Le attività realizzate hanno consentito di conseguire sostanzialmente gli obiettivi indicati nella domanda di contributo, finalizzati a valutare in quale misura le trasformazioni del paesaggio agrario, delle sistemazioni idraulico-agrarie e delle caratteristiche dei suoli possano aver modificato la capacità di ritenzione idrica del territorio e la formazione dei deflussi di piena nelle aree agricole di pianura della Romagna.
Con riferimento all’obiettivo di individuare aree rappresentative del territorio romagnolo e costruire una base conoscitiva integrata, lo studio si è concentrato sul bacino del Canale di Via Cupa e, in particolare, sulla porzione situata a monte dell’abitato di Russi, per una superficie di circa 57,6 km², individuata come l’area maggiormente interessata dagli allagamenti verificatisi nel maggio 2015. È stata costruita una base informativa comprendente immagini aeree e satellitari storiche e recenti, dati pedologici, informazioni geometriche sulla rete di bonifica, rilievi topografici delle aree allagate, dati pluviometrici relativi agli eventi del 2015 e del 2023 e informazioni sulle sistemazioni idraulico-agrarie. Tale risultato ha permesso di integrare, all’interno di un unico caso di studio, le componenti agronomiche, territoriali e idrologiche previste dalla proposta progettuale.
Rispetto all’obiettivo di ricostruire le trasformazioni intervenute nella struttura delle aziende agricole e nel paesaggio rurale a partire dalla prima metà del Novecento, è stata effettuata un’analisi multitemporale delle immagini relative ai periodi 1931–1937, 1976–1978 e 2023–2024 su dieci aree agricole campione. L’analisi ha documentato una profonda semplificazione del paesaggio agrario e un progressivo accorpamento degli appezzamenti. La dimensione media delle parcelle è passata da circa 0,62 ha nel periodo 1931–1937 a 1,19 ha nel periodo 1976–1978, fino a circa 8,47 ha nel periodo 2023–2024. L’incremento è stato osservato in tutte le aree esaminate e conferma il passaggio da un mosaico di piccoli appezzamenti a unità colturali di dimensioni molto maggiori, più funzionali alla meccanizzazione e ai moderni sistemi agricoli intensivi.
In relazione all’obiettivo di valutare gli effetti della trasformazione delle sistemazioni idraulico-agrarie sulla capacità di ritenzione delle acque, è stata quantificata la variazione dei volumi di invaso associati alla rete di scoline. Il volume medio stimato è diminuito da circa 334,6 m³/ha nel periodo 1931–1937 a 162,4 m³/ha nel periodo 1976–1978 e a 58,7 m³/ha nel periodo 2023–2024. Il confronto tra il primo e l’ultimo periodo evidenzia pertanto una riduzione media di circa l’82%, con diminuzioni comprese, nelle singole aree, tra circa il 71 e il 94%. Il risultato dimostra una consistente perdita della capacità del territorio agricolo di immagazzinare temporaneamente l’acqua meteorica e di rallentarne il trasferimento verso la rete principale di bonifica.
Con riferimento all’obiettivo di valutare la semplificazione ecologica del paesaggio agricolo, è stata inoltre quantificata la presenza delle alberature lungo i confini degli appezzamenti, le scoline e la viabilità poderale. Nel periodo 1931–1937 sono stati rilevati mediamente circa 61,7 alberi per ettaro. Nel periodo 1976–1978 tale valore era già sceso a circa 2,1 alberi per ettaro, mentre nelle immagini del periodo 2023–2024 non sono state rilevate alberature nelle dieci aree considerate. È stata quindi documentata la pressoché completa scomparsa degli elementi arborei lineari che caratterizzavano il paesaggio agricolo storico e che potevano contribuire all’intercettazione delle precipitazioni, all’aumento della rugosità superficiale e al miglioramento della porosità e dell’infiltrazione del suolo attraverso gli apparati radicali.
Per rispondere all’obiettivo di caratterizzare la qualità e la capacità di drenaggio dei suoli a livello aziendale e territoriale, sono stati raccolti e analizzati dodici campioni di suolo, distribuiti in quattro aree rappresentative. I suoli hanno mostrato una reazione alcalina, con valori di pH compresi tra 8,5 e 9,1. La conducibilità elettrica è risultata compresa tra 86,5 e 345 µS/cm e, quindi, in tutti i campioni inferiore al valore regionale di riferimento di 2000 µS/cm. Il contenuto di sostanza organica è variato dall’1,30 al 2,89%, con valori medi delle quattro aree compresi tra 1,68 e 2,04%.
