Silvana Loiero - “Bambini di oggi, astronauti di domani”

 

Silvana Loiero

 

“Bambini di oggi, astronauti di domani”

 

 

1. Dalla terra al cielo… e ritorno

 

Cielo e terra: è un binomio fantastico che Rodari ha utilizzato molto spesso per scrivere filastrocche, storie brevi, lunghi racconti. Si tratta infatti di due parole che, se accostate e intrecciate con la fantasia e la giocosità, “fanno scintille”. Rodari ce lo dimostra soprattutto a partire dalla raccolta Filastrocche in cielo e in terra,[1] pubblicata nel 1960, che ha dato avvio alla sua collaborazione con la casa editrice Einaudi e ha fatto conoscere e apprezzare lo scrittore a livello nazionale. Lo stesso autore era molto soddisfatto della pubblicazione e lo scriveva alla casa editrice:

 

Caro Einaudi, ho ricevuto le “filastrocche” e tocco il cielo con tutte e dieci le dita. Devo proprio dirle grazie dell’edizione bellissima, molto più bella di come potevo aspettarmela. Il libro rallegra piccoli e grandi solo a sfogliarlo e ispira una gran simpatia, credo di poterlo dire come se si trattasse del libro di un altro.[2]

 

Questo volume ha rappresentato una vera e propria svolta nel panorama editoriale dell’epoca, sia per i temi trattati sia per il sapiente gioco rodariano di annodare la realtà d’ogni giorno con la fantasia, utilizzando un filo costituito dalla lingua come giocattolo poetico. 

Ci interessa, in questa sede, evidenziare in particolare che all’interno del libro c’è un’intera sezione “intrisa” di scienza, intitolata La luna al guinzaglio. Troviamo come personaggi protagonisti la luna, le stelle, la Via Lattea, ma anche astronavi, satelliti e pianeti fuori dal comune.

C’è ad esempio la stazione spaziale, con “un traffico infernale” a causa del via vai di astronavi, e alle edicole si vendono giornali spaziali che, naturalmente, hanno nomi adeguati, come ad esempio L'osservatore del Sagittario, con supplemento straordinario a fumetti. Alla stessa maniera gli articoli hanno dei titoli consoni. Un esempio? Ultimissime da Sirio: la vittoria nel campionato manda le folle in delirio.

Il satellite Filomena, poi, non è altro che una signorina di nome Filomena trasformata in satellite artificiale. Leggeva il giornale sul terrazzo e, all'improvviso, si è trovata in orbita a 6000 km di quota. Il pianeta Giuseppe, invece, è in pigiama; si, perché il signor Giuseppe, mentre dormiva, è stato “promosso al rango interplanetario”: adesso fa di professione il pianeta!

Satelliti e pianeti con nomi umani, familiari: la distanza tra Terra e spazio è annientata. Lo spazio diventa familiare come il mare. E, infatti, la nota espressione “Capitano, un uomo in mare!” riferita al naufrago avvistato da una nave in mare, si trasforma per Rodari in “Capitano, un uomo in cielo!”.  Anche un’astronave, infatti, può ripescare un uomo che, mentre sognava, è precipitato verso l’alto, “all’insù”. Chi l’ha detto che si cade soltanto all’ingiù? Il gioco di fantasia dello scrittore, tra reale e immaginario, può far succedere di tutto, tant’è che a naufragare nello spazio può non essere un astronauta ma una persona molto più familiare:

 

era un giovane idraulico

di Paderno Dugnano,

caduto all’insù

dal balcone del terzo piano

in una notte di luna

per il peso della testa

troppo gonfia di sogni.[3]

 

Già questi pochi elementi ci aiutano a capire che Gianni Rodari era uno scrittore molto informato sul piano scientifico: abituato, da buon giornalista, a cogliere le novità di ciò che accadeva intorno a lui, aveva intuito immediatamente l’importanza dei progressi scientifici e, in particolare, aveva previsto ciò che da lì a poco sarebbe successo nello spazio.  È infatti in quegli anni che, come scrive Pietro Greco:

