di Leandra Abruzzo (Università degli studi di Napoli Parthenope)
Pubblicato il 30 novembre 2025
Nel diritto costituzionale la città contemporanea può essere concepita come un bene comune, in cui sono intrecciate dimensioni sociali, economiche, territoriali ed ecologiche. In particolare, condizionando significativamente l’effettività dei diritti costituzionalmente riconosciuti, la qualità dell’ambiente urbano si configura come una componente strutturale del vivere collettivo. La tutela dell’ambiente urbano, infatti, è un presupposto fondamentale per l’esercizio della dignità umana (art. 2 Cost.), dell’eguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.), della tutela della salute (art. 32 Cost.) e della protezione del paesaggio e dell’ambiente (art. 9 Cost.), oltre a guidare la funzione sociale della proprietà (art. 42 Cost.) e del razionale sfruttamento del suolo (art. 44 Cost.).
Un ambiente salubre è una condizione necessaria per garantire il benessere psico-fisico, dal momento che, come noto, la tutela della salute ex art. 32 Cost. non può essere ricondotta esclusivamente alla dimensione endogena, biologica o genetica dell’organismo, ma presuppone una costante attenzione al contesto esterno in cui l’individuo vive. Quando si discute di ambiente è quindi necessario riflettere sulla dimensione urbana in cui si intensificano gli effetti dell’artificializzazione, della diminuzione degli spazi verdi e, più in generale, della crisi ambientale che si intreccia inevitabilmente con quella climatica.
La città può configurarsi come ambiente urbano in cui elementi naturali e antropici interagiscono stabilmente, incidendo in modo diretto e sistemico sulla qualità della vita e sull’effettività dei diritti fondamentali. Considerare lo spazio urbano come ambiente consente pertanto di superare una visione settoriale della tutela ambientale, tradizionalmente confinata alla protezione di risorse naturali isolate.
L’ambiente urbano assume così rilevanza costituzionale non solo in forza della tutela espressa dall’art. 9 Cost., ma anche quale presupposto per l’attuazione dei principi di solidarietà e di eguaglianza sostanziale di cui agli artt. 2 e 3 Cost., nonché per la tutela della salute ex art. 32 Cost. L'individuo non può infatti sviluppare pienamente la propria personalità in un contesto ambientale degradato, atteso che la degradazione dello spazio vitale determina una compressione della dignità umana.
Dal punto di vista operativo, la tutela dell’ambiente urbano si traduce in strumenti giuridico - amministrativi concreti, tra cui la rigenerazione urbana, la forestazione, la progettazione di infrastrutture resilienti e la predisposizione di piani integrati di adattamento ai cambiamenti climatici. A livello internazionale ed europeo, iniziative come l’Agenda 2030, il Green Deal e la Nature Restoration Law indicano obiettivi vincolanti di sostenibilità urbana, inclusione sociale e riduzione del rischio ambientale, che richiedono un’effettiva integrazione nella pianificazione locale e nei processi decisionali delle amministrazioni municipali.
Alla luce di queste brevi riflessioni si comprende come la qualità dell’ambiente urbano sia diventata un parametro di legittimità dell’azione amministrativa, atteso che un’inadeguata distribuzione dei rischi ambientali e dei benefici urbani determina diseguaglianze sostanziali e compressione della dignità sociale. Il governo della città come bene comune ambientale richiede quindi politiche integrate, partecipative e solidali, suscettibili di indirizzare la pianificazione e la rigenerazione urbana verso modelli sostenibili e inclusivi, in cui il benessere collettivo e la tutela ambientale siano criteri vincolanti dell’azione pubblica.