Abstract
La comunicazione di moda si caratterizza per ecosistemi mediali in cui immagini, testo, suono e formati si integrano in narrazioni complesse che rendono la “modamedia” un fenomeno in cui la moda stessa e la sua rappresentazione tendono a sovrapporsi, ridefinendo estetiche e circolazione delle immagini [2; 6; 4]. In questo contesto, la moda si configura come industria culturale capace di produrre significati condivisi [3], e le immagini diventano dispositivi culturali che stimolano interpretazione e negoziazione pubblica. In questa ricerca, le controversie generate da campagne di moda, diffuse attraverso piattaforme digitali, costituiscono un osservatorio privilegiato per analizzare come i pubblici partecipino attivamente alla ridefinizione dei significati simbolici, sviluppando maggiore consapevolezza del proprio ruolo nei processi comunicativi [1; 5].
Il contributo presenta i risultati di una ricerca qualitativa basata su focus group, in cui le campagne di moda digitali che hanno generato backlash online sono state utilizzate come stimoli visivi per esplorare i processi interpretativi delle audience. Il corpus include campagne diffuse su diversi media che hanno suscitato dibattito pubblico e crisi di comunicazione [5]. I focus group sono stati integrati da una visual content analysis e da una template analysis, finalizzate a individuare configurazioni ricorrenti nella costruzione di immagini che generano cortocircuiti e controversie. L’analisi si concentra su tre dimensioni principali: i criteri attraverso cui i partecipanti identificano le campagne come problematiche; le tipologie di critica emergenti, evidenziando come i partecipanti percepiscano una tendenza diffusa a “normalizzare” pratiche e rappresentazioni problematiche nella moda (tra cui l’utilizzo di stereotipi culturali, tono paternalistico e semplificazione simbolica); le modalità attraverso cui le audience rielaborano e immaginano forme alternative di comunicazione, in un esercizio volto a esplorare nuove rappresentazioni culturali.
La ricerca mette in luce il ruolo dei pubblici come attori riflessivi nella trasformazione delle pratiche comunicative digitali. I risultati mostrano come il paradigma dell’audience attiva stia evolvendo verso pubblici capaci di riconoscere le implicazioni culturali delle immagini e di formulare aspettative etiche nei confronti della comunicazione globale. Le crisi comunicative emergono, quindi, come momenti in cui si rielaborano norme simboliche condivise.
Bibliografia
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