 

i terrestri hanno iniziato un’avventura tesa a ridurre lo spazio siderale a giardino della loro casa. Sono gli anni in cui stanno diventando familiari anche quegli oggetti cosmici dove l’uomo è destinato a sbarcare prossimamente: i pianeti, appunto.[4] 

 

 

2. Esplorazione dello spazio … e fantasia

 

Nel 1957 era stato messo in orbita lo Sputnik, primo satellite sovietico e primo oggetto lanciato nello spazio cosmico da parte dell’uomo. Allo Sputnik 1 seguirono immediatamente altri satelliti artificiali e sonde automatiche per esplorare lo spazio. La sonda spaziale russa Lunik 3, ad esempio, nell’ottobre 1959 aveva fotografato per la prima volta la faccia a noi invisibile della Luna.

Il volo di Jurij Alekseevič Gagarin, ufficiale dell'aeronautica militare dell'URSS che fu il primo astronauta della storia, sarebbe avvenuto però soltanto nel 1961 con il veicolo spaziale “Vostok”.

Eppure, nonostante nel 1960 l’esplorazione dello spazio fosse ancora a livello iniziale, Gianni Rodari nel suo volume offriva già

 

ai bambini (e agli adulti) l’idea di un mondo nuovo: di nuovo spazio a disposizione fuori dalla Terra, che si estende anche oltre Marte, Mercurio, Nettuno, fuori dal sistema solare e fuori dalla nostra galassia, la Via Lattea. Uno spazio a disposizione, un cortile di casa dove scorazzare a piacere, che non è più solo il piccolo e ormai angusto pianeta Terra, ma che è semplicemente l’universo.[5]

 

Lo scrittore aveva già compreso, dunque, che il mondo e l’umanità intera stavano cambiando, espandendo i propri confini oltre la Terra, nello spazio infinito del cosmo. E infatti, di lì a poco, sarà proprio lo spazio a fare da sfondo a tante nuove sue storie. Nelle Favole al telefono del 1962,[6] ad esempio, anche i pulcini diventeranno cosmici:

 

L’anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall’uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un’antenna della televisione sul berretto […].

 

         L’ uovo era in realtà una nave spaziale, travestita da uovo di Pasqua; veniva dal pianeta Marte Ottavo e il suo comandante, travestito da pulcino, aveva una missione da svolgere insieme ad alcuni agenti segreti: trovare alcuni bambini da portare su Marte Ottavo, per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.

Significativo è uno scambio di battute tra il professore e il cosmo pulcino:

 

– Cosa, cosa? – fece il professore. – Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?

 – Mica tanto. Primo, non li abituate all’idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell’universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra, non esiste.

 

Rodari nutre dunque molta fiducia verso la scienza e la tecnologia: i bambini del futuro saranno bambini spaziali e viaggeranno tra le stelle. Questa è un’idea alla quale gli adulti devono abituarsi, perché i bambini di oggi vivono in un mondo diverso rispetto a quello dei loro genitori, un mondo in continuo cambiamento. E Marco, che troveremo come protagonista di Il pianeta degli alberi di Natale, è uno di questi bambini futuri.

 

 

3. Ogni giorno è Natale

 

La filastrocca Il Pianeta degli alberi di Natale è la prima della sezione La luna al guinzaglio nella raccolta di Filastrocche in cielo e in terra. Rodari parla di uno strano ma beato Pianeta, dove è Natale tutti i giorni e le vetrine dei negozi non hanno vetri: tutti possono prendere ciò che serve senza dover pagare.

 

Un bel Pianeta davvero

anche se qualcuno insiste

a dire che non esiste…

Ebbene, se non esiste, esisterà:

che differenza fa?[7]

 

Traspare dalla conclusione della filastrocca la fiducia di Rodari nel mondo di domani, un mondo che potrà esistere davvero, perché anche i sogni possono realizzarsi: “i sogni, quando si vuole, diventano realtà”.[8]

Rodari questo pianeta della filastrocca lo fa poi materializzare in un romanzo, pubblicato da Einaudi nel 1962; un romanzo che ha cinquant’anni ma, come dice Pino Boero, non li dimostra:

