Intervista a Esa Díaz-León

A cura di Daria Pau

Esa Díaz-León È professoressa associata presso l'Università di Barcellona dal 2019. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso la University of Sheffield nel 2007 e la laurea triennale presso la University of Murcia nel 2000. Dal 2008 al 2014 è stata prima Assistant Professor e poi Associate Professor di Filosofia presso la University of Manitoba, mentre dal 2014 al 2019 ha lavorato come ricercatrice Ramón y Cajal presso l'Università di Barcellona. Si occupa principalmente di filosofia della mente e del linguaggio, nonché di filosofia del genere, della razza e della sessualità. I suoi interessi di ricerca comprendono la metafisica del genere, della razza e dell’orientamento sessuale, la natura della costruzione sociale e le questioni metodologiche legate all’etica concettuale. Attualmente è co-responsabile scientifica (insieme a Pepa Toribio) di un progetto finanziato dal MICIN sulla filosofia della cognizione sociale (PID2021-124100NB-I00). Nel 2023 ha inoltre ricevuto il premio ICREA Academia.

Segnalibri Filosofici - Nel suo libro [N. d. R.E. Díaz-León, The Metaphysics of Gender, Cambridge, Cambridge University Press 2025] lei sostiene che le categorie di genere siano oggetti legittimi di indagine metafisica, anche se dipendono profondamente da pratiche sociali e normative. Potrebbe spiegare come articola una forma di realismo sociale sul genere che consenta di parlare di verità e falsità nelle affermazioni di genere senza reificare tali categorie come entità naturali o biologicamente determinate?

 

Esa Díaz-León - In realtà, nel femminismo esistono dubbi rispetto alle posizioni realiste, cioè a quelle posizioni che affermano che il genere sia un fenomeno che può essere studiato scientificamente. Esiste una posizione chiamata essenzialismo biologico del genere, che fa riferimento a caratteristiche biologiche immutabili. Questa è una posizione pericolosa, legata a una visione patriarcale. Recentemente, nel femminismo si cerca invece di difendere l’idea di un realismo sociale: un realismo che concepisce il genere come un insieme di pratiche e strutture sociali, tenendo conto del fatto che una persona non sceglie la struttura sociale in cui si trova, ma che tali strutture non dipendono da caratteristiche biologiche né sono biologicamente determinate. La nostra biologia non determina il modo in cui dobbiamo funzionare socialmente. Il genere è una costruzione sociale: la biologia non determina il modo in cui organizziamo la società. L’idea del realismo, in questo senso, è che il genere possa essere compreso scientificamente attraverso discipline come le scienze sociali, l’antropologia, la psicologia, la sociologia e la teoria politica, che studiano le società e le pratiche sociali in modo scientifico. Tuttavia, si tratta di una pratica scientifica informata da valori, ad esempio valori femministi. Le migliori pratiche nelle scienze sociali devono incorporare valori come il femminismo.

 

SF - Una delle questioni che lei affronta è l’esistenza di disaccordi persistenti e apparentemente profondi attorno ai concetti di genere. Come interpreta questi disaccordi: come divergenze su fatti sociali, come conflitti normativi, o come casi di autentica indeterminatezza concettuale? E quali conseguenze metafisiche trae da questa diagnosi?

 

EDL - Esistono molti disaccordi sul genere: su chi conti come donna o come uomo, su quali categorie di genere dovrebbero comparire legalmente nei documenti di identità e nei passaporti, e su se una società debba accettare i cambiamenti legali di genere. Si tratta di una questione molto importante e, in tutto il mondo, l’ondata dell’estrema destra ha utilizzato questo tema come una delle sue armi e come meccanismo di manipolazione per crescere politicamente. Il modo in cui comprendiamo il significato di termini di genere come “donna” è una questione di filosofia del linguaggio: come si determina il significato di un termine quando esiste un forte disaccordo? E come è possibile cambiare il significato di un termine per renderlo più giusto? È possibile modificare il significato di molti termini: ad esempio, negli ultimi anni in molti Paesi europei è stato approvato il matrimonio omosessuale, e così è cambiato il significato del termine “matrimonio”. I cambiamenti sociali passano anche attraverso il cambiamento del significato dei termini che utilizziamo per parlare di questi temi. Molte femministe, ad esempio, vogliono che il significato della parola “donna” venga modificato per includere le persone trans. Esistono disaccordi sia sul significato stesso del termine, sia sull’opportunità di cambiarlo. Esistono anche disaccordi legali: su come dovremmo legiferare rispetto al genere che appare nei documenti. Questi sono conflitti etici e politici, anche sulla questione di chi conti come donna. Esiste una parte del femminismo, relativamente piccola ma che recentemente ha acquisito molta visibilità, che sostiene che “donna” debba essere intesa come una persona di sesso biologico femminile. Si tratta di una posizione femminista che possiamo definire anti-trans, secondo la quale solo le persone con sesso biologico femminile sono donne; in questa prospettiva, anche gli uomini trans verrebbero considerati donne, indipendentemente dalla loro auto-identificazione. Si tratta di un conflitto etico e politico che riguarda il linguaggio che dovremmo usare per comunicare e le politiche che dovremmo adottare per organizzarci come società.

 

SF - Nel difendere un approccio migliorativo ai concetti di genere, lei sottolinea che la filosofia non dovrebbe limitarsi a descrivere l’uso ordinario, ma può legittimamente proporre revisioni concettuali. Quali criteri normativi ritiene più rilevanti per valutare una proposta migliorativa – ad esempio l’utilità politica, la giustizia sociale o la fedeltà alle pratiche esistenti – e come risponde all’obiezione secondo cui tali revisioni rischiano di perdere contatto con il significato effettivo dei concetti?

