Cinzia Demi, Laurea Magistrale in Italianistica, nata a Piombino vive a Bologna. Dirige con Alessandro Anil la collana Cleide (Minerva), cura la rubrica Missione Poesia, Altritaliani, è capo redattrice della rivista Menabò (Terra d’Ulivi), collabora con l’annuario L’anello critico (Capire Edizioni). Pubblicazioni con Pendragon, Prova d’Autore, Raffaelli, Fara, Puntoacapo, Carteggi Letterari, Minerva, Interno Libri, Gradiva, Ab Art Kiadò, Editura Eikon, CartaCanta, Kult Editura, L’Hamattan, Ideea Europeana, Terra d’Ulivi. Poesia: Il tratto che ci unisce, Incontri e Incantamenti, Ero Maddalena; Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri; Nel nome del mare; La causa dei giorni, Il solstizio dei sentieri, L’ebra più verde (antologia, edizione bilingue italiano-inglese). Prosa: Ersilia Bronzini Majno. Immaginario biografico di un’italiana fra ruolo pubblico e privato; Voci prime. Tra parodia e poesia: Incontriamoci all’Inferno; Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia. Antologie (curatela): Tra Genova e Livorno: il poeta delle due città. Omaggio a Giorgio Caproni; Amori d’Amare; Ritratti di poeta. È tradotta in inglese, francese, romeno, ungherese, arabo, spagnolo, greco, albanese ed è traduttrice per la Puntoacapo e per Terra d’Ulivi. Tra i riconoscimenti: 2019, Académie Mihai Eminescu Craiova: Médaille pour ses mérites dans la diffusion de la culture universelle e Prix Special pour l’excellence de sa creàtion; 2020, Nomina a membro titolare de l’Académie Tomitane di Costanza; 2021, Premio Inter.le Camaiore a Corpo impossibile di Attila F. Balàs, da lei tradotto; 2021, Premio Narrativa INPS per Voci Prime e video su Rai Cultura Letteratura; conferito nel 2025 Premio Orpheus Texts Book of the year 2024, assegnato per Il solstizio dei sentieri (Capire edizioni); nel 2026 nomina a membro onorario di Mongolian Accademy of Culture and Poetry. Dal 2023 fa parte della giuria del Premio Internazionale Camaiore-Francesco Belluomini. E’ Presidente dell’Associazione EstroVersi dal 2014 per la quale organizza eventi di rilievo sul territorio nazionale, tra i quali si ricordano: Un thè con la poesia, Bologna; Festival Piombino in Arte. Sito Web: www.cinziademi.it
bisognerà capire cosa ci porta
a credere nei grani a farne
sabbia di clessidra tra le mani
a non rompere i cristalli dorati
a tornare là dove siamo nati
nella casa con le pareti bianche
dove ogni cosa ha un nome
che chiamiamo ogni confine
è un richiamo che rapido svalica
si espande nel mondo
in un sussulto di folate tra
bacche d’acacia e lino chiaro
nella luce obliqua delle persiane
nel sacramento giurato sul
simulacro trasparente del mare
bisognerà capire cosa ci resta
della pazzia della festa del
calore di fiamma che ancora
difende la giovinezza
dei nostri corpi abbracciati
nell’alba tra i vapori, mentre
sprofonda l’ombra delle sagome
che ci furono accanto e d’un
tratto la memoria è un male
stordente l’umanità affonda
nella ragione oscura
i papaveri stentano a fiorire
e un tempo immobile non
spiega non glorifica ma non
rinnega la causa dei giorni
Interno Libri, 2022 Latriano (BR)
