Elisabetta Destasio

Nasce il 3 Maggio 1968 a Roma, dove vive. 
Scopre già dall’adolescenza, anche grazie all’amicizia paterna con Pier Paolo Pasolini, la predilezione per i versi, il canto, la danza.
Di formazione classica, compone poesie solo per pura passione della scrittura. 
Lavora con grande partecipazione e dedizione nell’ambito delle produzioni teatrali e musicali, collaborando dal 1995 con la Sonus di Roma. Da qui la conoscenza e la cooperazione con personaggi di rilievo, come il maestro Carmelo Bene, Luciano Berio, Lina Sastri, Ennio Morricone. 
Partecipa a concorsi letterari solo ed esclusivamente dedicati alla poesia, verso la quale è spinta emotivamente. Pubblicata da LietoColle Editore nell’Agenda Poetica 2013 con il brano “Solo di conchiglia il canto”.
Autrice delle raccolte di versi “Sogno d’acciaio”, pubblicato da Annales Edizioni e “Corpo in Animae”. Ha in corso d’opera: "Le parole", opera terza in versi con dedica ad Antonia Pozzi e “Donne senza voce”, racconto/testimonianza di donne nel sud est dell’Africa. Storie di violenza e vita sopravvissuta; conduce approfondimenti sul tema del dolore e della malattia, in collaborazione con l’équipe del policlinico di Tor Vergata di Roma. Coordinamento letterario: dott. Giampaolo Gombi e prof. Gianmario Anselmi, Direttore del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica presso l’Università di Bologna.

Giorni


Ci sono giorni 
in cui nessuno entra.
Vicoli, pertugi, cul de sac,
stradette, sottopassi
misti di fogliame e umido.


Sterrati sentieri
e le case dai muri scrostati,
angoli d'ombre 
e poi di chiome verdi, 
alte, bagnate.


Tutto il pensiero s'allaga,
solitario.
Lontano dal borgo chiassoso,
vaga.
Lo spazio tra il campo nudo
d'autunno e la sera che viene.


Ferisce, il canto del piccolo passero
ed un sole a tramontare
sanguinanti rossi raggi,
come se niente, niente al mondo,
dopo di lui accada.


Dove sono le mani?
Le mie e le tue
in un altrove,
vicinissimo e lontano.


Dopo il sole, noi.
Immersi e pigri,
aggrovigliati corpi, 
adagiati e persi,
dentro questo autunno. 


Tratto dalla raccolta "Corpo in animae" Annales Edizioni

Imbrunite valli


Oh, imbrunite valli
al cospetto e sotto la potenza 
di questo cielo.
Ripiegate e zitte
dal tumulto plumbeo.
Ed acqua a piovere sui più fitti e stillanti pensieri. 
Piovi di grigio e incanta d'argento.


Tratto dalla raccolta "Corpo in animae" Annales Edizioni

Via dei Bibiena (Bologna)


Ci sono luoghi, vie,
corti protette
dalla penombra
e presagi di temporali.
Fa silenzio l'aria, 
prima della pioggia
e dopo il tuo arrivo. 
Proprio prima dell' amore.


Tratto dalla raccolta "Corpo in animae" Annales Edizioni

E piovve


Come un panno steso al vento ero. 
Sdrucita e opaca, perché tornasti. 
Un plumbeo mattino di fine estate, 
quello in cui muta l'aria e volge ad autunno. 


Senza incertezza, soffiavi su me. 
Forte, forte.
Che mi lasciasti i segni ed uno strappo 
sul lembo della gonna.


Con l'odore tuo dentro 
a camminare sul bordo del marciapiede. 
Veniva giù il cielo e poi fu vento ancora. 
Da quel fazzoletto color vermiglio s'accese. 


Niente fu più uguale. 
Fui donna, tutt'a un tratto. 
Ad attraversar la vita. Senza te. 
Ma con l'ombra tua a seguirmi i giorni. 


E piovve.


Tratto dalla raccolta "Corpo in animae" Annales Edizioni

Ora


Ora:
siamo la parola, il movimento,
la risacca e la chioma degli alberi.
Stanza, angolo di strada, 
la notte. 
Parole, sottovoce. 
Sgretolarsi d'ansia.
L'ansa. Il pegno. La promessa. 
L'insieme astratto. 
Laconica sintonia.
Incipit. Excipit. 
Ombre allungate, 
sul greto del canale
ormai asciutto.
Le bocche. La brocca. 
Siamo il vino versato. 
Rosso Vermiglio.
Schegge incandescenti.
I battiti, il fremito. 
E poi il canone (in) verso.
Folata di vento. 
Siamo la mancanza, 
congiunta.
E  la notte, ancora. 