 

l’invenzione di un fantastico “paese della cuccagna”, dove la vita si svolge senza conflitti e ognuno ha secondo il proprio bisogno senza sfruttare il lavoro degli altri grazie ai progressi di una scienza al servizio dell’intera comunità, possiede una straordinaria attualità proprio grazie ai valori utopici che stanno alla base dell’invenzione narrativa; dire ai bambini, divertendoli, che si può crescere senza diventare schiavi dell’egoismo, del consumismo, del profitto ad ogni costo è – ieri come oggi – una bella scommessa pedagogica che dovrebbe far riflettere anche gli adulti educatori.[9]

 

È Rodari stesso a presentare il volume con una “Spiegazione” nella pagina iniziale:

 

Ho rivelato per la prima volta l’esistenza del Pianeta degli alberi di Natale nel mio libro Filastrocche in cielo e in Terra. In un altro libro, Favole al telefono, ho poi descritto le più curiose caratteristiche di quel mondo bizzarro, pur senza nominarlo, dando notizia di strabilianti invenzioni come: la caramella istruttiva, lo staccapanni, la tristecca ai ferri. Sono lieto ora di fornire la prova definitiva che il Pianeta degli alberi di Natale esiste. […] Spero così di metter finalmente a tacere certi critici dubbiosi. Il libro, dalla prima pagina all’ultima (ma anche dall’ultima alla prima) è dedicato ai bambini di oggi, astronauti di domani.[10]

 

Eccoci ancora con luoghi e protagonisti al passo con i tempi, all’unisono con le conquiste scientifiche e tecnologiche. I bambini saranno astronauti di domani e andranno nello spazio cosmico, e ciò avverrà molto presto:

 

Andranno sui pianeti

e faranno “cucù”

a noi poveri terrestri

rimasti quaggiù.[11]

 

 

4. Fantasia fa rima con utopia

 

Nel romanzo Il Pianeta degli alberi di Natale un bambino terrestre di nome Marco, cavalcando un cavallo a dondolo regalatogli dal nonno per il suo compleanno, si ritrova nello spazio interplanetario e viene ripescato da un’astronave in volo che lo porta su un favoloso pianeta. Qui Marco scoprirà l'amicizia e la solidarietà: tutti sono molto gentili, ci sono robot pronti a esaudire i desideri degli abitanti, le persone non litigano e non ci sono conflitti. Per chi fosse assalito da cattivo umore e avesse voglia di spaccare tutto… c'è un palazzo costruito apposta, in modo che le persone possano fracassare oggetti, mobili, vasellame e stoviglie.

Grazie a una ipertecnologizzazione si vive molto bene: la scienza è al servizio dell'umanità.

I marciapiedi sono mobili: basta salirci sopra e si viene trasportati da un posto all’altro; chi deve fare molta strada può sedersi sulle panchine che si trovano sopra i marciapiedi.

Sono le macchine a produrre oggetti, giocattoli, cibo… ecco perché le persone possono appropriarsi di tutto senza pagare. Nei negozi e nei ristoranti i gentilissimi robot venditori/camerieri sono a disposizione di tutti.

In un pianeta così non esistono i poveri, c’è pace e libertà, e le cose vanno avanti da sole perché i cittadini hanno imparata a decidere insieme e lo fanno molto bene. Esiste infatti il Palazzo del Governo-Che-Non-C'è: un governo sarebbe davvero inutile!

È il paese dell’utopia rodariana, fatta di fiducioso ottimismo nel futuro. Quell’utopia che rappresenta:

 

il grande nucleo tematico attraverso cui rileggere Rodari da adulti per poi riportarlo con pienezza e senza banalizzarlo ai bambini.[12]

 

Se le narrazioni tradizionali erano imperniate sull’elemento magico, quelle nuove rodariane sono basate sulla fantasia, l’immaginazione e la creatività, elementi fondamentali nella vita per cercare di migliorare la realtà, per immaginare un futuro diverso e impegnarsi a costruirlo.

