione territoriale, allo scopo di costruire uno strumento condiviso per il governo delle trasformazioni dello spazio abitato. Accanto all'analisi degli archivi e dei catasti storici, grazie a una serie di campi scuola estivi è stata realizzata una mappatura georadar sistematica delle principali aree aperte della città dando priorità alle zone destinate a interventi urgenti di riqualificazione, come Piazza Ventidio Basso: in questo modo l'archeologia è diventata una risorsa già in fase progettuale, e non un ostacolo. La lettura critica delle anomalie, incrociata con il riconoscimento delle infrastrutture moderne e degli edifici storici demoliti documentati nei catasti d'epoca, ha permesso di orientare i saggi stratigrafici condotti dai professionisti e di alimentare una banca dati condivisa, in una sinergia tra ricerca e tutela. L'integrazione con i dati dei carotaggi comunali ha consentito di ricostruire l'andamento del paleosuolo antico, mentre i rilievi laser scanner e la lettura degli elevati dei grandi palinsesti architettonici della città, come il tempio corinzio di San Gregorio Magno o le sostruzioni dell'Annunziata, si sono rivelati preziosi anche per la valutazione dei danni sismici. Lo studio integrato delle indagini geofisiche di Piazza del Popolo, infine, condotto insieme alle fonti d'archivio, alle vedute d'epoca e alla revisione del complesso del Palazzo dei Capitani, ha rinnovato le ipotesi sulla forma della città antica e sulla localizzazione del foro.