Tratto dalla raccolta "Corpo in animae" Annales Edizioni

Madre Terra

 

Ho sognato ancora l'Africa stanotte.
Il ventre di questa madre  generosa, mi richiama.
Come pure il canto dell'Oceano Indiano
o la rossa terra nella savana,
in cui la grande luna poggia il dorso su notti cariche di stelle.
Safari di piccole bianche farfalle,
annunciano che la stagione delle grandi piogge sta arrivando.
E di nuovo una volta l'incanto delle migrazioni,
sorprenderà il viaggiatore.
E la mia casa, saprà ancora di me.



Tratto dalla raccolta "Sogno d'acciaio" Annales Edizioni, 2014

Africa, anima


Tu sei ovunque.
Se andassi coi passi ad Est,
il sole si chinerebbe su un fianco
creando il tramonto e ripetendolo all'infinito.
Ancora e ancora e ancora.


Per andare e tornare dalla foce del Congo
come fanno le aquile dalla testa bianca, 
che all'ombra delle acacie riposano 
per poi gettarsi nel sole e seguire la propria preda, 
negli ultimi raggi del giorno che è stato.


Così come nell'anima in questi giorni,
tumulti come maree si danno la mano,
così vado a piedi nudi cercando il contatto con la terra vera.


La foresta è qui, alle mie spalle.
posso entrarci e perdermi in lei,
nel suo labirinto di baobab eterni, immutabili,
come templi dalle sontuose colonne.
Come la schiuma di questo oceano,
di cui benedico la brezza, i coralli ed il calore.
Fenicotteri in distese di mangrovie riposano,
per riprendere il volo, subito dopo l'amore.


Per sempre persa su lembi di sabbia bianca
nella Terra d'Africa, che dopo averti lavato l'anima, te la restituisce in grani d'oro. 


Tratto dalla raccolta "Sogno d'acciaio" Annales Edizioni, 2014

Gene modificato


Asserragliati ricci di mare.
Asserragliati versi. Giù, alla radice del midollo.
Nella sera che muore dentro un respiro,
si sfaldano capsule bianconere.
Capsule annidate nel blister che pure trafiggono il corpo
inquieto all'orda dell'acqua, 
che come tempesta scivola e mescola amaro e denso. 
Denso e amaro. Amaro. Amaro.
Mi lega a sé ed in sé trafigge lo spazio incolore.
Strozzato pensiero che frena sul muro grigio argento.
Il risveglio era stato un alito, un fremito.
Poi, più nulla. E di te lo sfocato ricordo nelle vene atrofizzate.
Non c'è niente oltre questo.
Eppure, fuori, la primavera danza con gran carattere. 
Adesso è l'ora. L'ora del rifugio 
oltre la stanza, oltre i referti precisi, netti, affilati, taglienti.
Oltre questo foglio, che bianco non è, ma vermiglio. 
In smembrate strutture, io.
E tu, a seguire me. Pura. Vita. 


Tratto dalla raccolta "Sogno d'acciaio" Annales Edizioni, 2014

Meriggio d’agosto verso sera


Rughe sul mondo, 
selve d'alghe 
ed anemoni come liane.
Capricci di muschi asserragliati agli scogli.
Ricordo quella strada scoscesa, 
odore di fichi d'india
a grappoli, lungo il sentiero.
L'aria asciutta e bollente
spaccava le labbra delle ginestre.
Al finir dei passi,
s'apriva ai nostri occhi
lo spettacolo messo in scena 
dall'argenteo mare.
Nudi i corpi.
Al far della sera,
riprendemmo il cammino
e dentro l'aggrumata aria,
i nostri profili avvinghiati
nelle ombre.


Tratto dalla raccolta "Sogno d'acciaio" Annales Edizioni, 2014

Scoglio nudo

                                 Ricordo di Cala Piccola 


Nuda e cruda roccia nera.
Fianchi scuri, da mattino a sera.


Batti e ribatti d'onda,
ma non ti smussi
e di muschi verdi e turgidi che a te s'avvinghiano.


D'un sole che ora mi cuoce, brucia, dilata.
Su te sdraiata e dall'acqua nutrita
e di sale e schiuma essiccata.


Lungo la scoscesa parete e a me di fronte,
fracasso di ginestre a picco, a pioggia
fino a gettarsi in mare.


Dell'odore mi nutro.
Del rumore che fai mi riempio le orecchie.
Dei frutti asserragliati e di odore di cedro 
e d'oleandro mi vesto.


Vivrò in quest'insenatura.
Come una fonte, una bocca.
Qui, nell'incavo del mondo,
mai assopito, mai d'amore mancato.


Tratto dalla raccolta "Sogno d'acciaio" Annales Edizioni, 2014