Le storie di Rodari mandano ai giovani lettori un messaggio preciso: tutto può succedere, ma bisogna rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare. Un messaggio con notevole valore educativo, dunque, un richiamo all’impegno sociale e politico per il domani:

 

Le fiabe, per un singolare rovesciamento della loro posizione nella storia umana, hanno oggi più a che fare con la dimensione dell’utopia che con quella della nostalgia del passato. Sono alleate dell’utopia, non della conservazione. E perciò […] noi le difendiamo: perché crediamo nel valore educativo dell’utopia, passaggio obbligato dall’accettazione passiva del mondo alla capacità di criticarlo, all’impegno per trasformarlo.[13]

 

E la scienza, in questo panorama utopico, in questa transizione tra mondi attuali e mondi nuovi, rappresenta un motore fondamentale.

 

 

5. Chi era Newton?

 

Rodari espone così, nel 1970, davanti a una platea internazionale, il caso del signor Isaac Newton.

 

Secondo me era una persona serissima. Ora una volta, se è vero quello che raccontano, stava seduto sotto un albero di mele e gli cadde una mela in testa. Un altro al suo posto, avrebbe detto quattro parole poco gentili e si sarebbe cercato un altro albero per stare all’ombra. Invece il signor Newton comincia a domandarsi: E perché quella mela è caduta all’ingiù? Come mai non è volata all’insù? Come mai non è caduta a destra o a sinistra, ma proprio in basso? Quale forza misteriosa l’attira in basso?

Una persona priva di immaginazione ascoltando discorsi del genere, avrebbe detto: “Questo signor Newton è poco serio, crede in forze misteriose, magari crede che ci sia un mago dentro la terra, pensa che le mele possano volare come il tappeto delle Mille e una notte, insomma, alla sua età, crede ancora nelle favole”. E invece io penso che il signor Newton abbia scoperto le leggi della gravitazione universale proprio perché aveva una mente aperta in tutte le direzioni, capace di immaginare cose sconosciute, aveva una grande fantasia e sapeva adoperarla.[14]

 

Un vero scienziato ha dunque bisogno di una grande fantasia e anche di una forte immaginazione per poter fare ipotesi, per poter pensare a qualcosa che ancora non esiste. Alla stessa maniera, ci dice Rodari, ai bambini bisogna insegnare a pensare qualsiasi cosa, anche la più assurda e impossibile, perché la fantasia apre nuove vie al pensiero ed è una componente essenziale dell’attività cognitiva. In Grammatica della fantasia[15] ci ricorda, ad esempio, che la funzione creatrice dell’immaginazione è anche dell’uomo comune, non soltanto dello scienziato; ed è necessaria nella vita d’ogni giorno e non soltanto per fare le scoperte scientifiche.

 

 

6. Trasgressioni creative

 

Siamo convinti del fatto che gli adulti, a cominciare dagli insegnanti, debbano “provocare” la fantasia di bambini e ragazzi, aiutandoli a muoversi con facilità su più piani (razionalità e fantasia) e a passare agevolmente dall’uno all’altro. Lo psicologo Guido Petter ci ha insegnato molto in tal senso: ha chiarito ad esempio in molti suoi scritti come la fantasia sia essenzialmente un’attività “combinatoria”, che combina cioè in vario modo i dati a disposizione, molti dei quali già presenti nell’immaginario individuale. Caratteristica della fantasia è pertanto la sua natura attiva, operativa e costruttiva. E la creatività? È sempre Petter a sottolineare che creatività e fantasia non sono sinonimi. Infatti la creatività:

 

è un concetto più generale, che indica la capacità di produrre, in modo attivo e autonomo, delle strutture originali. Poiché strutture cognitive originali si possono produrre nella soluzione di problemi ma anche nella elaborazione di un disegno o nella costruzione di un racconto, la creatività riguarda sia l'attività razionale che l'attività fantastica, nella misura in cui ciascuna di queste porta all’elaborazione di strutture che presentano un carattere di novità e di originalità. La creatività riguarda dunque, per così dire, una modalità di funzionamento sia della razionalità che della fantasia.[16]

 

Sgombrato il campo da qualsiasi fraintendimento (del tipo fantasia = fantasticheria) agli insegnanti e agli adulti in genere non resta che predisporre occasioni favorevoli, presentare modelli di produzione fantastica, apprezzare le produzioni fantastiche dei bambini, impiegare tecniche specifiche.

