Inception, o l'odissea interiore di un sognatore

Susanna Luppi

Nel 2010 Christopher Nolan ci stupisce con Inception, un film di fantascienza che si può definire anche cerebro-tech thriller. 

La consapevolezza di Nolan è tutto: passa dalla concezione dei sogni di Jung sfiorando la teoria dell’ordine simbolico di Lacan, richiama un immaginario dell'iper-controllo tipicamente dickiano e si solidifica sulla struttura del film, il suo punto di forza.

La struttura, che vanta una precisione ingegneristica, ricorda anche qualcosa di più antico, come l’impianto del poema epico. In questo senso il protagonista Dominic Cobb è un Ulisse postmoderno che tenta disperatamente di tornare a casa: materialmente dai figli, in USA; simbolicamente in uno stato di equilibrio con se stesso.

In breve, Dominic Cobb (Leonardo DiCaprio) è un hacker del futuro, un mercenario che si insinua nelle menti oniriche dei plutocrati per rubare informazioni commercialmente sensibili. Questa pratica è chiamata estrazione e Cobb si serve di un ristrettissimo team specializzato per portarla a termine. È necessario isolare l’obiettivo, narcotizzarlo e indurlo a sognare. Quì, una squadra operativa (addormentata a sua volta) penetra la sua mente imponendo una dimensione onirica condivisa che, in realtà, è progettata in precedenza. Per personaggi come Cobb è piuttosto facile ottenere l’informazione desiderata manipolando il subconscio dell’obiettivo. Tuttavia, durante una missione finita male, Cobb è avvicinato dal magnate giapponese Saito (Ken Watanabe) che lo ingaggia per una nuova sfida: invece di estrarre, impiantare un’idea.

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Questo impianto, o inception, è destinato a Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy), un giovane imprenditore il cui impero di famiglia danneggia i profitti di Saito. Premio: smacchiare la fedina penale di Cobb, che al momento è ricercato per omicidio. Così, il protagonista riunisce una squadra d'élite di esperti in neuro hacking, tra cui Arianna (Ellen Page), Eames (Tom Hardy), Arthur (Joseph Gordon-Levitt) e Yusuf (Dileep Rao), ognuno con un ruolo preciso nell’evoluzione della truffa. Durante un volo aereo di 10 ore, Fisher è indotto a entrare in un sogno a tre livelli: un sogno dentro un sogno dentro un sogno. Questa dimensione profonda è particolarmente fragile da mantenere e gli stessi sognatori rischiano di perdersi in un limbo sinaptico senza poter tornare a integrarsi ai propri corpi fisici, svegliandosi. A tutto ciò, si aggiunge Mal (Marion Cotillard), la defunta moglie di Cobb, che continua a sabotare le sue attività per far sì che lui resti intrappolato definitivamente nella dimensione onirica in cui, ora, si trova lei.

Il dramma tra Mal e Cobb si svela gradualmente, seguendo lo sviluppo della trama e definisce l’andamento centrifugo che dà inizio e conclude il film. Fin dal principio, infatti, il protagonista è tormentato dalla morte della moglie, la cui proiezione alterata continua a vivere nel suo subconscio di sognatore – e, spesso, si intromette nei sogni condivisi. 

Di fatto, una serie di dinamiche relazionali deleterie ha fatto sì che Mal si suicidasse e che Cobb ne fosse incolpato come assassino. Tra sensi di colpa e frustrazione, l’argonauta dei sogni si trova a sopravvivere estromesso da casa (gli Stati Uniti) e nell’illegalità. La svolta è proprio il rischiosissimo inception commissionato da Saito, che diviene l’artificio attraverso cui poter tornare a casa, negli States, da uomo libero – anche mentalmente.

Un ultimo viaggio dunque, un atto di fede per riconciliarsi con la propria interiorità. E il finale sembra suggerire proprio questo.

L’innesto su Fisher pare attecchire e il protagonista poggia finalmente piede sul suolo americano e abbraccia i tanto sospirati figli.

Tuttavia, la partita intavolata da Nolan non si chiude nel finale, anzi, forse inizia proprio da lì.

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Prima di azzardare ipotesi sul finale, è bene fare una premessa sul significato di sogno e sogno collettivo, che si trovano alla base strutturale del film.

Il sogno, nella concezione di Carl Gustav Jung, è un “prodotto autonomo e significativo dell’attività psichica (C.G. Jung, 1978). Questo significa che non è il soggetto a generare il sogno, bensì si tratta di immagini indipendenti che fanno visita a chi dorme

La loro funzione è per lo più compensativa, ovvero dall’inconscio prendono forma gli elementi trascurati che sono necessari per mantenere in equilibrio la psiche.

