Cosa sono le biobanche e a cosa servono
Le biobanche nascono come banche, ovvero custodi, dei campioni biologici, ma in verità sono piuttosto biblioteche, dove i ricercatori possono trovare i materiali necessari alle loro scoperte. La necessità di conservare e catalogare accuratamente i campioni nasce dalla volontà di migliorare la qualità della ricerca scientifica, grazie alla possibilità di sfruttare al meglio il cospicuo patrimonio di informazione contenuto nei campioni stessi. Le biobanche dunque si configurano come luoghi dove il prezioso contributo di pazienti e persone sane che conferiscono i loro campioni assume ulteriore valore in quanto facilitatore del progresso scientifico nella diagnosi e nella terapia delle patologie.
La biobanca vuole anche essere un punto di incontro tra cittadini e ricercatori, garantendo da un lato la tutela dei diritti e dei dati di chi ha messo a disposizione i propri campioni, dall'altro, attraverso un rigoroso sistema di qualità delle procedure di conservazione e catalogazione, consente un utilizzo da parte dei ricercatori dei dati correlati ai campioni.
I campioni biologici sono genericamente piccole quantità di sangue, tessuti, liquidi biologici etc. che, se vengono studiati, possono restituire informazioni utili relative alle molecole in essi contenute e che sono pertanto fondamentali per aumentare la precisione e l'efficacia tanto delle future procedure diagnostiche quanto dei trattamenti delle patologie. La biobanca opera affinché sia adeguatamente tracciata e identificabile l'origine del campione, seppure non riconducibile direttamente alla persona per tutela della privacy, secondo la normativa nazionale e comunitaria.
La biobanca del Microbiome poi, essendo interessata alla componente microbica che vive nel nostro intestino, sulla nostra pelle e in altri distretti, eliminerà sempre dalle analisi ogni traccia di DNA umano e non effettuerà mai sui campioni test atti ad individuare caratteristiche genetiche del conferente.