aspetti sempre che qualcosa succeda
mentre alzi gli occhi
agli alberi che temono l’autunno
la strada si è fatta più lunga e
quel cartellone ieri non c’era
è una milizia certa quella del tempo
da assoldare nell’esercito mercenario
per le guerre sull’altare di pietra
nella chiesetta - frontiera del Golfo1
contro il pallore del mare d’ottobre
pagarlo e lasciarlo libero di fermarsi
un poco a riposare senza fretta
provare a bagnarsi le mani
dove scorre la sabbia di ematite
raccogliere una scheggia di bucchero
e costruirci un bicchiere
bere un sorso di maestrale
da quella breccia che ingrossa
l’aria di sale antico e tamerici
magari è così che si cresce
dopo il pane con zucchero e vino
dopo le vendemmie e le rose
quando tutte le cose sfumano
in un sentire lontano e dici
è così che si cresce per le croci
da cui siamo fuggiti
per quell’aria soffocante di casa
dove l’orizzonte era solo una linea
magari è così che s’incontrano teatri
con le quinte a colori vivaci
rammendate che non importa quanto
è così che si consumano chilometri
si stringono corpi si gettano paramenti
argenti s’indossano senza più valore
senza l’ardore che ci fece scuola
e aspettando ancora si torna all’inizio
si alzano gli occhi
agli alberi che sono già primavera
la strada è più corta ora
e di quel cartellone lo scritto è sbiadito
1 Il Golfo è quello di Baratti, nel Comune di Piombino (LI) dove sono nata.
Interno Libri, 2022 Latriano (BR)
guardo l’orchidea sul tavolo della cucina
ogni tanto lascia andare un fiore
si secca e scende dal ramo
che perde la sua freschezza
si spoglia del suo colore
è ancora bella però penso
trafitta da quell’ultimo raggio
di luce tradito dalle pieghe arancio
della tenda se avesse una sua voce
mi direbbe di questo tempo
mi direbbe che perdo i contorni
dei volti di chi amo i colori degli
occhi la linea disegnata dei profili
i gesti delle mani che le parole sono
fioche e vuote anche ai cellulari
mi direbbe che è sfumata la veste
del mare e l’orizzonte non è più
una linea dove poggiare lo sguardo
che la neve non è scesa quest’anno
e l’erba aspetta paziente il ritorno
mi direbbe che i sogni sono incubi
che il pianto che sento è lontano
ma vero che la notte ha sepolto
i migliori di noi nella via crucis
dei camion delle loro luci in cordata
mi direbbe che la vita non l’ho mai capita
che non può accadere soltanto che il
bicchiere si riempie quando l’acqua scorre
che la tunica non si gioca ai dadi
ma si taglia e si cuce con le mani
e mi direbbe l’orchidea di questa Pasqua
puntuale affacciata alle nostre finestre
come quella macchia di ginestre di cui
rivedo nel bosco fitto l’ambizione del bagliore
il chiarore infestante della Resurrezione
Interno Libri, 2022 Latriano (BR)
è tutto un volteggiare di rondini
in questo inizio di giugno
stridono al cielo
si rincorrono in voli circolari
incrociano il gracchiare
di una cornacchia
le ascolto tra il melograno e le rose
nelle prime ore del giorno
e mi pare un ritorno ma lento
come se fossi partita
con niente addosso svestita
anche di sola vita
devi indossare gli abiti
della festa ora mi suggerisce
il richiamo della tortora
al di là delle vetrate e le scarpe
nuove per camminare tra le siepi
di lentisco e le vetrine d’estate
devi fare come il passero
mi dice che salta di ramo
in ramo voltando lo sguardo
in ogni direzione bere le
gocce di pioggia di stagione
e asciugarti le piume al sole
ma è il merlo col suo fischiare
a scuotermi di più melodia che
rimuove la pietra del sudario
che nel gorgheggiare appoggiato
all’ulivo cancella il calvario
rende lieve la croce di spine
melodia che accenna
la parola fine a questi mesi
di vuoti d’aria e prigionia
dove l’unica compagnia
è stato il vento e lieve di
contralto il verso dell’assiolo
Interno Libri, 2022 Latriano (BR)
alla fine d’agosto
è la caduta dei cementi delle
vie d’acqua dei tigli nelle falde
il sole insegue le ombre festanti
spavalde nel guado del canto
ho conservato intatta
la carne foresta inesplorata
che ascolto partorita nell’incenso
dei garofani nel moto segreto
alfabeto di giovani mani
non c’è niente che possa
fermarmi nel greto del fiume
nei filari di uve spremute
si riversa il mosto odoroso
pietoso come offerta votiva
e cammino nel vento
al centro esatto dei crinali
mentre lento il miracolo
del giorno si compie sull’orlo
dei fossi sulle falci dei campi
s’apre un sentiero
sulla radura pare una città
dolente una madre di mura
senza affaccio abbraccio un’ombra
e un’altra e un’altra ancora
per una volta non sono
sola nel ronzio dell’aurora
i nomi sorridono al richiamo
issano vele di luce ridanno
voce al fico al grano alla croce
Interno Libri, 2022 Latriano (BR)
le cose non hanno nome
nel settembre alle porte
hanno perso la riva d’approdo
annegati i segni slegate le