In Inception è proprio quello che vede Cobb: il suo senso di colpa, la parte di lui che non vuole accettare il lutto, evoca l’immagine di una Mal frustrata e vendicativa che denuncia il suo stato di abbandono e pretende che il protagonista si tolga la vita per raggiungerla definitivamente in quella realtà. Il personaggio di Mal non si limita ad attraversare i sogni di Cobb, ma interviene attivamente anche in un altro tipo di sogno, che è quello collettivo, partecipato da più sognatori contemporaneamente. 

Anche il significato di sogno collettivo rimanda alle teorie Junghiane sul rapporto tra psiche e inconscio. Stando allo psicologo, in un sogno emergono simboli legati al vissuto personale (come i ricordi) e simboli universali, legati a un inconscio che lo studioso definisce “collettivo”. L’inconscio collettivo si rifà a contenuti che non provengono dalle acquisizioni dell’individuo, ma dalla struttura cerebrale ereditata. A popolare l’inconscio collettivo si trova l’archetipo, che Jung identifica con un’immagine primordiale, originaria, comune almeno a tutto un popolo o a tutta un’epoca.

In questo senso, l’incontro tra inconscio personale e inconscio collettivo edifica i confini del sogno in cui Nolan ha sviluppato la sua trama.

In Inception, tutti i sogni rappresentati sono ambientati nella mente di un personaggio: contengono sia immagini reali legate a ricordi (come i luoghi fisici), sia elementi appartenenti all’inconscio collettivo (che possono risolversi in dinamiche comportamentali o di causa-effetto).

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Centrale, in questo senso è la figura dell’architetto. Arianna – che fa l’occhiolino al personaggio mitologico – è un’architetta. È assoldata per creare labirinti e per saperli risolvere, conducendo tutti i partecipanti del sogno condiviso al risveglio. La figura dell’architetto edifica, crea strutture, ne forza le regole e si serve di paradossi. Definisce simulacri dalla perfezione artificiale, allo scopo di confondere il sognatore. Un po’ come Nolan fa con lo spettatore. 

Che il regista abbia una smodata passione per l’architettura dal sapore ingegneristico è evidente, ma non solo. Anche la struttura su cui si dipana Inception è altrettanto certosina e virtuosistica. Il film si può scomporre in tre fasi narrative, le stesse che formano l’ossatura del poema epico: si ha un proemio, uno sviluppo e una conclusione.

Il proemio coincide con le “istruzioni per l’uso”. Nolan fornisce allo spettatore tutte le informazioni necessarie per comprendere l’impianto narrativo di Inception, che è molto complesso. In questo, il regista riesce a costruire un'opera stratificata e intricata che non sacrifica niente sul piano dell’intelligibilità da parte dello spettatore. In questa fase sono presentati i personaggi principali, il loro ruolo (concreto e simbolico) e la realtà in cui si muovono. Sono spiegate le regole di una sorta di fisica del sogno e il modo in cui manipolarle per invadere l’interiorità del sognatore. Per quanto un po’ verbosa, questa fase è necessaria al fruitore per poter seguire passo passo lo svolgimento della trama, fino a varcare il livello successivo.

La seconda fase corrisponde allo sviluppo della vicenda, che progredisce in modo concentrico come fosse una scatola cinese. Qui, i personaggi si spingono ad attraversare un sogno al cubo, fino a sublimare la vorticosa ricerca di profondità raggiungendo una dimensione limbica – uno sprofondamento nel subconscio puro, grezzo, da cui è difficile tornare. Questa è la sezione centrale del film, in cui si tenta l’immane sfida di impiantare un’idea nell’inconscio di una persona attraversando tre gradi di sogno. 

La terza fase si ultima nel risveglio. Lo spettatore assiste a un fin troppo edulcorato lieto fine in cui ogni personaggio riesce in qualche modo a riconquistare coscienza nel mondo reale. Tutti tranne due. In seguito a un superlativo risveglio a catena (in cui si attraversano tre dimensioni di sogno con uno scarto infinitesimale) il film ci riporta ai fotogrammi iniziali, dove un Cobb, esausto, è al cospetto di un vecchio signore che, ora, identifichiamo con la figura di Saito, ormai annichilito nel limbo. Il cerchio si chiude e, come un eroe epico, Cobb è catapultato nell'agognata realtà a cui può finalmente far ritorno avendo completato la missione. 

C’è però un dettaglio, un ultimo fotogramma che si innesta nell’immaginario dello spettatore con tutta la sua portata di ambiguità: una trottolina che gira, accenna a fermarsi, ma in ultima non lo lascia vedere. 

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Per chiarire il ruolo della trottola è necessario aprire una parentesi sul significato simbolico di totem

In Inception il totem è un piccolo oggetto personale e con un particolare peso, inalterabile da altri individui poiché toccato esclusivamente dal proprietario. Per il sognatore è una sorta di ancoraggio alla realtà, è la spia che gli permette di capire se si trova nel mondo reale o quello onirico. Nel caso di Cobb, è una piccola trottola.

