Magda Indiveri - Intervista immaginaria ad Alessandro Castellari per il suo libro Care adultere

 

Siamo nella sala d’entrata della più grande e centrale biblioteca di Bologna, Sala Borsa, una vera e propria piazza della cultura e dell’incontro. Le sottili colonne tutt’intorno, gli affreschi liberty, i colori caldi inducono alla condivisione di quella multiforme passione che è la lettura. Seduto su una poltroncina avvistiamo l’autore di “Care Adultere” e ci avviciniamo.

 

Una lettrice. Buongiorno prof. Castellari

Castellari. Buongiorno a lei…

Una lettrice. La disturbo perché ho appena concluso la lettura del suo Care adultere, vero e proprio viaggio tra i romanzi più amati e tra le passioni più trasgressive. Tredici eroine che escono dalle pagine dei romanzi in cui sono protagoniste e parlano in prima persona di sé. Posso condividere con lei le mie impressioni?

C. Certamente!

L. Intanto le confesso che mi sono permessa di affrontarlo seguendo i miei percorsi vagabondi di lettrice. Il libro lo consente, e io ho subito “ascoltato” la Karenina, e poi Emma Bovary, che amo particolarmente (ricordo ancora l’ultima giornata del bel corso sulla fantasia curato da Stefano Benni, all’interno dell’associazione Italo Calvino, da lei diretta per molti anni). Sono andata avanti e indietro nel testo, incuriosita ed attratta da eroine famosissime e da altre di cui non avevo ancora letto nulla. E mentre girovagavo tra le pagine, ho gioito del modello che lei ha usato, le insuperate interviste impossibili!

C. Sicuramente sottotraccia c’è quel modello, sono state una pietra miliare di un nuovo modo di fare critica letteraria da parte di grandi letterati come Eco, Calvino, Manganelli… e l’essere nate per l’ascolto radiofonico ha aggiunto fascino a quell’approccio. Ma non è quello lo spunto che mi fatto partire.

L. Ah, sicuramente c’ è anche la tecnica di Calvino in questi racconti: soprattutto l’ultimo Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore, i cui protagonisti sono proprio il Lettore e la Lettrice. In fondo tutti noi, lettori e lettrici, parliamo con i personaggi del libro che stiamo leggendo e il paradiso, per parafrasare Virginia Woolf, per noi sarebbe proprio il luogo in cui incontrarli.

C. Calvino è un autore da cui non si può prescindere. In particolare, di lui apprezzo tre virtù letterarie esposte nelle Lezioni americane, leggerezza, esattezza e visibilità. Sono i principi che mi hanno ispirato.  

L. Ma, le chiedo, perché ha scelto di unire, come perle di una collana, eroine legate tra loro dall’adulterio? L’etimologia del vocabolo rimanda a una corruzione, a una rovina, che in effetti cade su tutte le protagoniste. Eppure oggi l’adulterio è stato derubricato. Che cosa l’ha attirata?

C. Mi colpiva una declinazione femminile della passione, completamente diversa da quella maschile. Quel “vuoto”, che Anna Karenina prova nella sua famiglia infelice, mi pare provenisse dall’asciugarsi di un desiderio che non è solo fisico, ma molto più complesso. Ed anche con Vronskij, forse, quel desiderio è talmente alto che non viene soddisfatto. Vronskij la ama come ama un uomo. Mondi inconciliabili.

L. Capisco. Mi sono rimasti impressi alcuni passaggi che ho trovato nel suo libro: Effi Briest chiude il suo incontro rievocando il momento felice del dondolarsi sull’altalena; Yaara Korman sostiene che ogni separazione è una liberazione; e la principessa di Clèves vive la passione come un paradosso: “un estinguersi per durare”. Questa ultima dichiarazione mi ha molto turbata, come la cifra di una incomunicabilità tragica e ineluttabile tra partner, che comunque non possono smettere di cercarsi.

C. E’ per questo che ho messo in apertura un esergo illuminante tratto dalla Yourcenar: “Tutto in lei gridava un desiderio al quale l’anima era mille volte più interessata della carne”

L. A volte le donne narrate sembrano ribellarsi al loro autore, vogliono narrare la loro storia, un po’ come i personaggi in cerca di autore di pirandelliana memoria. Vogliono un riscatto, è così?

C. Forse il colloquio con il proprio lettore o lettrice è talmente intimo, che i personaggi possono rivelare qualcosa di sé che nemmeno l’autore presupponeva.

L. Fatto sta che questo libro è un inno all’esperienza totalizzante della lettura, un libro infinito che si scrive ogni volta che si legge. Fa venir voglia di rileggere i romanzi di partenza, di leggere quelli non ancora letti, di affrontare nuove letture con la prospettiva di un incontro. E poiché ricordo la sua perizia nel leggere ad alta voce, le suggerirei di trarre da Care adultere una serie di podcast!  Ma l’ho disturbata per sottoporle una mia ipotesi.

C. L’ascolto.

L. La tredicesima eroina è Elena, l’adultera per eccellenza. Ma il libro non chiude con lei, viene data l’ultima parola a Psiche, che non è un’adultera. Azzardo una spiegazione. Forse Psiche è “traditrice” perché svela il volto di Amore quando versa sulla sua spalla l’olio della lucerna. In fondo questo fanno tutte le adultere, scoprono il vero sembiante dell’amore, la sua inconciliabilità e tragicità, e per questo ne pagano le conseguenze. Psiche è l’unica che viene dannata per questo errore a compiti impossibili, e alla fine viene salvata proprio da Amore e assunta nell’Olimpo. Ma come sarà stata poi la sua vita “divina”? Il desiderio di “vedere” non sarà riemerso, nel tempo? Mi piacerebbe se uno scrittore immaginasse una risposta… o forse una scrittrice potrebbe farlo?

C. È possibile. Come si diceva prima, il libro è infinito. La sua domanda mi consegna un compito da svolgere. Le prometto che ci penserò. Non si può non ascoltare una propria lettrice…

 

Alessandro Castellari, Care adultere, Bologna, Minerva edizioni, 2022

 

 

25 ottobre 2023