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BISANZIO E I REGIONALISMI: UN OSSIMORO? Uno dei tratti distintivi più significativi nella periodizzazione tra il mondo tardoantico e quello bizantino ruota attorno alla vitalità — o forse sarebbe meglio dire visibilità — delle culture regionali. Non vi è dubbio che fino agli inizi del VII secolo la documentazione storica, accanto e oltre alle dinamiche della capitale, Costantinopoli, illumina ambienti provinciali dotati di forte identità, come quello siriaco, palestinese, egiziano, africano o balcanico. Alcuni di essi sono connotati da sviluppi del fenomeno urbano di respiro cosmopolita, che nulla hanno da invidiare alla stessa capitale imperiale; altri, dal prevalere di forme di città militarizzate (soprattutto nell’area balcanica) dai destini incerti, e altri ancora dalla presenza di grandi borghi rurali che sfidano l’egemonia produttiva e consumistica delle città (come la Sicilia o la Cappadocia). In questo impero di regionalismi anche architetture, materiali da costruzione, stilemi artistici, cultura materiale e professioni religiose offrono motivi di differenziazione. Come riflesso della produzione scritta dei secoli IX-XII è invece opinione diffusa che a partire dall’VIII secolo la percezione della realtà sociale di quella che chiamiamo civiltà bizantina si sia sempre più polarizzata sulla prospettiva che si aveva guardando il mondo dalle sponde del Bosforo. È un fatto che in età medio-bizantina la produzione scritta a Bisanzio sembra di composizione quasi esclusivamente costantinopolitana. In un simile panorama parrebbe dunque lecito pensare che le culture provinciali del mondo antico si fossero indebolite a tale punto da essersi sostanzialmente dissolte. Tuttavia, tanto la sempre più capillare utilizzazione di forme di memoria storica non legate ad una trasmissione consapevole, come sigilli e monete, quanto gli ambienti di vita quotidiana messi in luce con sempre maggiore efficacia dall’archeologia, stanno facendo emergere sorprendenti vitalità regionali, oltre all’area costantinopolitana. Anche i modi con i quali il potere politico romano orientale fino all’ XII secolo impiantò nelle proprie province forme diverse di controllo del territorio fa pensare alla esistenza di regionalismi apparentemente silenti. Il seminario ha dunque lo scopo di riflettere sulla morfologia delle culture provinciali, in tutte le forme di organizzazione socioculturale, nel periodo che va dagli Eraclidi ai Comneni, e oltre.

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