Quando il giocattolo gira per inerzia, significa che si è all’interno di un sogno; se invece si dovesse fermare, allora il mondo esperito è quello reale. Sul finale del film Nolan insinua il dubbio che il suo protagonista non abbia mai fatto ritorno alla realtà, preferendo non curarsi della dimensione in cui si trova e prediligendo la sua felicità. Qui si apre una lettura complessa, in grado di parlare su più livelli. Il totem è veramente ciò che sembra o si tratta di un’illusione? All’inizio del film il totem trottola è tra le mani del vecchio Saito, nel limbo, e già qui si contravviene alla regola per cui può essere toccato solo dal proprietario. Poi, si scopre che in precedenza quello stesso totem era il totem di Mal – che peraltro, Cobb ha manipolato per impiantarle un’idea purtroppo disastrosa. Il film si chiude con la trottola che gira a vuoto, mentre Cobb esce dall’inquadratura per abbracciare i suoi figli.

Ora, sembra evidente che il totem non funzioni nella sintassi del film. Piuttosto, si fa strumento dello spettatore per dischiudere altri livelli di significato. Il punto nodale di Inception sta nella dinamica di consapevolezza e illusione: attraverso un utilizzo improprio del totem, Mal ha perso la capacità di distinguerle. Lo stesso totem, che dichiaratamente non funziona più, ora mette in dubbio le certezze dello spettatore. In qualche modo, la trottola travalica la finzione cinematografica per approdare nella realtà, mettendo in dubbio non solo l'epilogo di Cobb ma anche il rapporto di illusione/consapevolezza che lo spettatore stringe con l’idea che si è fatto del film.

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In Inception l’idea è alla stregua del virus: “è persistente, contagiosa e, una volta attecchita, può crescere fino a definire o a distruggerne il portatore”. Parole che sembrano uscite dalla bocca dell’agente Smith in Matrix (2000) e invece sono dello stesso Cobb. In Matrix l’intelligenza artificiale Smith percepisce l’essere umano come un virus perché, più che altro, non si può controllare

Nell’architettura perfetta e artificiosa di Inception, a sfuggire al controllo sono le idee. Non stupisce quindi che siano trattate come merce di contrabbando, che le potenze criminali e i plutocrati (se c’è differenza) sfruttino le idee in un Risiko subliminale finalizzato al controllo del prossimo. Così, il simulacro virtuale di Matrix si sovrappone per una sincronicità di intenti al simulacro onirico di Nolan, veicolando un importante monito sulla società contemporanea. Al giorno d’oggi, le idee sono innestate attraverso il linguaggio, i simboli e le immagini: sono un mezzo asservito alla strategia di marketing per entrare nelle menti delle persone e ne manipolano credo e comportamento.

La sociologa Sherry Turkle, nel suo studio sulle tecnologie della comunicazione, ha analizzato come la connessione costante possa provocare una forma di alienazione sociale. In Inception, essa si manifesta attraverso il sogno condiviso.  Per esempio, nel laboratorio di Yusuf ci sono persone assuefatte dal sogno che trascorrono ore e giorni narcotizzate. Assaggiano una forma di evasione piena di backdoor, tutte potenzialmente compromissibili da altri sognatori. L’invasione del subconscio altrui diventa un’allegoria della perdita della privacy, dove ogni pensiero, preferenza o desiderio può essere monitorato e sfruttato. Esattamente come succede a Fisher per volontà di Saito.

E se è vero che non ci si ricorda mai l’inizio di un sogno, che ci si trova in mezzo, allora il risveglio di Cobb potrebbe sconfinare su un ulteriore sogno, che lo porta a un tipo di alienazione che ha sempre desiderato.

Come un Ulisse postmoderno, viaggiatore della mente piuttosto che del mondo, Cobb affronta pericoli indicibili e scontri psico-armati per una sola ragione, tornare a casa.

Che sia realtà o illusione, sembra non importare più.

Ed è proprio questo che dovrebbe svegliare noi, spettatori.



Sitografia

Jung, Carl Gustav su treccani.it (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Il sogno e l’analisi Junghiana su psicoterapia-junghiana.it (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Inception su theguardian.com (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Inception review - the virtual reinvention of virtual reality su theguardian.com (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Inception su rollingstone.com (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Inception: un viaggio nei sogni, ma a quale prezzo? su phocusmagazine.it (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Inception, recensione di Attilio Palmieri su glispietati.it (data di ultima consultazione: 10/06/26)

Inception, recensione di Gianluca Pelleschi su glispietati.it (data di ultima consultazione: 10/06/26)

 

Foto 1, su cinefilos.it

Foto 2, su rollingstone.it 

Foto 3, su maxxi.art

Foto 4, su ondacinema.it

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