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La malnutrizione infantile in Perù: Idroponica in una regione povera della città di Trujillo, Peru

AICS/MAE

Secondo i dati del Rapporto sullo Sviluppo Umano 2006, in Perù ogni anno muoiono 26 bambini su mille con meno di un anno di età e 34 bambini su mille con meno di cinque anni: in tutta l’America latina solo la Bolivia presenta tassi di mortalità infantile più elevati. Causa principale di questa situazione è l’ampia diffusione della malnutrizione, che, secondo i dati dell’Unicef, colpisce il 25% dei bambini peruviani (730 mila minori di 5 anni, 574 mila tra i 6 e i 9 anni) ed è responsabile del 60% dei decessi in queste fasce di età. La situazione è particolarmente grave nei dipartimenti montuosi e nelle periferie delle principali città, dove il tasso di malnutrizione infantile tocca punte del 40-50%.

 

Secondo FAO, il Perù è uno dei paesi in cui è maggiormente a rischio la sicurezza alimentare, a causa delle difficoltà, per una parte sempre più ampia della popolazione, di accedere a forniture di cibi sani e in quantità sufficiente. Negli ultimi anni vari fattori hanno compromesso le catene di distribuzione alimentare: le ricorrenti crisi economiche, l’aumento dell’urbanizzazione, i rapidi processi di deforestazione e desertificazione, la forte crescita della popolazione, il cambiamento degli stili di vita.

Al di là delle conseguenze immediate sulla salute, il problema della malnutrizione cronica mette una pesante ipoteca sul futuro dei bambini, compromettendo il loro rendimento scolastico e di conseguenza l’acquisizione di conoscenze che permettano loro un adeguato livello di produttività nella vita adulta: una situazione, quest’ultima, che rischia di ostacolare lo sviluppo dell’interno Perù. 

Avviato nel 2002 e gestito direttamente dal Ce.Svi.Te.M. (Centro Sviluppo Terzo Mondo) attraverso la sua sede peruviana, il progetto ha coinvolto, in un contesto di grave povertà e disagio sociale, circa 300 bambini dai 4 ai 12 anni, appartenenti a 8 Clubes de Madres, associazioni formate da madri in condizioni d’indigenza, che, unendosi per prestarsi reciproco aiuto, garantiscono una speranza concreta ai loro figli. Attraverso l’avvio di orti idroponici il progetto ha permesso di migliorare la qualità nutrizionale dei pasti somministrati ai bambini nei comedores e di offrire alle madri la possibilità di apprendere delle nuove attività generatrici di reddito. 

L’idroponica è un tipo di tecnologia produttiva che non richiede terreno. In questo progetto gli orti idroponici erano rappresentati da vasche di legno impermeabilizzate: alcune riempite con un substrato inerte nel quale le piante venivano irrigate con acqua e nutrienti; altre riempite con acqua e soluzioni nutritive, nelle quali galleggiavano pannelli di polistirolo su cui erano allevati gli ortaggi. Il gruppo di orticoltura del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, ha ideato il progetto, ha realizzato la consulenza scientifica, ha collaborato nell’installazione degli orti e nell’attività di formazione.

 

Collaborazioni:

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Veneto e dal Ministero degli Affari Esteri Italiano ed è stato realizzato dal Ce.Svi.Te.M.