La reticenza della BCE nel nuovo studio di Manuela Moschella e Palma Polyak pubblicato di recente su New Political Economy
Pubblicato il 05 maggio 2026 | Notizie
L'euro può sfidare il dominio del dollaro statunitense, o l'Europa è destinata a occupare una posizione secondaria nel sistema finanziario internazionale?
Una risposta arriva dalla nuova ricerca pubblicata su New Political Economy (1-22) da Manuela Moschella, coordinatrice del Centro EUFutures, e Palma Polyak, Senior Researcher presso il Max Planck Institute for the Study of Societies di Colonia. Lo studio “Interpreting spillovers: the ECB, fed interest rate hikes, and the persistence of dollar dominance” analizza le ragioni della profonda reticenza della Banca Centrale Europea (BCE) nel promuovere l'euro come alternativa globale, soffermandosi su come l’istituzione abbia interpretato i forti rialzi dei tassi americani tra il 2022 e il 2024.
L’articolo sostiene che la risposta della BCE all’inasprimento della politica monetaria statunitense riflette ambiguità più profonde nel modo in cui i cosiddetti spillover vengono interpretati all’interno dell’istituzione. Concentrandosi sui forti rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve tra il 2022 e il 2024, Moschella e Polyak analizzano se i funzionari della BCE convergano su una diagnosi coerente delle vulnerabilità generate da questi effetti.
Lo studio individua due interpretazioni concorrenti. La prima enfatizza i canali commerciali e del tasso di cambio, in linea con la tradizionale visione di Mundell–Fleming dell’interdipendenza monetaria, in cui gli spillover sono trattati come normali perturbazioni di un’economia aperta e l’attenzione della politica monetaria si concentra su aggiustamenti di breve periodo dei tassi di interesse. La seconda, invece, mette in evidenza i canali finanziari, sottolineando la dipendenza strutturale dell’Europa da una finanza globale centrata sul dollaro, come evidenziato dalla letteratura sul ciclo finanziario globale.
Attraverso l’analisi di discorsi della BCE, audizioni parlamentari e copertura della stampa finanziaria, le autrici rilevano che il nucleo tecnocratico della BCE riconosce sempre più i canali finanziari come una fonte chiave di vulnerabilità. Tuttavia, questa prospettiva resta oggetto di contestazione all’interno dell’istituzione ed è in gran parte assente nel dibattito pubblico, dove prevalgono invece le preoccupazioni legate all’inflazione importata e alla svalutazione dell’euro.
Di conseguenza, la BCE non riesce a formulare una definizione del problema pienamente coerente. Secondo le autrici, il fatto di marginalizzare il canale finanziario rischia di oscurare i costi più ampi degli spillover monetari e può ridurre la percezione dell’urgenza di riforme volte ad affrontare il ruolo internazionale del dollaro.