E, in tale direzione, gli stimoli rodariani per favorire la creatività infantile sono davvero tanti.

Facciamo soltanto un esempio: sul Pianeta degli alberi di Natale un prefisso rende “fantastiche” le parole e i relativi oggetti. Ci sono infatti gli arcicani, mostri ululanti che abbaiano ma non mordono, tanto che nessuno ha mai pensato di ucciderli: il significato del verbo ammazzare non è neanche compreso dagli abitanti del Pianeta. Gli arcicani non mangiano le persone ma sono fastidiosissimi perché abbaiano troppo forte. Ecco allora il rimedio: gli enormi arciossi. Quando gli arcicani appaiono nel cielo i robot, da rampe di lancio montate ad hoc, lanciano gli arciossi, che rappresentano un cibo graditissimo per gli enormi cani: si gettano sulla preda e li rosicchiano con grande soddisfazione.

È solo un esempio, ma basta a farci capire come Rodari gioca, e ci insegna a giocare, con la lingua, indicandoci possibili strade da percorrere per usare la lingua come un giocattolo poetico.

Nello specifico, a proposito del prefisso fantastico scrive:

 

il «prefisso fantastico» è anch’esso un caso particolare di «binomio fantastico», nel quale i due termini sono rappresentati dal prefisso scelto per originare nuove immagini e dalla parola usuale scelta per essere nobilitata dalla deformazione. Se dovessi prescrivere, qui, un esercizio, suggerirei di compilare due colonne parallele di prefissi e di sostantivi scelti a caso e di coniugarli per sorteggio. Io ci ho provato. Novantanove matrimoni celebrati con questo rito falliscono al pranzo di nozze: il centesimo si rivela un accoppiamento felice e fecondo.[17]

 

E, tra gli accoppiamenti fecondi, non possiamo che inserire cielo e terra, il binomio da cui siamo partiti e che, a nostro avviso, è importante perché dà origine a filastrocche e storie rodariane che infondono fiducia nel futuro e fanno fare ai giovani lettori “provvista” di ottimismo, necessaria a sfidare la vita.

 

 

27 aprile 2021

 



[1] G. Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino, 1960.

[2] R. Cicala e V. La Mendola (a cura di), Libri e scrittori di via Biancamano, Quaderni del laboratorio di editoria dell’Università Cattolica di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia, Milano, 2009.

[3] G. Rodari, Un uomo in cielo, in Filastrocche, cit.

[4] P. Greco, L’universo a dondolo, Springer-Verlag italia, Milano, 2010.

[5] Ivi.

[6] G. Rodari, Il pulcino cosmico, in Favole al telefono, Einaudi, Torino, 1962.

[7] G. Rodari, Il Pianeta degli alberi di Natale, in Filastrocche cit.

[8] G. Rodari, Il paese senza errore, in I viaggi di Giovannino Perdigiorno, Einaudi, Torino, 1995.

[9] P. Boero, recensione del libro in:  https://www.andersen.it/il-pianeta-degli-alberi-di-natale-di-gianni-rodari/.

[10] G. Rodari, Il Pianeta degli alberi di Natale, Einaudi, Torino, 1962.

[11] G. Rodari, Arrivederci alla luna, in Il Pianeta cit.

[12] A. Bigli, La scintilla dell’utopia, San Paolo, Milano, 2020.

[13] G. Rodari, Il cane di Magonza, a cura di Carmine De Luca, Editori Riuniti, Roma, 1982.

[14] Stralcio del discorso in occasione della consegna del Premio Internazionale Andersen 1970, XII Congresso dell’International Board on Books for Young People (IBBY), in C. Poesio, Gianni Rodari, in “Schedario” n. 109, genn.-feb. 1971.

[15] G. Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino, 1973.

[16] G. Petter, Fantasia e razionalità nell’età evolutiva, La Nuova Italia, Firenze, 1993.

[17] G. Rodari, Grammatica, cit.