corde appeso le viole al chiodo
nel gran disegno della
storia nel sussulto infinito
della materia un’impossibile
vittoria asciuga la maledizione
al fuoco di braci buone
sto nel perdersi della notte
come la porta chiusa come
il ponte che allontana
l’oscena gemente figura
la sconosciuta armatura
tra terra e cielo non c’è
pianto ma gioventù sfiorita
e silenzio niente sembra
più un trofeo la luna è una
lama intarsia il suo cammeo
sulla zattera di legno
che galleggia ninfea giglio
è l’ultimo pegno che m’assumo
la pietà segreta incavata sul fianco
gemmato dov’è nato il figlio
Interno Libri, 2022 Latriano (BR)
nell’infinita stanchezza
della luce nella brina del
sangue che si scioglie
bruci come un petalo di
fuoco onda fatua di fiume
la tua bellezza ha raccolto
carezze di spalle e fianchi
e ronzii lenti nel pomeriggio
di febbraio che avanza tra
siepi di lentisco e il mare
ti soffermi con le scarpe
slacciate all’orizzonte
nel limpido di ghiaie cerchi
il rovescio di una figura
nell’acqua che ritorna
ora, senti solo il pianto
atroce della nascita lo strappo
dal grembo vorresti un
abbraccio di madre e ti getti
in uno slancio di folgore
da Il solstizio dei sentieri, CartaCanta - Capire Edizioni 2024 Forlì (FC)
la tua bellezza atroce
di dea accovacciata sulla
crisalide schiusa abbracciata
al gelo della morte geme
senza appello preme
sull’erba che tutto ricopre
anche le scarpe lontane
dal tuo corpo alzati
grida il tuo sangue alzati
sbraita il furore cieco
chi ti strinse i seni e i
fianchi nell’alba screziata
della casa matrigna
con il latte sul fuoco e
il pane da poco spezzato
alzati urla il coro degli
alberi il brusio degli insetti
il canto degli uccelli
alzati per questo gioco
da nulla non serve cadere
unisciti all’ombra che sale
si mischia al drappo e al
rosario balena sul filo
dell’acqua come giorno che
accade nei sentieri di mirto
tu sorda ai richiami
condanni la tua stessa sostanza
gli occhi di polvere un
tempo di scherno hanno
scelto l’inferno, la mattanza
da Il solstizio dei sentieri, CartaCanta - Capire Edizioni 2024 Forlì (FC)
forse l’amore non è così
lontano come sembra
forse è nella mano che si fa
scudo per il sole o nell’occhio
che abita la luna
nella bocca che subito
s’accende all’urto delle
parole o in queste nubi
gonfie della sera in questa
resistenza d’occasione
cresce leggero ora nel
bulbo della vita s’aggrappa
come glicine allo stelo
dei capelli tenta il volo
nelle bolle di sangue
si confonde tra il riso
e il pianto consacra ogni
gesto alla luce della
carne al ventre fecondo
che ebbe ardore baci
riporta al giusto peso
la grammatura del polline
il sale di gramigna scompone
e ricompone un’eco di note
nella sabbia sopita di neve
da Il solstizio dei sentieri, CartaCanta - Capire Edizioni 2024 Forlì (FC)
quando si sceglie una direzione
e la macchia del sole
ci accompagna nuda di raggi
appena forgiati e già vinti
dall’increspo dei nembi
non serve pronunciare
un nome che dia conforto
se è nel continuare che
si trova la ragione la
sola cagione dello sforzo
e se è un boomerang la
voce che allontaniamo
che spingiamo negli
angoli in ombra della
strada (che non è la fede
la compagnia che cerchiamo)
allora interviene il vento
a mostrarci il labirinto
dove siamo spazzando
via le foglie e la paglia
soffiando sul tarassaco
che spollina l’aria
soffoca ogni via d’uscita
e riempie il fossato
simulacro ormai d’afasia
da Il solstizio dei sentieri, CartaCanta - Capire Edizioni 2024 Forlì (FC)
non è nei giorni adolescenti
che ripensiamo ai trionfi
di bellezza lì, inermi
frastornati dagli appelli
inseguiamo l’eterno
ci chiudiamo nei silenzi
nel regno della guerra
e dei confini stiamo
come tigri senza artigli
come martiri bambini
e si forma nella mente
un labirinto che dirotta
l’esperienza nei sepolcri
del paese ti sommergono
le stelle nelle storie
nelle vene nei rifugi
delle altane e aderisce
il nostro muschio al disegno
che s’affaccia sul foglio
misurato dell’amore
mentre un pensiero
osceno e struggente trepida
nelle mani si fa motore
d’aurora nella nudità
di una perfetta giovinezza
da Il solstizio dei sentieri, CartaCanta - Capire Edizioni 2024 Forlì (FC)
siamo tentati dalle sponde
dal moto delle onde
dal pianto dall’ombra,
quali forma di passanti
fiutiamo il movimento
ci affanniamo
nei grembi delle madri
rotoliamo nelle piazze
delle gioie laceranti
ci sdraiamo amanti
diversi dei giorni
mentre pulsano le ore
nelle caverne dei
graffiti nelle tombe
dei re sui piedistalli
dei martiri e il circo
mediatico di chi ci
stana dal letargo
di chi ci lascia una
parte di vita appesa
al rovesciarsi
dei legni e degli imperi
segna la conta dei nomi
persi stranieri nei nostri
pegni nei nostri cieli
da Il solstizio dei sentieri, CartaCanta - Capire Edizioni 2024 Forlì (FC)