Gli studenti del Master in Public Affairs hanno partecipato a una simulazione basata sugli stakeholder riguardante l'Unione delle competenze dell'UE (EU Union of Skills)
Pubblicato il 19 maggio 2026 | Eventi
La seconda sessione del 1° EUFutures Policy Development Lab si è svolta il 18 maggio 2026, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Bologna. Basandosi sulla lezione del Dott. Donato Di Carlo sulla trasformazione della politica industriale e delle competenze dell'UE, la sessione ha invitato gli studenti a passare dalla riflessione analitica alla pratica politica.
Il workshop, guidato dai Proff. Benassi e Tassinari, si è concentrato sulla strategia Union of Skills 2025 della Commissione Europea, chiedendo agli studenti di valutare se l'attuale politica delle competenze dell'UE sia sufficientemente “a prova di futuro” per affrontare le pressioni combinate di decarbonizzazione, digitalizzazione, cambiamento demografico, disuguaglianza territoriale e competizione geoeconomica.
Gli studenti sono stati divisi in quattro gruppi, ciascuno assegnato a rappresentare un vero stakeholder coinvolto nel dibattito sulla politica delle competenze europea: la Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC), BusinessEurope, il Comitato Europeo delle Regioni e SMEunited. Prima della sessione, ogni gruppo ha letto le reali posizioni politiche e le dichiarazioni istituzionali prodotte dallo stakeholder assegnato.
Durante il workshop, agli studenti è stato chiesto di ricostruire la prospettiva del proprio stakeholder sulla Union of Skills identificando la sua principale diagnosi del problema delle competenze, le misure che sosteneva, le debolezze o i rischi che percepiva e un emendamento concreto che avrebbe proposto per migliorare la strategia. Il compito richiedeva agli studenti di pensare non come osservatori neutrali, ma come attori politici.
Ogni gruppo ha dovuto chiedersi: Di chi stiamo difendendo gli interessi? Quale tipo di problema delle competenze conta di più per noi? Chi dovrebbe pagare per la formazione? Chi dovrebbe governare la politica delle competenze? E cosa renderebbe la Union of Skills più efficace, equa e attuabile?
Il gruppo che rappresentava l'ETUC si è concentrato sui diritti dei lavoratori, sul tempo di formazione retribuito, sul dialogo sociale e sulla necessità di garantire che l'upskilling e il reskilling non diventino un onere individuale posto sui lavoratori.
Il gruppo BusinessEurope ha approcciato la Union of Skills attraverso la lente della competitività, dei settori strategici, della carenza di STEM, della formazione guidata dai datori di lavoro e di un migliore allineamento tra i sistemi educativi e le esigenze del mercato del lavoro.
Il gruppo del Comitato delle Regioni ha evidenziato la dimensione territoriale della politica delle competenze, sottolineando i rischi di fuga dei cervelli, la capacità regionale disomogenea e la necessità di un'attuazione basata sul territorio.
Infine, il gruppo SMEunited ha richiamato l'attenzione sui bisogni delle piccole imprese, dell'artigianato e dei datori di lavoro locali, sostenendo che le iniziative dell'UE in materia di competenze devono essere accessibili alle PMI e dovrebbero dare un maggiore riconoscimento all'istruzione professionale, agli apprendistati e alle competenze pratiche di livello medio.
Ciascun gruppo ha prodotto una concisa posizione dello stakeholder e ha proposto un emendamento alla strategia Union of Skills. Questi includevano idee come il diritto a congedi di formazione retribuiti, partenariati settoriali per le competenze guidati dai datori di lavoro, un test di impatto territoriale delle competenze e un supporto semplificato per la formazione per le PMI.
La discussione ha evidenziato che la politica delle competenze è lungi dall'essere una questione puramente tecnica. Al contrario, solleva importanti tensioni politiche e istituzionali.
Una tensione centrale riguarda la competitività contro i diritti sociali. Mentre i datori di lavoro tendono a inquadrare le competenze come una condizione per la produttività, l'innovazione e il rinnovamento industriale, i sindacati sottolineano l'accesso alla formazione come un diritto del lavoratore legato alla qualità del lavoro, a salari equi e alla contrattazione collettiva.
Una seconda tensione riguarda la mobilità contro la coesione territoriale. La portabilità delle competenze e il riconoscimento delle qualifiche possono aiutare ad affrontare i disallineamenti all'interno del mercato unico, ma possono anche intensificare la fuga dei cervelli dalle regioni periferiche o meno sviluppate, a meno che non siano accompagnati da investimenti regionali e strategie di ritenzione. Una terza tensione è emersa tra le priorità STEM ad alta tecnologia e le competenze quotidiane della transizione verde.
Gli studenti hanno notato che l'Europa ha bisogno di ingegneri, ricercatori e specialisti digitali, ma anche di lavoratori nell'edilizia, nella riqualificazione energetica, nell'installazione, nella riparazione, nell'assistenza, nella logistica e nei servizi locali. Una strategia delle competenze a prova di futuro non può quindi concentrarsi solo sulle università e sui settori strategici ad alta tecnologia. Infine, la discussione ha sollevato la questione del coordinamento dell'UE contro la diversità nazionale e regionale. La Union of Skills fissa ambizioni europee comuni, ma i sistemi di formazione delle competenze rimangono profondamente radicati nelle istituzioni nazionali, negli accordi di partenariato sociale, nei sistemi VET e nei mercati del lavoro regionali.
La sessione si è conclusa ricollegando la simulazione degli stakeholder al tema più ampio del modulo EUFutures: come l'Unione Europea possa adattare il proprio modello di crescita alle pressioni delle transizioni verde e digitale. Le discussioni degli studenti hanno mostrato che pensare seriamente alle “competenze del futuro” significa anche confrontarsi con difficili questioni di potere, governance, voce e distribuzione. Chi definisce quali competenze sono necessarie? Chi paga per la formazione? Chi ha accesso alle opportunità di reskilling? Quali attori sono rappresentati nel processo decisionale? Quali imprese, lavoratori e regioni beneficiano — e quali rischiano di essere lasciati indietro?
In questo senso, il lab ha evidenziato i limiti del trattare la politica delle competenze come un esercizio puramente tecnico. Sebbene la formazione delle competenze sia essenziale per le transizioni verde e digitale dell'Europa, la sua sostenibilità politica dipende dall'affrontare apertamente le tensioni che genera: tra competitività e diritti dei lavoratori, mobilità e coesione territoriale, settori ad alta tecnologia e competenze professionali quotidiane, e coordinamento dell'UE e diversità nazionale.
Il policy lab ha quindi dimostrato che una strategia delle competenze dell'UE a prova di futuro deve essere non solo economicamente efficace, ma anche politicamente e socialmente sostenibile. Come risultato finale, gli studenti trasformeranno ora le posizioni dei loro stakeholder in policy brief individuali di una pagina, proponendo emendamenti concreti alla strategia Union of Skills dalla prospettiva del gruppo di stakeholder loro assegnato. Questi confluiranno nel primo rapporto EUFutures Student policy recommendations.