I campioni sono stati attribuiti ai gruppi idrologici B, C e D; sei campioni su dodici ricadono nel gruppo D, associato a una minore capacità di infiltrazione e a una maggiore propensione alla formazione di deflusso superficiale. Le misure sperimentali hanno evidenziato velocità di infiltrazione comprese tra 0,009 e 0,450 cm/h, con valori medi per area variabili da circa 0,03 a 0,21 cm/h. Nove dei dodici campioni hanno presentato valori inferiori a 0,1 cm/h, evidenziando una capacità di infiltrazione frequentemente contenuta, pur in presenza di una marcata variabilità tra i punti di campionamento. L’analisi statistica non ha evidenziato differenze significative tra le quattro aree per pH, conducibilità elettrica, contenuto di sostanza organica, velocità di infiltrazione misurata, velocità di infiltrazione stimata sulla base della tessitura e risultati del test di dispersione. I risultati indicano pertanto una rilevante variabilità all’interno delle aree, ma non differenze sistematiche statisticamente dimostrabili tra le aree considerate. In presenza di precipitazioni particolarmente intense o prolungate, le ridotte velocità di infiltrazione riscontrate in numerosi campioni possono contribuire alla formazione di deflusso superficiale.
In relazione all’obiettivo di valutare mediante modellizzazione l’impatto idrologico delle trasformazioni agricole, è stato sviluppato un modello idrologico a serbatoio lineare per ricostruire la risposta del bacino agli eventi pluviometrici e stimare le portate di piena. La capacità massima del Canale di Via Cupa, stimata mediante la formula idraulica di Chézy, è risultata pari a circa 20,89 m³/s. Le simulazioni effettuate utilizzando le precipitazioni osservate hanno restituito portate di picco pari a circa 25,58 m³/s per l’evento del maggio 2015 e a circa 21,10 m³/s per l’evento del maggio 2023. I risultati sono coerenti con gli effetti osservati sul territorio: nel 2015 la portata simulata ha superato la capacità stimata del canale e si sono verificati estesi allagamenti, mentre nel 2023 il sistema ha raggiunto condizioni prossime alla propria capacità massima.
Rispetto all’obiettivo di confrontare le condizioni attuali con configurazioni storiche caratterizzate da sistemazioni idrauliche più articolate, è stato elaborato un primo scenario modellistico rappresentativo delle condizioni agricole della prima metà del Novecento, caratterizzato da una maggiore capacità di invaso e da una rete più diffusa di scoline e sistemazioni idraulico-agrarie. Nello scenario preliminare considerato, l’aumento della capacità di ritenzione del bacino determina una riduzione della portata massima simulata fino a circa 17,07 m³/s, corrispondente a una diminuzione indicativa del 33% rispetto al picco ricostruito per l’evento del 2015. Il risultato evidenzia il potenziale contributo delle sistemazioni idraulico-agrarie tradizionali, della conservazione della rete scolante minore e del ripristino di elementi vegetati nel rallentare la formazione dei deflussi e nel contenere il rischio di esondazione.
Nel quadro generale delle attività svolte, i risultati ottenuti confermano l’ipotesi posta alla base della domanda di contributo: la vulnerabilità idraulica delle aree agricole di pianura non dipende esclusivamente dall’intensità degli eventi meteorologici, ma è influenzata anche dalle modalità di gestione del territorio. L’aumento delle dimensioni degli appezzamenti, la drastica riduzione delle scoline e dei relativi volumi di invaso, la scomparsa delle alberature e le limitate capacità di infiltrazione di una parte dei suoli possono concorrere ad accelerare la risposta idrologica del bacino e ad aumentare le portate convogliate nella rete di bonifica.
I risultati raggiunti forniscono inoltre le basi conoscitive per l’individuazione delle strategie di adattamento previste dal progetto. Le analisi indicano come interventi potenzialmente efficaci, la conservazione e il ripristino della rete scolante minore, l’incremento dei volumi di invaso aziendali e territoriali, il recupero di alberature e altri elementi vegetati e l’adozione di pratiche agronomiche orientate alla tutela della struttura, della sostanza organica e della capacità di infiltrazione dei suoli.