 

EDL - Le proposte migliorative in filosofia riguardano tentativi di rivedere o modificare alcuni concetti che utilizziamo in ambiti specifici della comunicazione. Molti filosofi ritengono che, in diverse aree, dovremmo migliorare i nostri concetti per rappresentare e descrivere la realtà in modo più efficiente e più giusto. Il problema filosofico centrale è come valutare queste revisioni concettuali. Un aspetto importante è l’autorità politica. Se vogliamo introdurre cambiamenti nel linguaggio legato al genere, e se vogliamo che tali cambiamenti siano effettivi, essi devono avvenire in modo graduale: i cambiamenti piccoli sono più facili da accettare, mentre quelli radicali sono più difficili. Esistono, ad esempio, dibattiti su come definire le persone non binarie: in spagnolo, per esempio, si è introdotto un terzo pronome, “elle”, per riferirsi a una persona senza specificarne il genere o per parlare di una persona non binaria. A volte i cambiamenti linguistici sono molto utili per il progresso sociale. Un altro esempio: in inglese, per riferirsi a una donna, si usava distinguere se fosse sposata o meno (“Miss” o “Mrs”); lo stesso avveniva in spagnolo (“señora / señorita”), mentre per gli uomini questa distinzione non esisteva. Questa pratica è cambiata, perché è stata riconosciuta come discriminatoria e inappropriata. I cambiamenti nel linguaggio corrispondono a cambiamenti di mentalità e viceversa. Devono avvenire gradualmente, ma sono più facili da introdurre nelle nuove comunità. Per favorire questo processo si utilizzano spesso la poesia, l’arte, il cinema e la letteratura. In questo modo, i cambiamenti linguistici vengono accettati più facilmente.

 

SF - Nel suo lavoro emerge una concezione del genere come categoria sociale legata a ruoli, aspettative e strutture di potere. In che modo questa concezione consente di spiegare il carattere strutturale dell’oppressione di genere, evitando al contempo di ridurre l’esperienza individuale a mere posizioni sociali astratte?

 

EDL - Esistono due principali concezioni del genere. La prima è quella del genere come classe sociale, che concepisce il genere come una struttura sociale che determina il nostro ruolo nella società e il modo in cui veniamo trattati: i ruoli di cura nella famiglia, i ruoli nel lavoro, e così via. Le norme che indicano come dobbiamo comportarci in base al genere sono molto diverse per uomini e donne, e si intrecciano anche con la razza, la classe sociale e la nazionalità. Il genere determina la nostra posizione nella società. Si tratta di un fenomeno legato a pratiche e norme sociali a cui tutti siamo soggetti, anche se possiamo trasgredirle. Un’altra concezione del genere riguarda l’identità di genere, che è molto importante perché svolge un ruolo centrale nello sviluppo della personalità. Non è possibile scegliere solo una di queste concezioni: la teoria femminista ha bisogno di entrambe. Esiste quindi un pluralismo: alla domanda filosofica “che cos’è il genere?” non esiste una risposta univoca. Il genere non è una cosa sola, ma un fenomeno molto complesso, composto da molte dimensioni che si sviluppano e si spiegano in modi diversi.

 

SF - Un'ultima domanda. Lei affronta esplicitamente la difficoltà di sviluppare definizioni di genere che siano al tempo stesso teoricamente solide e inclusive delle esperienze trans e non binarie. Come risponde alle critiche secondo cui alcune proposte metafisiche, pur essendo politicamente motivate, rischiano di essere concettualmente instabili o eccessivamente revisioniste? E quale ruolo attribuisce all’autodeterminazione nell’ontologia del genere?

 

EDL - L’autodeterminazione di genere è molto importante ed è legata alla libertà della persona di relazionarsi nella società. È necessario chiarire che la libertà è un valore fondamentale e che ogni persona deve poter sviluppare la propria vita in modo coerente con i propri interessi e le proprie preferenze. Non viene imposta la professione, ciò che si vuole studiare o la religione. La libertà, rispetto al genere, può essere intesa come qualcosa che ha un forte impatto sociale. Il genere determina il posto che occupiamo nella società in modo spesso ingiusto, ed è contro questa ingiustizia che il femminismo lotta. Poiché il genere è presente in molte aree della vita sociale, sarebbe ingiusto costringere una persona a occupare un genere con cui non si sente a proprio agio. L’autodeterminazione di genere può quindi essere argomentata nello stesso modo in cui si difende il diritto di una persona a sviluppare liberamente la propria vita. Per quanto riguarda le proposte di miglioramento, alcune possono apparire molto revisioniste. Tuttavia, l’inclusione delle donne trans, ad esempio, riguarda ormai molte persone: esistono donne trans famose e il linguaggio viene già utilizzato in questo modo in ampie parti della società. In questo senso, la proposta non è così radicale, perché l’uso linguistico è già diffuso. Esistono forti argomenti politici a suo favore e molte comunità adottano già queste pratiche linguistiche.

Mi chiamo Daria Pau e sono studentə del terzo anno del corso di Filosofia e Comunicazione all’Università di Bologna. Attualmente svolgo un periodo di Erasmus presso l’Universitat de Barcelona, con cui collaboro nell’ambito del mio percorso formativo. Per il mio tirocinio, sto realizzando una serie di interviste ai docenti dell'Università di Barcellona.